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Sotto la Lente

Fintech, una rivoluzione tutta da definire

18 Set 2017 - 11:33

Tecnologia e finanza ridisegnano le nostre abitudini



Finanza e tecnologia: è dall’unione di queste due parole del nostro tempo (FINancial TECHnology) che è nato uno dei settori più attraenti degli ultimi anni per imprenditori e investitori. La cronaca finanziaria attribuisce all’editorialista del Sunday Times Peter Knight, negli anni Ottanta, il battesimo di questo termine con una rubrica dal titolo Fintech. Solo di recente però l’espressione ha cominciato a definirsi come l’insieme dei cambiamenti sempre più evidenti che le nuove tecnologie consentono nei servizi finanziari, dai pagamenti digitali all’offerta online di servizi assicurativi e bancari, fino alle criptovalute come il bitcoin.

Un perimetro ampio e dinamico che comprende però una rivoluzione da tempo arrivata a contatto diretto con il cittadino comune. L’ultimo report di KPMG sull’argomento “The Pulse of Fintech Q2 2017” stima che tra aprile e giugno di quest’anno gli investimenti globali nel settore siano più che raddoppiati rispetto al trimestre precedente superando gli 8,4 miliardi di dollari. Ad alimentare questo exploit hanno contribuito i finanziamenti giunti dai fondi di private equity e le operazioni di fusione & acquisizione (senza dimenticare il ruolo stabile, ma importante del venture capital). Un’operazione di primo piano, del valore di ben 3,6 miliardi di dollari, è stata quella che ha visto l’acquisizione della canadese DH Corporation (D+H) da parte di Vista Equity Partners, che controlla anche la britannica Misys e intende fondere i due gruppi in un unico colosso della tecnologia finanziaria. Si tratta però soltanto di una delle 293 operazioni registrate nel settore da KPMG.

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L’Europa non è rimasta con le mani in mano con oltre 2 miliardi di investimenti nel Fintech contro gli 880 milioni del primo quarto del 2017. Il settore è insomma in forte movimento e, oltre ai nuovi pagamenti digitali dei consumatori, si studiano nuove soluzioni per i back office delle imprese (dall’intelligenza artificiale, ai robot, ai cloud e altro ancora). La tecnologia della “Blockchain” continua ad attrarre l’attenzione: la creazione di archivi strutturati in blocchi e condivisi da una rete che convalida le transazioni promette nuove opportunità, non solo nei pagamenti digitali, ma anche, per esempio, nel campo assicurativo.

I cambiamenti impongono comunque nuove regole e l’Europa ha cercato di adeguarsi stabilendo dei punti fermi attraverso la seconda Direttiva sui servizi di pagamento (Payments Service Directive PSD 2) che ha messo in gioco due nuovi attori.

Il primo è il PISP (Payment Initiation Service Provider), che si interpone tra banca e cliente e permette di effettuare pagamenti verso terzi addebitando direttamente le spese sul proprio conto. Si tratta di una app che accede al conto corrente bancario e consente pagamenti rapidi e specifici.

Il secondo nuovo attore è l’AISP (Account Information Service Providers), che fornisce al cliente una piattaforma unica per il monitoraggio dei conti su diverse banche (con precisi limiti sull’impiego delle informazioni).

Queste due nuove strutture permettono di tracciare le prime grandi linee di sviluppo del settore, ma in molti casi mettono a rischio porzioni di business delle banche tradizionali. A loro volta gli istituti di credito hanno intrapreso una corsa alla digitalizzazione con la fornitura di nuovi servizi che allo scopo di difendere le proprie posizioni e guadagnare nuove attività. Rischio e opportunità, come sempre, si intrecciano.

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L’Osservatorio Mobile Payment & Commerce della School of Management del Politecnico di Milano ha già certificato la rapida rivoluzione italiana. Nel Bel Paese nel 2016 i pagamenti digitali sono cresciuti del 9% raggiungendo quota 190 miliardi di euro, poco meno di un quarto dei consumi delle famiglie italiane. Sono state soprattutto le nuove forme di pagamento (i “new digital payment”) a guidare la crescita superando i 30 miliardi di euro (+51% a/a). La parte da padrone è stata ancora giocata dai pagamenti su pc o tablet con carta di credito o Wallet che hanno coperto ben 18,7 miliardi di euro (+14%). Si sono registrati però anche più di 140 milioni di transazioni, per un valore di oltre 7 miliardi di euro, con carta in modalità “contactless”, ossia appoggiando semplicemente la carta sul dispositivo di pagamento. Esclusi i pagamenti dalle app delle banche online, quelli da cellulare, i mobile remote payment, hanno raggiunto lo scorso anno i 600 milioni di euro (+61%) e probabilmente con il raffinarsi della tecnologia cresceranno ancora.

La lista dei sistemi di pagamento con il cellulare si popola ogni giorno di nuovi player che cercano di ritagliarsi uno spazio in un settore in rapido sviluppo. Da tempo è possibile effettuare pagamenti con lo smartphone con sistemi come Apple Pay o Vodafone Pay, con il Tim Wallet o il Mediolanum Wallet, con Postemobile Nfc o con Ubi Pay, che impiegano la tecnologia NFC (Near Field Communi­cation - comunicazione in prossimità) per effettuare le transazioni e pagare semplicemente la spesa o il biglietto dell’autobus.

Le possibilità però vanno oltre e sono già diffuse nuove applicazioni che consentono di scambiare denaro tra utenti, per condividere, ad esempio, i costi di un regalo o di una cena. Si inseriscono in questo settore applicazioni come Satispay o Jiffy, N26 o Tinaba, ognuna con le proprie caratteristiche e potenzialità. Altre, come Soldo, pongono l’accento sulla gestione dei pagamenti.

Si tratta però soltanto di uno dei tanti approdi del Fintech. Le assicurazioni e i grandi investitori, per esempio, tengono d’occhio le nuove tecnologie blockchain, perché la creazione di archivi condivisi potrebbe innovare tutto il processo di sottoscrizione delle polizze e di selezione dei clienti. Un ragionamento di questo tipo si potrebbe applicare a numerosi altri ambiti. Le frontiere del Fintech restano insomma ancora da tracciare, di certo continueranno a cambiare le nostre abitudini.