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Sotto la Lente

Wells Fargo: il caso dei conti fittizi

13 Dic 2016 - 17:23

Wells Fargo, la terza banca per totale attivo degli Stati Uniti (dati al 30 giugno 2016), è stata recentemente interessata da indagini relative a un'accusa molto pesante per un'istituzione di tale prestigio: il furto di identità e la conseguente creazione di conti e carte di credito senza l'autorizzazione dei clienti e anche di soggetti non clienti. Si tratta di attività fraudolente messe in atto dai dipendenti al fine di centrare obiettivi di vendita molto ambiziosi fissati dai manager, i quali potevano poi intascare sostanziosi bonus.

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La frode ha proporzioni notevoli: si parla di oltre 2 milioni di conti fittizi, secondo quanto riportato dal Consumer Financial Protection Bureau (l'agenzia del governo USA per la tutela dei consumatori nei confronti di banche e altre società finanziarie) nel comunicato che lo scorso 8 settembre ha annunciato che Wells Fargo ha accettato di pagare una sanzione da 185 milioni di dollari per risolvere il contenzioso con l'agenzia, senza però ammettere nè negare le accuse.

I problemi di Wells Fargo sembrano però solo all'inizio. Il Dipartimento di Giustizia USA ha infatti deciso di investigare sul caso e alcuni senatori stanno spingendo affinchè il governo federale avvii un'azione penale nei confronti dei dirigenti della banca. Sono inoltre in corso alcune class action promosse da clienti, investitori e dipendenti.

La vicenda presenta infatti un altro risvolto. Nel corso degli ultimi anni Wells Fargo ha licenziato 5300 dipendenti per pratiche di vendita scorrette. Il Dipartimento del Lavoro USA ha aperto un'apposita indagine per verificare il trattamento dei dipendenti della banca. In particolare, la Occupational Safety and Health Administration ha ricevuto un certo numero di esposti da parte di ex dipendenti Wells Fargo licenziati subito dopo aver denunciato agli uffici deputati ai controlli interni l'apertura di conti fittizi da parte dei colleghi.

L'ipotesi di coinvolgimento del management di Wells Fargo nella frode si spinge fino ai massimi livelli. L'ex CEO John Stumpf ha giurato di fronte al Congresso USA di essere venuto a conoscenza del problema solo nel 2013. La CNN ha però pubblicato una lettera inviata da un ex dipendente allo stesso Stumpf nel 2007, nella quale si avvertiva il manager dell'esistenza di pratiche di vendita scorrette. CNN precisa peraltro che non vi è la certezza che la lettera sia pervenuta a Stumpf.

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