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Sotto la Lente

Il crollo delle quotazioni del petrolio non spaventa l'Opec

24 Apr 2015 - 11:42

Il crollo delle quotazioni del petrolio non spaventa l'Opec. Ecco il perché

Nell'ultimo anno le quotazioni del petrolio sono crollate a causa principalmente dell'aumento della produzione, del calo dei consumi e del rafforzamento del dollaro (la moneta utilizzata negli scambi).

Il greggio è tornato sotto i 50 dollari al barile, una cifra giudicata bassa da alcuni esperti e soprattutto da un certo numero di paesi produttori (Russia e Venezuela in primis).

C'è anche chi, invece, non sembra essere particolarmente preoccupato del crollo delle quotazioni e che, anzi, giudica la discesa salutare per il mercato.

Probabilmente perchè l'oro nero sopra i 100 dollari metteva a dura prova le economie mondiali. Ma anche perchè petrolio troppo caro significa frenetica ricerca di fonti alternative.

Sostituire il petrolio non è semplice. Ma da qualche anno anche grazie a nuove tecnologie il greggio sembra essere diventato meno indispensabile.

Ed è proprio per questo che alcuni sospettano che dietro al crollo dei prezzi ci sia il consenso, se non addirittura la regia, dell'Opec.

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Cos'è l'Opec

L'Opec (Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio) rappresenta gli interessi di diversi paesi produttori di petrolio. Gli Stati membri dell'Opec controllano oltre la metà delle riserve mondiali di petrolio e di gas naturale.

Normalmente l'Opec decide di diminuire la produzione (quindi ridurre l'offerta) per far salire le quotazioni mentre un incremento della produzione (quindi una maggiore offerta) viene attuata per calmierare i prezzi.

Nell'ultimo periodo, con le quotazioni scese in meno di 12 mesi da 100 dollari a meno di 50 dollari, l'Opec non ha preso decisioni a sostegno dei prezzi.

Il mancato intervento dell'Opec ha sollevato dubbi sul "doppio gioco" della stessa organizzazione.

In sostanza si ritiene che l'Opec abbia deciso di accettare o pilotare il prezzo al ribasso per assestare un duro colpo alla concorrenza (energie alternative, shale oil).

L'utilizzo delle fonti rinnovabili o dello shale oil richiedono grossi investimenti. Investimenti che vengono presi in considerazione solo con determinati ritorni.

Ad esempio lo shale oil viene considerato conveniente solo con il petrolio oltre i 70-80 dollari al barile.

Non solo. La forte discesa delle quotazioni ha convinto molte compagnie a ridurre (anche significativamente) le spese di ricerca di nuovi giacimenti.

Questo significa che con un petrolio a questi livelli per alcuni mesi o anni, si fermerebbe l'espansione delle fonti rinnovabili e verrebbe abbandonato lo shale oil (che rappresenta una minaccia per i paesi produttori di petrolio).

Con il risultato che tra qualche anno, il sistema mondo, sempre più affamato di energia, si ritroverà con una domanda più alta, con minore diversificazione e con una più bassa offerta.
Fatto che farebbe impennare le quotazioni del petrolio permettendo ai paesi dell'Opec di incassare di più.

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