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Sotto la Lente

La guerra per la conquista di SFR di Vivendi

09 Set 2014 - 09:40

La guerra di Numericable e Bouygues



Il futuro di Altice e della sua controllata Numericable è cominciato il 19 marzo 2014. Quel giorno la lussemburghese Altice fondata dall’intraprendente Patrick Drahi nel 2001 e la sua partecipata al 40% Numericable, uno dei maggiori internet provider per rete fissa e televisione della Francia, hanno depositato l’offerta per la SFR di Vivendi al termine di lunghe trattative.

La proposta avanzata a Vivendi comprendeva 13,5 miliardi di euro in contanti (4,7 miliardi da finanziare con un aumento di capitale sottoscritto per tre quarti da Altice stessa e i rimanenti 8,35 miliardi di euro recuperati con nuovo debito) più azioni del gruppo Numericable pari a circa il 32% del capitale del gruppo (post-aumento di capitale). Valore complessivo del deal circa 20 miliardi di euro. Fra l’altro Carlyle e Cinven hanno appoggiato l’operazione trasferendo le proprie quote di Numericable (circa il 34,6%) in Altice per 1,3 miliardi di euro (parte titoli parte contanti).

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Il gruppo Altice al termine dell’operazione manterrà con il 60% il controllo di un colosso con 7 milioni di clienti dei servizi su linea fissa, 21 milioni di clienti su linea mobile e il 20% del mercato business oltre ad attività nel settore wholesale dove la società sarà partner di operatori mobili e fissi virtuali. Dovrà però fronteggiare anche debiti da 11,64 miliardi di euro nella nuova Numericable-SFR che raggiungono i 19,04 miliardi di euro a monte nella stessa Altice.

Ai nastri di partenza Numericable copre con il cavo o la fibra 9,9 milioni di case in oltre 1300 paesi francesi ed SFR offre copre con una rete 3G+/4G fino a 1200 città (circa il 40% del territorio francese) oltre a controllare 57 mila chilometri di rete in fibra per la lunga distanza e 1,6 milioni di collegamenti in fibra per l’ultimo miglio.

Nonostante un’offerta e un rilancio che alla fine mettevano sul piatto 15 miliardi di euro e un 10% dell’eventuale nuovo gruppo, Bouygues è rimasta con il cerino in mano e, dopo avere interrotto delle trattative per una eventuale fusione alternativa con Orange e con Iliad, potrebbe arrivare a tagliare qualcosa come 1.500 posti di lavoro. Va però detto che il gruppo deve anche gestire la propria quota del 29,3% nel capitale di Alstom, società le cui attività energetiche sono finite a loro volta nel mirino di General Electric da un lato e di Siemens e Mitsubishi dall’altro.

Per non perdere posizioni sul mercato della telefonia la società ha comunque annunciato il lancio di un nuovo servizio di 4G+ denominato LTE Advanced che consentirebbe prestazioni ancora più rapide di quelle del 4G e si baserebbe sull’integrazione di due delle tre bande di frequenza utilizzate dal 4G "tradizionale" (800 MHz, 1.800 MHz e 2.600 MHz). Questa nuova tecnologia potrebbe raggiungere performance paragonabili a quelle della fibra ottica per le reti domestiche, ma richiederà anche l’immissione sul mercato di dispositivi capaci di supportare il 4G+: al momento non c’è un telefonino in Francia che possa ricevere questi servizi. Oltretutto su questo nuovo standard anche i concorrenti Orange ed SFR stanno preparando le proprie proposte. La gara è insomma ancora aperta.

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