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Sotto la Lente

I fallimenti bancari

08 Mag 2009 - 17:02

La crisi della Northern Rock e i fallimenti bancari



Soltanto nei primi quattro mesi del 2009, secondo un calcolo riportato dal Wall Street Journal, negli Stati Uniti sono fallite 31 banche. Altri 25 istituti di credito a stelle e strisce sono finiti in bancarotta nel corso del 2008 e il protrarsi delle tensioni finanziarie nel mondo bancario statunitense è per molti la vera misura dell’attuale crisi in corso.norhern-rock-intro

Sicuramente la corretta gestione della tesoreria di una banca, la qualità degli impieghi, il mantenimento della liquidità di un istituto di credito rappresentano l’obiettivo più difficile da raggiungere in un periodo di crisi. D’altra parte il fallimento di una banca nell’economia moderna rappresenta uno dei fattori di maggiore rischio per l’intero sistema finanziario e genera una serie di impatti sui risparmiatori, sulle aziende, sul cittadino difficili da limitare o prevedere.

Per questo motivo i governi di tutto il mondo hanno investito ingenti capitali nel rafforzamento dei propri sistemi finanziari ricorrendo in molti casi a nazionalizzazioni o a salvataggi senza precedenti.

Un caso che da subito è parso a molti paradigmatico è quello della banca britannica Northern Rock. Il quinto istituto di credito del Regno Unito, una banca specializzata nel mercato dei mutui immobiliari, a metà del 2007 è entrato in una crisi repentina e incontrollabile che ha costretto il Governo di Londra a un intervento rapido e deciso, anticipando in pratica tutta una serie di manovre successive attuate da diversi paesi del mondo.

Fino all’autunno del 2007 Northern Rock sembrava una banca solidissima. Il mercato immobiliare britannico andava a gonfie vele e l’istituto faceva affari d’oro. Poi, in maniera apparentemente improvvisa, si scoprì che le altre banche avevano deciso di non prestare più il proprio denaro a questo istituto.

Il 13 settembre di quell’anno la BBC comunica che l’istituto ha chiesto l’appoggio della Banca d’Inghilterra che, a sua volta, decide di garantire le coperture necessarie e cerca, senza successo, di tranquillizzare i risparmiatori. Già in quei giorni infatti i correntisti di Northern Rock avevano sentito puzza di bruciato e avevano cominciato ad accalcarsi agli sportelli della banca chiedendo di ritirare il proprio denaro. File interminabili riprese dai media ricordano certe scene del film Mary Poppins in cui, appunto, la fuga dei risparmiatori porta al collasso una banca.

In Gran Bretagna non succedeva dall’Ottocento, ma l’effetto è, comunque, dirompente. Nessuna banca, spiegano rapidamente gli esperti, può resistere a una rapida riduzione dei depositi come quella vista da Northern Rock: che essa sia solida o meno, a questo punto non può più stare sulle proprie gambe. L’apertura di linee di credito con la Banca d’Inghilterra serve a poco e così alcuni manager e azionisti del gruppo organizzano un primo piano di salvataggio che però non va in porto. La cessione, l’11 giugno del 2008, di 2,2 miliardi di sterline in mutui al gruppo JP Morgan non risolve la situazione.

Il 17 febbraio il Governo UK decide di privatizzare “temporaneamente la banca”. Nel frattempo i titoli di Northern Rock sono precipitati in Borsa e il 2008 si chiude con una perdita da 1,36 miliardi di sterline.

In molti casi la stampa internazionale attribuisce alla fuga dei clienti la bancarotta del gruppo, un saggio di Bernardo Bortolotti e Hyun Song Shin evidenzia però numerose altre criticità del gruppo precedenti questo evento.

Perché le banche nell’autunno del 2007 avrebbero dovuto abbandonare Northern Rock se questa era solida? Per finanziare una crescita notevole delle attività immobiliari il gruppo aveva, infatti, ridotto notevolmente l’incidenza dei depositi sulle fonti di finanziamento. Secondo un calcolo di Bortolotti, a metà 2007 solo il 23% delle passività del gruppo derivavano direttamente da depositi retail: più di tre quarti dei finanziamenti della banca provenivano dunque da prestiti a breve termine reperiti nel mercato dei capitali, da securitized notes e da altri strumenti di finanziamento più a lungo termine. La crisi della Northern Rock sarebbe stata dunque determinata dalla fuga dei risparmiatori solo in un secondo momento: quando al resto del sistema bancario era già chiaro che qualcosa non andava.

D’altra parte l’intervento pubblico del Governo britannico sul gruppo Northern Rock ha suscitato sospetti di aiuti illeciti di Stato tanto che la Commissione europea ha avviato una inchiesta in proposito il 2 aprile scorso e deciso il 7 maggio 2009 di prolungare i termini delle indagini sulle modifiche al piano di ristrutturazione apportate il 30 marzo. In particolare la Commissione europea è stata insospettita dalla separazione delle Northern Rock in una banca sana e in una “bad bank” che dovrebbe recepire la parte principale dei prestiti ipotecari in via di liquidazione.

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