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Sotto la Lente

La riforma della Finanza di Obama

03 Set 2010 - 09:35

Nuove regole per il mercato finanziario



“Con questa riforma i contribuenti non dovranno mai più pagare per salvare Wall Street”: sono queste le parole con le quali il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha presentato la riforma delle regole del mercato finanziario, definita dal Financial Times “la più grande dagli anni ‘30”.

Dopo essere stata approvata dalla Camera dei Rappresentanti a fine giugno, la riforma ha ottenuto il via libera dal Senato a metà luglio, con 60 voti favorevoli e 39 contrari, ed è stata quindi firmata dallo stesso presidente Obama. Ora tuttavia bisognerà varare i regolamenti interpretativi e di attuazione della legge che secondo gli esperti necessiteranno di almeno altri 18 mesi per stilare il testo sul quale lavorerà un’apposita commissione parlamentare.

L'obiettivo principale della riforma presentata da Obama è aumentare il livello di supervisione sulle grandi istituzioni finanziarie.

Innanzitutto si abbandona l’assioma del “too big to fail” in quanto, grazie alla Dissolution Authority, anche i grandi istituti finanziari verranno lasciati fallire. Non ci saranno quindi banche troppo grandi per poter fallire che dovranno essere salvate con i soldi dei contribuenti. Secondo la legge, il governo avrà il potere di prendere il controllo e liquidare in modo corretto grandi società finanziarie in crisi, svolgendo un ruolo analogo a quello che attualmente ha Federal Deposit Insurance Corp (Fdic) con le banche tradizionali. L'intervento sarà gestito in modo coordinato dal Tesoro,dalla Fed e dalla Fdic e il management della società in crisi sarà rimosso. Inoltre un nuovo consiglio di controllo potrà stabilire che grandi società con attività complesse aumentino i propri capitali per coprire eventuali perdite.riforma-finanziaria-intro

In secondo luogo verrà creato un nuovo organismo di controllo, il Financial Service Oversight Council. A questo organismo parteciperanno controllori già esistenti che, sotto la guida del segretario del Tesoro, dovranno garantire un sistema di allarme preventivo basato sull’analisi dei rischi sistemici posti dalle società finanziarie più grandi e complesse e da particolari prodotti e pratiche che amplificano i rischi. Il Consiglio dovrà inoltre incoraggiare gli organismi di controllo a rendere più severe le regole per le compagnie che crescono in modo eccessivo o interconnesso e che in questo modo mettono in pericolo la stabilità finanziaria del Paese.

La riforma impone inoltre l’innalzamento dell’ammontare e della qualità del capitale che le grandi banche (quelle con oltre 15 miliardi di dollari in asset gestiti) sono obbligate a tenere a riserva per eventuali nuove crisi di liquidità.

Per quanto riguarda i derivati poi, le banche potranno svolgere attività di trading su questi strumenti solo su circuiti borsistici ufficiali, e quindi non più “over the conter”. La legge prevede infatti che quasi tutte le transazioni di questo tipo vengano fatte attraverso una stanza di compensazione centrale.

La riforma è stata profondamente modificata nel suo iter di formulazione e di approvazione.

La versione originaria prevedeva la cosiddetta Volker rule che prevedeva inizialmente il totale divieto per gli istituti di credito di investire in hedge funds o in fondi di private equity e alcune restrizioni imposte alle banche relativamente alla possibilità di usare i depositi assicurati da fondi federali per la compravendita di asset a loro esclusivo vantaggio.

Benché la versione definitiva della riforma preveda il limite massimo del 3% dell’indice patrimoniale Tier1 per questo tipo di investimenti, esistono deroghe per le banche commerciali al divieto di investire in operazioni speculative, in operazioni hedge o di private equity, per conto del proprio portafoglio oltre questa piccola percentuale. Le banche che vorranno investire una quantità superiore al 3% di capitali dovranno abbandonare il settore commerciale, che consente la raccolta di capitali dai depositi dei clienti, e indirizzarsi verso quello del trading, oppure creare delle controllate separate. Secondo quest’ultima opzione, si provvederà alla “trasmigrazione” delle attività dei derivati in società separate dalle banche, apposite newco che, se necessario, potranno essere fatte fallire.

Infine la legge prevede la creazione di un nuovo regolatore dei rapporti tra banca e clienti. Il Consumer Financial Protection Bureau è un nuovo ufficio di tutela dei consumatori nel mercato del credito con il potere di stabilire e far applicare nuove regole per mutui ed altri prestiti, la cui sede sarà all’interno del quartier generale della Federal Reserve, anche se la sua attività sarà guidata da un direttore indipendente nominato dal presidente ed avrà finanziamenti propri.

I democratici hanno rinunciato all’idea alla quale si era inizialmente pensato di una tassa di 17,9 miliardi a carico dei grandi istituti finanziari per coprire i costi della riforma, al fine di ottenere i voti di alcuni deputati e senatori repubblicani utili alla sua approvazione.

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