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Sotto la Lente

La Class Action

06 Dic 2007 - 16:39

Un'azione legale condotta da più Soggetti



Cos’è?

Con Class Action o azione collettiva si indica  un'azione legale condotta da uno o più soggetti (classe), i quali, chiedono che la soluzione di una questione comune, di fatto o di diritto, avvenga con effetti per tutti i componenti presenti e futuri della classe.

L’azione collettiva, in sostanza, è uno strumento che permette ad una moltitudine di privati che hanno subito un danno da un altro soggetto, un’azienda in genere,  di fare gruppo, al fine di ottenere un risarcimento in tempi brevi. Il vantaggio dichiarato della “Class Action” è quello di fornire un maggiore forza legale a chi propone l’azione garantendo nel contempo un iter processuale più snello e un risarcimento più veloce.Class Action

Ufficialmente questo strumento nasce e si sviluppa negli USA a partire dal 1938. Nel modello anglosassone essa può essere ricondotta essenzialmente a due tipologie: quella a fini risarcitori e quella punitiva.

Solitamente tra i soggetti che vantano il maggior danno viene eletto un rappresentante comune.

Nel sistema americano, dove e’ consentito il cosiddetto “patto di quota lite” (parcella degli avvocati proporzionale al risultato conseguito), di solito tutte le spese della causa sono anticipate dallo studio legale che cura il contenzioso, incluse le spese necessarie - per esempio - per perizie o trasferte dei testimoni. Solo in caso di vittoria lo studio legale potrà recuperare le proprie spese ed incassare gli onorari per il lavoro svolto.

Alcuni esempi

Una Class action famosa è quella che si concluse nel 2001 con una sanzione di 10 miliardi contro la Ford e la Firestone per i pneumatici difettosi dei fuoristrada Explorer.  Dall’azione collettiva portata avanti dallo studio Masry-Vititoe contro l’azienda chimica PGE, accusata di aver inquinato le falde idriche di Los Angeles con cromo esavalente, una forma di cromo molto dannosa e cancerogena, è stato anche tratto un film dal titolo “Erin Brockovich”, dal nome della persona dello studio legale che si è occupata della pratica. Più attuali il caso della Apple, che ha visto i consumatori americani battersi per il diritto di sbloccare il loro iPhone in grado di essere utilizzato solo con il gestore AT&T e quello dell'azione collettiva contro la Microsoft; nel mirino, questa volta, il logo di Windows Vista accusato di essere ambiguo e ingannevole. Di recente gli avvocati  americani hanno cominciato a istruire cause contro i fast-food responsabili dei costi connessi al dilagare dell’obesità infantile.

E in Italia?

Il primo tentativo di introdurre l’Azione collettiva nel nostro Paese risale al periodo 2001-2006 con il Progetto di Legge ad iniziativa parlamentare C. 3838. Il PDL però non aveva come obiettivo quello di istituire in Italia la figura giuridica della Class Action, ma introduceva solo il risarcimento dei danni e la restituzione di somme in “conseguenza di atti lesivi dei diritti di una pluralità di consumatori e di utenti”. L'iter parlamentare si arenò al Senato, dove non fu nemmeno avviato l'esame da parte delle commissioni competenti di Giustizia e Industria-Commercio-Turismo. Attualmente presso il Senato è tornato in esame il testo dell’art 53 bis della Finanziaria 2008 che introduce la “disciplina collettiva risarcitoria a tutela dei consumatori”, dopo un emendamento del Governo che ha ampliato la platea dei soggetti legittimati alla “Class action” e ha introdotto un filtro di garanzia contro le cause "manifestamente infondate".

Class Action

L’art. 53 bis

La norma vuole offrire un nuovo strumento di tutela dei diritti dei consumatori e degli utenti, conformemente ai princìpi stabiliti dalla normativa comunitaria.

Viene introdotto in particolare l'art. 140-bis, integrativo dell'articolo 140 del codice del consumo del decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206. Tale articolo prevede che, fermo restando il diritto del singolo cittadino di agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi, le associazioni dei consumatori e gli utenti possono richiedere singolarmente o collettivamente la condanna al risarcimento dei danni e la restituzione delle somme dovute in conseguenza di atti illeciti, commessi nell'ambito di rapporti giuridici relativi a contratti cosiddetti per adesione (disciplinati dall'art. 1342 del Codice Civile). La proposta di legge prevede che siano il Guardasigilli e il Ministro dello sviluppo economico a stabilire quali soggetti siano abilitati a proporre un’azione collegiale individuandoli tra le associazioni e i comitati che rappresentano diritti collettivi anche se non iscritte al CNCU (Consiglio Nazionale dei Consumatori e degli Utenti).

A partire dal momento in cui il soggetto abilitato promuove l'azione collettiva si interrompe la prescrizione, come previsto dall'articolo 2945 del codice civile (Effetti e durata dell’interruzione della prescrizione), con effetto nei confronti di tutti i singoli consumatori o utenti.

Una volta che si giunge alla sentenza di condanna, il giudice, stabilisce con quali criteri deve essere fissato l'importo da corrispondere ai singoli consumatori o utenti.

Tuttavia, davanti al giudice, può anche essere sottoscritto dalle parti un accordo transattivo nella forma della conciliazione giudiziale con cui le parti in causa si impegnano a raggiungere un accordo in merito alla loro controversia davanti a un giudice. Nel caso poi l'azienda e il consumatore non riescano a comporre la lite quest'ultimo può sempre agire giudizialmente, al fine di chiedere la determinazione precisa dell'ammontare del risarcimento dei danni in capo a se stesso.

La sentenza di condanna unitamente all'accertamento della qualità di creditore costituisce titolo, ai sensi dell'articolo 634 del codice di procedura civile, per la pronuncia da parte del giudice competente dell’ingiunzione di pagamento, richiesta dal singolo consumatore o utente. Nelle azioni collettive aventi ad oggetto prodotti o servizi venduti attraverso contratti conclusi secondo le modalità previste dall'articolo 1342 del codice civile (contratto concluso mediante moduli o formulari), la diffusione di messaggi pubblicitari ingannevoli, accertati dall'autorità competente, rende nulli i contratti nei confronti di tutti i singoli consumatori o utenti nel periodo di diffusione del messaggio stesso. La nullità può essere fatta valere solo dal promotore dell'azione di gruppo.

In caso di soccombenza, anche parziale, del convenuto, lo stesso è condannato al pagamento delle spese legali. In ogni caso, il compenso dei difensori del promotore della azione collettiva non può superare l'importo massimo del 10 per cento del valore della controversia.

A favore

A favore del nuovo articolo 53 bis troviamo le associazioni dei consumatori, da anni impegnate nelle azioni collettive di risarcimento. Le associazioni ritengono che, oltre ad accorciare i tempi della giustizia, la "Class action" è soprattutto un importante strumento di tutela del consumatore volto ad assicurare un corretto funzionamento del mercato. Insomma la strada più veloce e più efficace per ridurre in modo rilevante le furbizie, i raggiri e le truffe messe in atto dalle aziende sleali con indubbio vantaggio a favore dell’utente finale, ma anche dell’economia.

Contrari

Le voci contro invece ritengono che sia un provvedimento che rischia di creare “grandissimi, ulteriori problemi alle imprese e ai lavoratori”. Altri invece hanno proposto di rafforzare il ruolo del giudice nell'ammissibilità dell'azione e di allargare la platea dei soggetti titolati a intraprenderla.