Il caso Opel
A breve potrebbe arrivare la decisione del Governo tedesco in merito alle offerte su Opel avanzate dall’italiana Fiat e da un’alleanza dell’austro-canadese
Magna con la banca russa
Sberbank. In una difficile triangolazione tra Washington, Berlino e Roma si cerca di trovare la quadratura del cerchio per il passaggio della tedesca Opel dalla controllante americana
General Motors a un altro proprietario che sia in grado di salvarla.

Tutto ha origine dalla crisi della stessa
General Motors, che, entro il primo giugno 2009, deve presentare all’amministrazione di Barack Obama un piano credibile di rilancio. Se per quella data il gruppo guidato dal presidente Fritz Henderson riuscirà a presentare un progetto convincente allora il Governo fornirà i nuovi finanziamenti necessari al salvataggio del gruppo. Già da inizio 2009
General Motors ha ottenuto prestiti per circa 19,4 miliardi di dollari e, in seguito, il totale dei finanziamenti potrebbe raggiungere quota 27 miliardi di dollari. Senza quei soldi l’alternativa è un fallimento senza sconti, in alternativa c’è una probabile bancarotta pilotata che dovrebbe traghettare il gruppo verso una nuova fase.
Per questo, a ridosso della scadenza, il colosso americano dell’auto ha cercato un nuovo accordo con gli operai canadesi per abbattere il costo del lavoro e ha incoraggiato una rapida soluzione per la cessione delle attività europee, a partire da Opel.
Tutto questo si inquadra in un complesso disegno che vede
Chrysler e Opel passare, sotto la regia di Washington, a Fiat, al fine di salvare pezzi importanti dell’industria americana. Nella partita per Opel, però, il
Governo tedesco ha un ruolo tutt’altro che secondario, soprattutto per via dei finanziamenti che dovrà fornire alla società per evitarne il fallimento.
La complessa struttura federale del Governo tedesco e il prossimo cambiamento della legislatura previsto per l’autunno hanno però diviso profondamente la Grande coalizione guidata da Angela Merkel sul caso di Opel. Posizioni opposte fra lo stesso cancelliere, in favore dell’ipotesi Fiat, e membri del suo partito (il CduCsu) come
Roland Koch, governatore dell’Assia, hanno di fatto generato una serie di contrasti interni e allontanato l’ipotesi di una soluzione davvero condivisa.
Ultimo aggiornamento: 4 Giugno
2009 - 16:14