Per Toyota, lesercizio conclusosi lo scorso 31 marzo 2009, è stato fin troppo carico di contraddizioni. Lanno 2008 ha segnato lo storico sorpasso della General Motors per numero di auto prodotte e, contemporaneamente, la prima perdita desercizio che la casa giapponese abbia registrato da quando fu fondata, nel 1937, da Kiichiro Toyoda.
Paradossalmente fu unaltra crisi in passato a fare la fortuna del gigante del Sol Levante. La crisi petrolifera del 1973 orientò il mercato americano verso modelli di auto più piccoli ed efficienti: la Toyota, che veniva da un lungo miglioramento dei propri sistemi industriali, era lì pronta per cogliere loccasione. Già negli anni 80 veniva siglato un accordo con GM che consentiva al gigante del Sol Levante di produrre automobili a Fremont, in California. La graduale affermazione del marchio Toyota sui mercati internazionali fece da allora ad oggi la fortuna del gruppo.
In realtà il modello di produzione innovativo dei giapponesi veniva proprio da Detroit, dove negli anni 50 si era recato Eiji Toyoda per studiare la catena di montaggio della Ford. Tornato in Giappone, Toyoda decise di portare alle estreme conseguenze quanto visto negli Stati Uniti fondando un modello nel quale gli operai stessi suggerivano dei miglioramenti nella catena produttiva per individuare e risolvere alla base gli errori. La nuova industria dellauto, in altre parole, si autocorreggeva in tempo reale e regolava le scorte di magazzino e la produzione in base allandamento del mercato: il nuovo modello non poteva che essere più efficiente. Ancora nel 2005 operai e impiegati della Toyota hanno avanzato più di 600.000 proposte, in gran parte accettate: per ogni miglioria apportata gli uomini Toyota ricevono un bonus in denaro.
Toyota è attualmente oggi il più grande produttore di auto del mondo. Lultimo esercizio si è chiuso lo scorso 31 marzo con un fatturato da 20,52 trilioni di yen (ai cambi di oggi circa 152,9 miliardi di euro): un dato in calo del 21,9% rispetto a quello del 2008.
Nello stesso periodo la prima perdita della storia del gruppo ammontava a quasi 436,9 miliardi di yen (circa 3,25 miliardi di euro). Lo scorso gennaio GM ha dichiarato di avere venduto 8,35 milioni di veicoli nel 2008, circa 620 mila in meno degli 8,97 milioni di vetture vendute nello stesso periodo dal gigante giapponese: a un secolo esatto dalla sua fondazione, il gigante di Detroit, General Motors perdeva il primato nella produzione mondiale di auto e si avviava verso il fallimento (soltanto nel primo trimestre la società perdeva 6 miliardi di dollari).
Il crollo del mercato americano e di quello europeo ha portato però maggiori danni a GM che a Toyota, molto forte negli Stati Uniti e meno presente nel Vecchio Continente. I dati di maggio indicano che, in tutta Europa, il gigante giapponese ha venduto circa 54.900 veicoli con una quota di mercato del 4,6% a fronte del 9,4% di General Motors. Il gigante del Sol Levante realizza ancora in Nord America il 31% dei propri ricavi (GM il 64%), e nonostante la crisi globale del comparto dellauto, vanta una situazione patrimoniale solida e ha nella propria flessibilità uno dei suoi storici punti di forza.
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