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Sotto la Lente

IPO su Facebook

05 Dic 2012 - 09:47

Il debutto sul Nasdaq della seconda IPO più grande della storia



Originariamente progettato come rete di interrelazione fra studenti dell’Università di Harvard, dopo il suo lancio nel febbraio 2004 Facebook ha gradualmente esteso la sua utenza all’intera rete, confermandosi in poco tempo il principale social network presente nel web. L’attuale dominio ‘Facebook.com’ è stato registrato nel 2005 per la cifra di 200.000 dollari. Dal luglio 2007 figura nella classifica dei 10 siti più visitati al mondo ed è il sito numero uno negli Stati Uniti per foto visualizzabili. Il suo valore è cresciuto esponenzialmente, passando dai 14 miliardi di dollari all’inizio del 2011 ai 50 miliardi di dollari valutati da Goldman Sachs nel 2011. Non stupisce quindi il fatto che l’azienda di Menlo Park, all’inizio del 2012, abbia avviato la procedura per la quotazione a Wall Street, depositando presso la SEC (US Securities and Exchange Commission) la richiesta per una IPO (Initial Public Offering) da 5 miliardi di dollari, che ne fanno la più grande IPO di una società della Silicon Valley. Facebook

Prima dell’IPO

Nel prospetto preliminare presentato alla Sec nel febbraio 2012 il fondatore di Facebook (Mark Zuckerberg) ha dichiarato che la società vantava 845 milioni di utenti attivi al mese e 2,7 miliardi di commenti al giorno, svelando inoltre i "numeri" ufficiali del social network che nel 2011 ha fatturato 3,71 miliardi di dollari. Zuckerberg ha sottolineato che l’obiettivo della IPO non sarebbe stato quello di raccogliere capitale bensì quello di dare a Facebook una presenza pubblica coerentemente allo scopo per cui è stata creata, "compiere una missione sociale, rendere il mondo più aperto e connesso".

Durante il roadshow precedente il collocamento, Facebook ha comunicato che l’intervallo di prezzo a cui avrebbe offerto le oltre 337 milioni di azioni era stato fissato in un range compreso tra i 28 e i 35 dollari per azione, implicando la possibilità di raggiungere una valorizzazione del collocamento di 13,6 miliardi di dollari ed una valutazione della società di 96 miliardi di dollari.

Qualche giorno prima del collocamento sul Nasdaq, vista l’elevata domanda in fase di pre-sottoscrizione, la società ha deciso di alzare la forchetta di prezzo per la quotazione tra i 34 e i 38 dollari per azione. Un nuovo tentativo di alzare ulteriormente a 40,55 dollari a pochi minuti dall’ufficializzazione del prezzo non ha però avuto seguito.

Il debutto al Nasdaq:

Il 18 maggio 2012 Facebook ha visto il suo debutto al Nasdaq con il simbolo FB ed un prezzo di collocamento pari a 38 dollari, al massimo della forchetta. Con una raccolta pari a 18,4 miliardi di dollari, quella di Facebook si è confermata la seconda IPO più grande della storia, dopo quella di Visa (pari a 19,65 miliardi di dollari). Considerando il valore complessivo delle azioni (quindi anche quelle non quotate) il controvalore della società ha raggiunto 104 miliardi di dollari, livello record per una IPO a Wall Street. Ciononostante l’operazione è risultata un totale fallimento:

  1. Il primo giorno di negoziazione è stato segnato da numerosi problemi tecnici che hanno causato in prima battuta un ritardo nell’avvio degli scambi sulla piattaforma del Nasdaq e successivamente un malfunzionamento dell’interfaccia per cancellare o modificare gli ordini inseriti, con conseguenti perdite per molti investitori. Nei giorni successivi Nasdaq OMX Group, la società che controlla l'indice su cui è quotato il social network, ha riconosciuto l’errore costituendo un fondo da 40 milioni di dollari per risarcire gli investitori.

  2. Al debutto in borsa Facebook è riuscito a rimanere sopra il prezzo di collocamento (38 dollari) solo con l’aiuto delle banche sottoscrittrici, alimentando i dubbi che il prezzo fissato dagli analisti fosse troppo alto.

  3. Pochi giorni dopo l’IPO alcuni investitori hanno avviato una class action contro Facebook e gli advisor dell’IPO (tra cui Morgan Stanley, J.P Morgan, Goldman Sachs), con l’accusa di avere rivelato solo ad alcuni investitori privilegiati una riduzione consistente delle previsioni di crescita dei ricavi del social network, contribuendo al crollo del titolo subito dopo il collocamento.

  4. La Sec è stata chiamata a verificare le sospette vendite degli "insider" a poche ore dal debutto. Secondo le indagini condotte fino ad ora non ci sono prove che la società abbia occultato informazioni sensibili nella documentazione presentata nella fase precedente all’IPO.

Facebook

L’IPO di Facebook passerà alla storia non solo per i numeri record registrati allo sbarco a Wall Street ma soprattutto per i problemi e le controversie emerse nei giorni successivi. La vicenda ha inoltre messo in discussione alcune norme della Sec che precedono la quotazione in Borsa di una società, in particolare quelle relative all’applicazione del "quiet period", un periodo (solitamente 40-90 giorni) durante il quale la società non può discutere pubblicamente delle prospettive del titolo e non può fare annunci che potrebbero influenzare le decisioni dei possibili sottoscrittori dell’Ipo.