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Sotto la Lente

Robin Tax

07 Ago 2013 - 12:29

L’imposizione colpisce gli extra-profitti (cd. windfall profits) nel settore dell’energia



Nel 2008 il rincaro del greggio portò la benzina a superare la soglia psicologica di 1,50 euro/litro. Il rialzo dei prezzi del gasolio contribuì a far aumentare il livello dell’inflazione oltre il 3,5%, scatenando il malcontento generale. Per porre un freno alla speculazione che stava pesando sul costo della vita delle famiglie italiane, l’allora ministro dell’economia Giulio Tremonti propose dunque una tassa, la Robin Tax, che fu approvata con il beneplacito dell’Unione Europea. Robin Tax

La Robin Tax fu introdotta nel nostro ordinamento con il Decreto Legge 25 giugno 2008, n. 112 convertito con la Legge 6 agosto 2008, n. 133, che ha disposto una maggiorazione dell’aliquota IRES del 5,5% (e contestualmente la rivalutazione delle scorte con imposta del 16%) a carico di alcune categorie di operatori economici attivi nel settore dell’energia. Successivamente l’art. 56, comma 3 della legge n. 99 del 9 luglio 2009 (cd. Legge Sviluppo 2009) ha disposto un ulteriore aumento dell’aliquota Ires addizionale di un ulteriore 1% (dal 5,5% al 6,5%).

Con il decreto legge 138/2011 la platea dei soggetti interessati ha subito un nuovo ampliamento, con l'inclusione delle società operanti nel settore delle energie rinnovabili (fotovoltaico, eolico e biomasse) e delle infrastrutture energetiche, che quindi si sono viste tassare anche redditi già prodotti nel corso del periodo di imposta. Il decreto ha inoltre previsto un incremento dell'aliquota addizionale Ires applicata nei confronti dei soggetti incisi (che passa dal 6,5% al 10,5% per tre anni decorrenti dal 2011), con l'effetto che l'aliquota complessiva Ires per tali soggetti diventa del 38%, e la riduzione della soglia di fatturato che determina l'assoggettamento all'imposta (da 25 a 10 milioni).

Dal 2014 l’aliquota dell’addizionale ritornerà al 6,5% per tutti i soggetti interessati.

L’imposizione colpisce gli extra-profitti (cd. windfall profits) nel settore dell’energia, determinati dalla crescita "speculativa" delle quotazioni delle materie prime (in particolare grezzo e gas naturale). Gli operatori del settore sono obbligati a far emergere, nella gestione contabile delle scorte petrolifere, le plusvalenze, ovvero i guadagni realizzati dati dalla differenza tra il prezzo delle scorte di petrolio comprate e accantonate a prezzi più bassi e il prezzo di quelle poi vendute a valore di mercato cresciuto.

Robin Tax

La norma sancisce espressamente il divieto di trasferire l’onere della tassazione aggiuntiva sui prezzi al consumo (cd. divieto di traslazione). Per questo motivo è stato affidato all’Autorità per l’energia elettrica e il gas (AEEG) il compito di vigilare sulla puntuale osservanza da parte delle aziende assoggettate a tale divieto. L’AEEG dovrà inoltre presentare, entro il 31 dicembre di ciascun anno, una relazione al Parlamento inerente gli effetti della misura. In realtà l’Autorità per l’energia ha già segnalato al Parlamento che la Robin Hood Tax colpisce inevitabilmente anche le bollette delle famiglie.

Dall’introduzione della norma sono inoltre stati presentati una serie di ricorsi al Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) da parte di varie aziende del settore, preoccupate a loro dire più dagli oneri aggiuntivi per adempiere agli obblighi di verifica del rispetto del divieto di traslazione dell’addizionale IRES che dai costi della Robin Tax in sé. Nel 2009, il TAR della Lombardia ha però finalmente messo la parola fine alla questione, sentenziando che "l'AEEG può legittimamente accertare i fenomeni traslativi dell’imposta al fine di riferirne all’organo di rappresentanza della collettività nazionale, ma non può in alcun modo reprimerli".