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Sotto la Lente

Google now, il maggiordomo digitale

17 Set 2015 - 10:59

Google è stata una delle prime compagnie a consentire la ricerca di informazioni presenti sul web digitando delle parole chiave.
Oggi, Google e altri colossi tecnologici sono al lavoro su nuovi sistemi di ricerca per il mobile, con l’obiettivo di superare il modello delle query. Grazie al miglioramento delle tecnologie e degli algoritmi, i computer sono in continua evoluzione e riescono a prevedere sempre meglio cosa l’utente si aspetta da loro, rielaborando e sintetizzando le informazioni dalle varie app presenti su device.

Nel 2011 Google ha lanciato Google Now,  un vero e proprio assistente personale in grado di capire l’utente e di fornirgli informazioni su cosa gli accade attorno, adattandosi automaticamente alle sue preferenze, sfruttando le informazioni ricavabili dal GPS dello smartphone, dalle mappe Maps, dalla email Gmail, dalla piattaforma di video YouTube, dal social Google Plus, oltre che dal tradizionale motore di ricerca.
Google usa la tecnica dell’anticipatory computing per fornire agli utenti assistenti vocali sempre più raffinati. L’anticipatory computing è la capacità della tecnologia di anticipare il futuro, oltre che di raccogliere e ordinare presente e passato. Giorno dopo giorno, infatti, lasciamo continuamente tracce delle nostre preferenze e orientamenti sul web, alimentando uno sconfinato serbatoio di dati a cui aziende e governi posso attingere per costruire modelli previsionali con l’obiettivo di proporci nuovi acquisti o indirizzarci a seguire determinati comportamenti.

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Questa applicazione rappresenta dunque una sorta di maggiordomo digitale capace di prendere appunti, aggiungere appuntamenti e ricordarsi momenti e quello che piace in generale, anticipando la soluzione a domande senza che l’utente debba necessariamente effettuare una ricerca su siti web. Google Now riesce infatti ad estrapolare dal comportamento passato (come luoghi in l’utente si è recato o da ricerche web effettuate) informazioni utili per il presente e il futuro.

Per esempio può mostrare il meteo della giornata appena svegli nel luogo in cui ci si trova, o il traffico che si può incontrare nel percorso per andare al lavoro. Nel caso di un viaggio all’estero, può segnalare automaticamente, senza dover digitare nulla, informazioni relative a voli aerei, coincidenze di treni, il fuso orario e il cambio ufficiale tra le due valute, ma anche i punti di maggior interesse da visitare.

Google Now rappresenta pertanto una valida alternativa a Siri, l'assistente digitale del mondo Apple, a Cortana,  applicazione lanciata da Microsoft, in grado di capire l’utente, adattandosi automaticamente alle sue preferenze, e a MyDa, l'assistente personale proposta da Samsung, che ricorda appuntamenti e scadenze, segnala i contenuti del web e le news che ci interessando di più.

Ma lo scontro sulla ricerca intelligente è appena cominciato e porterà ad una sempre più stretta collaborazione tra intelligenza umana e intelligenza artificiale tanto da dover accettare il postulato di quella che il filosofo italiano Luciano Floridi, a capo dell’Internet Insitute di Oxford, chiama “la quarta rivoluzione della storia dell’uomo”: non siamo più gli unici agenti intelligenti sulla Terra.
L’intelligenza non è più solo umana e lo dimostra il fatto che recentemente un chatbot (un computer programmato per chiacchierare ideato da due studiosi russi), Eugene, abbia superato per la prima volta in 65 anni il test di Turing, un test utilizzato per capire se un computer sia in grado di rispondere alle stesse domande poste ad un essere umano in maniera tale da non essere riconosciuto come intelligenza artificiale.

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