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Sotto la Lente

Gli impatti della crisi dell'auto sull'economia

04 Apr 2013 - 17:22

Il mercato dell'auto nel mondo



Mercato globale dell’auto a due velocità nel 2012. In Cina le immatricolazioni hanno toccato il nuovo record a 19,31 milioni di unità (+4,3% rispetto al 2011) mentre negli Stati Uniti si sono attestate a 14,8 milioni (+13%). Crescita a doppia cifra anche in Giappone (+27,5% a 5,4 milioni di unità) grazie anche agli incentivi legati all’acquisto di auto a basso inquinamento.
Decisamente negativo invece il mercato in Europa. Nel vecchio continente le immatricolazioni sono scese dell’8% a 12,5 milioni di unità, portandosi ai livelli del 1995.

Peggio ancora è andata in Italia con un -20% a 1,4 milioni, mai così in basso negli ultimi 33 anni. Contrazione a due cifre anche in Francia e Spagna.Impatto Auto

Vendite in crescita per i primi tre gruppi mondiali

Il 2012 è stato l’anno della rivincita per Toyota dopo un 2011 nero a causa del tremendo tsunami. La casa giapponese ha riconquistato la vetta della classifica come primo produttore al mondo grazie ad un sensibile incremento delle vendite (9,75 milioni di veicoli +22,6%). Al secondo posto si attesta General Motors con 9,28 milioni di unità (+2,9%) . Sul gradino più basso del podio si posiziona Volkswagen con 9,07 milioni di unità (+11,2%).

L’analisi

Con questi numeri non si può parlare di crisi dell’auto a livello globale. Il primo e il secondo mercato al mondo (Cina e Stati Uniti) hanno mostrato segni positivi, così come una piazza importante come quella giapponese. Segno più anche per le principali case costruttrici. Il problema si chiama Europa.

Il mercato dell’auto cresce insieme al Pil

In Cina nel 2012 il Prodotto interno lordo è cresciuto del 7,8%, negli Stati Uniti del 2,2%, in Giappone dell’1% (stima della Banca centrale giapponese). Scende invece il Pil della zona euro (-0,5%).

Calo delle vendite auto causa o effetto della crisi economica?

Il calo delle vendite di auto in alcuni paesi, soprattutto quelli Europei, non è la causa della crisi economica ma l’effetto. Crisi economica causata dai problemi dei debiti sovrani e dal calo della fiducia. Il calo delle immatricolazioni si è fatto sentire maggiormente nei paesi sottoposti a maggior rigore finanziario (legati alla riduzione del deficit). In Grecia e Portogallo per esempio, dove le politiche di austerity sono state molto forti, le immatricolazioni hanno subito un calo del 40%.

Si innesca così un effetto a catena con gravi ripercussioni sull’economia, in maniera particolare nei paesi produttori come Francia, Spagna e Italia.

Renault e Peugeot con l’obiettivo di ridurre i costi ed aumentare la competitività hanno annunciato chiusure di stabilimenti e tagli del personale mentre il gruppo italiano continua a far ricorso alla cassa integrazione su diversi siti produttivi nel territorio nazionale. Gli impatti del calo delle vendite si estendono poi all’indotto (componentistica e rete vendita) e dal punto di vista fiscale (meno entrate attraverso l’Iva).

Peso del settore auto sull’economia in Italia

In Italia il peso del settore auto sull’economia è rilevante, pari all’11% del Pil. A causa del calo delle vendite nel 2012 l’Erario (attraverso il gettito Iva) ha incassato 2,3 miliardi di euro in meno rispetto ad un anno prima. Ammontano invece a 36,5 miliardi di euro gli incassi nel 2012 derivanti dalla tassazione dei carburanti (iva+accise).

Impatto Auto

Quali sono le possibili soluzioni?

Meno macchine vendute non significa meno macchine in circolazione. L’Italia per esempio, dove come detto il mercato è tornato ai livelli del 1979, è il primo paese al mondo per numero di auto ogni mille abitanti (570). Ben posizionate nella speciale classifica delle auto in circolazione anche Spagna e Francia, altri due mercati europei in seria difficoltà nel 2012. Con questi numeri difficile parlare di crisi irreversibile, meglio parlare di mercati saturi. In questi casi la possibile soluzione si chiama innovazione tecnologica.

L’aumento del prezzo del petrolio ha spinto a livelli insostenibili i costi per il rifornimento. Proprio per questo e per le limitazioni sempre più rigide sull’inquinamento molte case stanno sviluppando tecnologie per la riduzione dei costi di gestione (vetture a combustibili alternativi , ibride ed elettriche). Secondo i sondaggi ben sette europei su dieci sono interessati alle vetture a zero emissioni e quasi uno su due si dice pronto a comprarne una. Parola d’ordine quindi investire.