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Sotto la Lente

La Tobin Tax

17 Feb 2012 - 09:47

La tassa sulle transazioni finanziarie lanciata nel 1972 dal premio Nobel James Tobin



Con il termine Tobin Tax viene indicata la tassa lanciata nel 1972 dal premio Nobel James Tobin, che fu tra i primi ad avanzare l’idea di un prelievo  sulle transazioni finanziarie. La Tobin tax è tornata al centro del dibattito economico durante la recente crisi dell'Eurozona.
Il premier britannico Cameron, ad esempio, si è espresso contrariamente all’introduzione di un’imposta sulle transazioni finanziarie, mentre il Presidente francese, Nicolas Sarkozy, e il cancelliere tedesco, Angela Merkel, hanno sostenuto la proposta dell’introduzione della tassa a livello europeo. Anche l’Italia, con il governo tecnico di Mario Monti, ha mostrato un’inversione di opinione sulla Tobin Tax, come mezzo per ridurre le imposte sulle famiglie. Non si tratta di un caso visto che Monti durante l'anno trascorso all'Università di Yale (Stati Uniti) ha avuto come professore lo stesso James Tobin.

Un po’ di storia Tobin Tax

Come già anticipato il termine “Tobin Tax” è dovuto all’economista americano James Tobin che è stato il primo a lanciare l’idea della tassa. Tuttavia lo stesso Tobin, in un’intervista rilasciata al Der Spiegel il 2 settembre 2001, spiegava che già John Maynard Keynes nella sua opera  Teoria generale dell'occupazione, dell'interesse e della moneta avanzava l’idea di un’imposta sul profitto con l’obiettivo di legare durevolmente gli investitori alle loro azioni di borsa.
Tobin rilanciò nelle “Janeway Lectures” a Princeton l’idea di Keynes in una nuova veste, sotto forma di un’imposta volta a colpire in lieve misura (con un’aliquota compresa tra lo 0,5% e l’1%) le transazioni sui mercati valutari con l’obiettivo di stabilizzarli e penalizzare le speculazioni a breve termine. Correva l’anno 1972, poco dopo la firma da parte del Gruppo dei Dieci dello Smithsonian Agreement, che mise fine agli accordi di Bretton Woods. Accantonata per un lungo periodo di tempo, l’idea di una tassa sulle transazioni finanziarie, venne rispolverata negli anni novanta con la nascita dell’associazione Attac, l'Associazione per la Tassazione delle Transazioni finanziarie e per l'Aiuto ai Cittadini, presente in circa 55 Paesi del mondo. L'idea di un'associazione per l'introduzione della Tobin tax, il cui gettito fosse poi utilizzato per finanziare progetti sociali, venne lanciata nel dicembre 1997 da Ignacio Ramonet, direttore di Le Monde Diplomatique in un editoriale intitolato "Disarmare i mercati". Tuttavia più volte lo stesso Tobin si è trovato a prendere le distanze dal movimento in quanto sostenitore del libero mercato e delle più importanti istituzioni internazionali come la Banca Mondiale, il WTO, e il Fondo Monetario Internazionale, ampiamente criticate in primis dall’organizzazione Attac e successivamente dal movimento di Seattle.

La Tobin Tax spiegata da James Tobin

In un articolo apparso sul Der Spiegel il 2 settembre 2001, dal titolo "Abusano del mio nome", Tobin spiegava come l'imposta sugli scambi internazionali da lui proposta dovesse servire per diminuire le fluttuazioni dei tassi di cambio, prelevando una piccola aliquota (mezzo punto percentuale) ad ogni cambio da una valuta ad un'altra, e scoraggiando la speculazione. Tobin era meno interessato alla destinazione dei proventi della tassa (lui proponeva di conferire il ricavato alla Banca Mondiale) in quanto tali ricavi rappresentavano solamente un sottoprodotto sulla cui destinazione dovevano poi decidere i vari governi.
Alla base della decisione iniziale di sviluppare l'idea della Tobin-tax invece l'obiettivo originario keynesiano di legare più durevolmente gli investitori alle loro azioni di borsa e rallentare la speculazione, in un momento storico che vedeva anche le prime operazioni con la moneta elettronica. Si tratta di due istanze che nel mondo odierno, in cui le operazioni di investimento vengono effettuate telematicamente, non hanno perso la loro forza iniziale.
Le più recenti crisi finanziarie hanno inasprito inoltre le posizioni critiche al sistema finanziario, non solo da parte dei neonati movimenti dei cittadini come “Occupy Wall Street” ma anche da parte delle principali istituzioni e governi con posizioni a volte inaspettate.

Un ostacolo

Sebbene si tratti di una tassa da sempre osteggiata sulla scena finanziaria internazionale alcuni tentativi di applicarla sono stati intrapresi nel corso degli anni. La Svezia a metà degli anni ottanta aveva introdotto un’aliquota per gli acquisti di titoli azionari, ma la tassa venne abolita nei primi anni novanta a seguito della fuga di capitali successivamente al suo inasprimento. La tassa era rimasta bloccata al Senato in Francia nel 2001, mentre il Belgio nel 2004 aveva votato per l’entrata automatica in vigore dell’imposta in caso di un’adozione della stessa a livello globale. Quest’ultimo fattore rimane, come più volte ribadito da Tobin, il principale ostacolo alla sua introduzione. Sebbene l’Ue l’abbia riproposta più recentemente restano le forti opposizioni di Usa, Inghilterra e Olanda nonché di Cina e Giappone. Lo stesso ex ministro delle finanze italiano, Giulio Tremonti, aveva aperto all’ipotesi di una tassa sulle transazioni finanziarie, ma solo a patto di accordi internazionali volti a regolare la materia.

Tobin Tax