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Sotto la Lente

Stati Uniti verso lo shale gas

05 Mag 2015 - 12:27

Stati Uniti verso l’indipendenza energetica con lo shale gas

Dal 2000 ad oggi l’interesse per gli idrocarburi non convenzionali negli Stati Uniti è passato dal 2% al 40% del gas complessivamente estratto. Il progressivo sviluppo di nuove tecniche estrattive, nel dettaglio la frantumazione idraulica e la trivellazione orizzontale, hanno reso possibile l’utilizzo di vasti bacini altrimenti non sfruttabili.

Il gas di scisto o shale gas è un tipo di gas metano derivato da argille ed è prodotto in giacimenti non convenzionali, situati tra i 2000 e i 4000 metri di profondità.  Poiché l'argilla è scarsamente permeabile, questi giacimenti sono raggiungibili solo attraverso tecniche di perforazioni orizzontali (directional drilling) e fratturazioni idrauliche (fracking), trattamenti altamente inquinanti che aumentano artificialmente la permeabilità del suolo in prossimità dei pozzi di produzione.

La fratturazione idraulica prevede l’iniezione in giacimento di un fluido ad alta pressione. L’operazione crea nuove microfratture nella roccia e mette in connessione quelle preesistenti, creando una via di fuga per il gas verso il pozzo. Secondo le stime del Dipartimento Usa dell’Energia, lo shale gas insieme al tight gas (sabbie compatte) e al coalbed methane (carbone) rappresenta circa il 60% delle riserve terrestri tecnicamente recuperabili attraverso questi nuovi metodi.

La riduzione dei costi necessari per l’estrazione di gas attraverso questa tecnica (e l’inflazione salariale nei Paesi emergenti) hanno reso gli Stati Uniti una localizzazione competitiva al punto tale da poter ipotizzare che gli Usa possano tornare ad una posizione di preminenza raggiungendo l’autosufficienza energetica entro il 2020. Secondo una ricerca dell’Energy Information Administration (EIA) gli Stati Uniti possono contare su un serbatoio di riserve sufficienti a sostenere almeno 90 anni di produzione ed entro il 2020 diventeranno esportatori netti di gas naturale. Entro il 2040, quando il gas non convenzionale rappresenterà ormai metà dell’intera quota prodotta, gli Stati Uniti  esporteranno 5.8 trilioni di piedi cubi (Tcf); l’EIA prevede, inoltre, che entro il 2035 il gas avrà soppiantato il carbone quale risorsa principale per la generazione di elettricità. Inoltre la riduzione del costo dell’energia e lo spostamento degli assali di import ed export potrebbero avere un impatto notevole su tutti i mercati energetici mondiali entro pochi anni.

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Queste tecniche sono però sotto accusa in molti Stati non solo per rischi di danni ambientali e inquinamento delle falde acquifere, ma anche per la convenienza economica effettiva al netto degli investimenti per ricerca e sviluppo e dei costi per l’estrazione. Non può essere completamente escluso infatti il rischio di inquinamento delle falde acquifere per il fatto che l’alta pressione alla quale i fluidi utilizzati nel processo di fratturazione idraulica sono iniettati non permette di stabilire con certezza la direzione di propagazione di tutti gli additivi chimici, aumentando il rischio di una probabile contaminazione delle falde e di bacini idrici profondi. Secondo molti geologi, poi, l’incremento in molte zone degli Stati Uniti di terremoti di bassa intensità (magnitudo non superiore a 3) potrebbe essere legata ai 35.000 pozzi di fracking attivi, ragion per cui il Senato americano ha già avviato un’inchiesta sulla potenziale sismicità indotta da questo tipo di operazioni.

Inoltre, il Bureau of Economic Geology (BEG) all’Università del Texas ha commissionato ad un team composto da geologi, economisti e ingegneri di rielaborare le previsioni iniziali sulla produzione di shale gas alla luce dei dati rilevati fino ad oggi nei maggiori giacimenti. Tali studi hanno permesso ribaltare le proiezioni iniziali rivelando che la produzione nel bacino texano di Barnett (il più vecchio) segue un declino esponenziale: la produzione raggiunge un picco nei primi mesi di attività, per poi crollare, invece di stabilizzarsi, obbligando le compagnie minerarie a trivellare più in profondità, con conseguente incremento dei costi.

La sensibile ascesa del gas non convenzionale rappresenta quindi una grande opportunità per gli Stati Uniti ed è in grado di modificare l’accessibilità di approvvigionamento energetico con conseguenze sulla stabilità dei prezzi. Allo stesso tempo la peculiarità dei giacimenti di shale gas e le relative tecniche di estrazione (ogni sito presenta caratteristiche uniche e necessita di studi accurati prima di ottenere le autorizzazioni per lo sfruttamento) e lasciano aperti dei dubbi legati alla sostenibilità delle attività estrattive.

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