Anche se non sono riusciti a coordinarsi in una manovra congiunta a livello europeo, i governi del vecchio continente hanno comunque deciso di varare una serie di manovre atte a scongiurare la crisi o almeno ad alleviarne gli effetti. Il tipo di interventi varati in realtà è stato quasi sempre quello degli incentivi alla rottamazione, su un modello assai diffuso in Italia a seguito della crisi della Fiat dal 2000 in poi. La Germania, ossia il più grande mercato automobilistico europeo, ha approvato un finanziamento da 2.500 euro per ogni auto immatricolata prima del luglio del 2009 e potrebbe anche decidere di prorogare gli incentivi oltre questa data. La Francia ha battezzato un simile “super bonus” da 1000 euro e previsto aiuti specifici per PSA (Renault/Citroen) e per gli altri produttori presenti sul suolo francese.
L’Italia ha varato uno schema di incentivi da 1.500 euro e in Gran Bretagna alla fine di aprile il premier Gordon Brown ha promesso incentivi da 2.000 sterline per la rottamazione e l’acquisto di un nuovo veicolo. Sempre nel Regno Unito è stato varato un taglio dell’Iva sulle auto nuove dal 17,5 al 15%. Incentivi per la rottamazione sul modello italiano sono stati varati anche in Austria, Belgio e in maniera peculiare in Spagna. In Polonia si sta valutando un incentivo alla rottamazione che permette di dedurre l’iva (al 22%) dall’acquisto di una nuova auto e piani simili sono discussi anche in Irlanda, Repubblica Ceca. L’importanza del settore auto nel complesso dell’economia europea è però tale da non rendere semplice un isolamento di questo settore dagli altri. Per fare un esempio la crisi dell’auto è stata molto aggravata dalla crisi di liquidità che ha colpito il sistema finanziario europeo e mondiale dal 2008 a oggi.
La stretta del credito ha reso più disagevoli i finanziamenti per l’acquisto di un'auto nuova (le rateizzazioni) e, anche se in Europa il fenomeno non ha avuto le stesse dimensioni degli Stati Uniti, questo ha sicuramente reso più complesso l’intervento dei governi. Sotto un altro punto di vista le manovre di sostegno degli stati al sistema bancario hanno però avuto anche un benefico effetto sul mercato dell’auto. Variegati effetti indiretti si sono poi registrati in settori in varia maniera collegati all’industria dei veicoli a motore.
Con la crisi sono inoltre venuti al pettine una serie di problemi strutturali dell’industria dell’auto europea che, con l’aggravarsi delle condizioni del mercato, non ha potuto più ignorare istanze che da tempo emergevano nel settore. Un esempio è quello dei paesi dell’Est che tradizionalmente erano considerati dei buoni mercati per l’auto usata e quindi fornivano una sorta di seconda chance per la produzione dell’Europa occidentale. Questi mercati però nel tempo si sono saturati e sono diventati mercati maturi, così un canale di vendita secondario importante si è rapidamente chiuso. L’aggravarsi della crisi ha inoltre influito pesantemente sul settore delle auto di lusso la cui domanda ha subìto un crollo repentino e consistente. In generale tutto il mercato si è però ristretto e così le case produttrici sono state costrette a limitare la produzione e a ridurre le scorte dei magazzino spesso con pesanti effetti sui livelli occupazionali.
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