Daimler è uno dei più grandi produttori tedeschi di auto. Il marchio Mercedes, sotto il suo controllo, non è noto in tutto il mondo soltanto per le celebri berline, ma anche per gli autotreni, settore in cui il colosso di Stoccarda è il primo gruppo al mondo. Dunque berline e camion, ma anche la celebre citycar Smart.
Con una produzione di circa 1,6 milioni di vetture lanno Daimler è però ancora una casa troppo piccola e per questo il gruppo ha cercato più volte negli anni di accrescere le proprie dimensioni con acquisizioni allestero. Le più importanti conquiste della società si sono però rivelate nel tempo delle strade senza sbocco e hanno portato ad altrettante cessioni. Nel 1998 la Daimler raggiunge il controllo di Chrysler ed eredita quote importanti del mercato americano e prestigio a livello globale: purtroppo il matrimonio non funziona e già nel 2007 la casa tedesca deve cedere un pacchetto di controllo della Chrysler al fondo dinvestimento Cerberus che compra l80,1% del capitale per 5,5 miliardi di euro. Neanche questunione funziona e lo scorso aprile Daimler deve vendere le sue ultime quote (il 19,9% del capitale) per fare spazio al nuovo intervento di Fiat.
La chiusura di questo accordo comporterà un impatto negativo sullebit (utile operativo) di Daimler per 700 milioni di dollari e peserà soprattutto sul secondo trimestre del 2009. Complessivamente Daimler dovrebbe pagare 600 milioni di dollari suddivisi in tre rate da 200 milioni. La contrazione generale del mercato dellauto non ha comunque avuto un impatto minore sul bilancio della società che vede alternarsi in varie posizioni di vertice dal 1998 a oggi Dieter Zetsche.
Nel primo trimestre del 2009 il gruppo registra una flessione dei ricavi del 22% a quota 18,67 miliardi di euro. Lebit passa da un saldo positivo di 1,97 miliardi di euro a un rosso di 1,42 miliardi. Il trimestre si chiude con un rosso di 1,28 miliardi (era in positivo per 1,33 miliardi nel primo quarto del 2008). In un anno gli impiegati della casa della Mercedes si sono ridotti di 10.000 unità a 263 mila circa. Mentre le vendite di auto crollano in tutto il mondo con il deteriorarsi della congiuntura, il 22 marzo un aiuto insperato arriva da Abu Dhabi: il fondo Aabar (controllato indirettamente dal governo degli Emirati Arabi) decide di rilevare una quota del 9,1% del capitale di Daimler con un generoso investimento di 1,95 miliardi di euro. Nel frattempo gli incentivi varati su vari mercati nazionali riescono (soprattutto in Germania) a rallentare la crisi, ma anche questo sembra non bastare.
A maggio del 2009 la casa di Stoccarda vende 97.300 veicoli, il 12% in meno del maggio del 2008, ma più degli 80.700 veicoli venduti ad aprile. La crisi appare però stremante per il gruppo guidato da Zetsche che mette a punto manovre di emergenza come lorario corto, i tagli proporzionali alle retribuzioni e forti interventi sui costi.
A metà giugno sui quotidiani si diffonde la voce di possibili trattative della Daimler con la Porsche, la famosa casa di auto sportive finita in crisi dopo una dispendiosa conquista di Volkswagen, il maggiore gruppo europeo di automobili. Le sovrapposizioni in molti segmenti (per esempio nel settore degli autotreni dove Volkswagen controllo il gruppo Scania o per le berline dell'Audi) sarebbero evidenti e gli interessati hanno smentito, ma appare chiara la gravità della situazione.
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