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Sotto la Lente

Whiteheaven Coal e il falso comunicato stampa



Quando si dice uno scherzo di pessimo gusto



15 Feb 2013 - 11:51

Una bufala bella e buona, che però ha fatto passare una giornata da incubo agli azionisti della società australiana Whiteheaven Coal.  whiteheaven coal
Perché è risaputo che le cattive notizie viaggiano più veloci di quelle buone.

Il 7 gennaio scorso un ambientalista del gruppo Frontiline Action ha pubblicato un falso comunicato stampa spacciandolo per vero e prodotto dall’istituto di credito Anz, nel quale la banca annunciava il ritiro del proprio finanziamento di 1,2 miliardi di dollari australiani per il complesso minerario di Maules Creek nella Hunter Valley. Secondo la nota dell’istituto, la decisione sarebbe stata presa per via dei rischi legati alla redditività della miniera nell'attuale clima di alta volatilità del mercato del carbone.

ANZ avrebbe così deciso di svincolarsi dall’affaire con la società mineraria per prendere le distanze con chi aveva causato danni rilevanti agli agricoltori e all’ambiente. Un annuncio quanto mai strano, che avrebbe dovuto far suonare qualche campanello d’allarme; difficile che una banca si esponga in questo modo, violando così palesemente la riservatezza di un cliente. Se la notizia fosse stata vera, spettava infatti alla Whiteheaven fare l’annuncio; ma così non è stato ed al comunicato è stato dato credito. La reazione del titolo alla borsa di Sydney non si è fatta attendere.

Le quotazioni del gruppo minerario sono subito crollate e anche se la società ha chiesto l'immediata sospensione dalle contrattazioni il titolo aveva già perso l'8,8%. Il prezzo delle azioni è sceso da 21 a 3 dollari per azione. Una volta scoperto l’inganno, il titolo è stato riammesso agli scambi e ha recuperato quasi totalmente il terreno perduto, segnando una flessione di mezzo punto percentuale. Uno scherzo che però ha temporaneamente cancellato 314 milioni dollari dal valore della società.

La vicenda Whitehaven sembra avere le caratteristiche di una frode, anche se non vi è alcuna indicazione che Jonathan Moylan, il responsabile materiale dell’accaduto, abbia agito spinto dal desiderio di guadagnare denaro o motivato realmente da cause ambientali. Come si deve comportare in questo caso l’ASX Market Control, l’organo di vigilanza del mercato australiano? Difficile dire se debba cancellare le contrattazioni che hanno avuto luogo nelle ore intercorse tra la diffusione dei falsi rapporti e la sospensione delle negoziazioni, durante le quali Whitehaven e ANZ hanno confermato che si trattava di notizie non veritiere.

L’Australia non è nuova a situazioni di questo tipo. La cancellazione delle contrattazioni fu la soluzione adottata ad esempio nel 1984 quando era stata inviata una lettera alla Borsa di Perth nella quale si sosteneva che la Magnet Group aveva acquisito una partecipazione in un giacimento di petrolio potenzialmente valido. La notizia aveva portato ad un forte incremento del titolo del gruppo, fino a quando la Magnet stessa aveva dichiarato che la lettera era un falso e le contrattazioni erano state sospese. La National Companies & Securities Commission, che all’epoca controllava la regolarità degli scambi, ottenne dalla Corte Suprema vittoriana l’ordine che dichiarava nulle le operazioni verificatesi nel periodo intercorso tra l'annuncio della beffa e la sospensione delle negoziazioni.

Gli attivisti che protestano contro le miniere a cielo aperto di carbone pochi giorni dopo la vicenda del falso comunicato hanno inscenato una protesta davanti ad una sede della banca ANZ a Melbourne, per solidarietà con chi aveva organizzato l’attacco alle azioni della Whitehaven.

I manifestanti del gruppo Quit Coal si sono sdraiati sul pavimento della filiale dell’istituto, nel centro commerciale di Bourke Street fingendosi morti e sono stati poi portati via in barella da altri membri travestiti da paramedici.

L’accusa principale delle lobby anti-carbone ad ANZ è quella di finanziare progetti che inquinano, diventando così responsabile del cambiamento climatico. Ma l’istituto di credito australiano e la Whiteheaven hanno al momento problemi più seri, come provare a convincere l’ASX a cancellare le contrattazioni del 7 gennaio svoltesi tra la diffusione del comunicato e la sospensione del titolo del gruppo minerario dagli scambi e provare a recuperare almeno in parte il denaro perduto.

whiteheaven coal

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