Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione di terze parti per proporti pubblicità e servizi in linea con le tue preferenze. Per maggiori informazioni, ti invitiamo a consultare la nostra cookie policy. Cliccando su “Continua” o proseguendo nella navigazione acconsenti all’utilizzo di tali cookie.

Sotto la Lente

Governi asiatici premono per incremento salari

20 Apr 2012 - 12:09

Nei paesi dell'area i cittadini da tempo esercitano pressioni sui politici per l'aumento dei salari



Negli ultimi anni la spinta a delocalizzare le produzioni verso paesi con un costo del lavoro conveniente per le imprese è stata una costante.
Questo trend è ben lontano dall'esaurirsi, stante il grande divario tuttora esistente a livello di salari tra economie emergenti ed economie mature. Recentemente alcuni governi dei paesi del Sud Est asiatico hanno però intrapreso iniziative che potrebbero, nel lungo periodo, modificare il quadro di riferimento.
Nei paesi dell'area i cittadini da tempo esercitano pressioni sui politici per ottenere salari più elevati.

salari

Questa situazione ha indotto i governi a muoversi in tal senso al fine di evitare l'acuirsi di tensioni sociali che potrebbero eventualmente sfociare in movimenti come quello della "primavera araba" del 2011. Ma c'è anche un'altra motivazione a sostegno dell'incremento delle retribuzioni, una motivazione di origine esterna. La salute delle economie dei paesi del Sud Est asiatico dipende in modo decisivo dalle esportazioni verso il mondo occidentale. La forte e prolungata crisi dei paesi avanzati rischia di avere effetti negativi sulla domanda di importazioni da parte di queste ultime, andando in definitiva a impattare sugli ancora fragili sistemi industriali dei paesi in via di sviluppo. I leader di questi ultimi stanno quindi prendendo misure atte a favorire la domanda interna al fine di rendere i rispettivi paesi meno esposti alle turbolenze di origine esterna.

La Cina è stata un precursore in questo processo dato che le pressioni esercitate dalle autorità sulle multinazionali aventi siti produttivi nel paese affinchè aumentino le retribuzioni stanno già avendo effetto.

Negli ultimi mesi alcune importanti amministrazioni locali come quelle delle città di Pechino, Shenzhen, Tianjin hanno incrementato i salari minimi del 10% circa. Secondo alcuni economisti le retribuzioni nel prossimo decennio potrebbero salire del 10-15 per cento. Alcune aziende hanno già ridotto la propria presenza in Cina per andare alla ricerca di un posizionamento più competitivo per le loro produzioni.
Ma anche mercati ora molto convenienti come Malesia, Indonesia, Thailandia, Vietnam, Sri Lanka potrebbero presto seguire le orme della Cina.

Le motivazioni che hanno spinto Pechino a imboccare il sentiero della crescita dei salari sono infatti presenti anche negli altri paesi dell'area: rischio tensioni sociali ed eccessiva dipendenza dalle esportazioni. La Malesia ha recentemente approvato la bozza di un provvedimento che introdurrà il salario minimo mentre la Thailandia ha deciso un incremento del 40% del salario minimo a partire dal 1° aprile.


Gli incrementi delle retribuzioni, oltre a sostenere la domanda interna, potrebbero però portare con sé anche delle conseguenze indesiderate come l'aumento dei prezzi al consumo: non a caso il governatore della banca centrale della Thailandia ha recentemente dichiarato che l'istituto seguirà con molta attenzione l'impatto dell'incremento del salario minimo sull'inflazione.

salari