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Sotto la Lente

Il surplus di conto corrente della Germania

13 Gen 2016 - 15:09

Gli ultimi dati dell’Istituto di statistica nazionale tedesco



Le previsioni autunnali della Commissione Europea sull’andamento dell’economia del Vecchio Continente confermano nel novembre 2015 una ripresa moderata, ma continua. L’Esecutivo Ue sottolinea però anche il permanere di squilibri che nell’Area della moneta unica minacciano la stabilità dell’intero sistema.


Il saldo delle partite correnti Ue è atteso ancora in crescita grazie al minore deficit commerciale sul greggio (che si è fortemente svalutato) e alle migliori condizioni degli scambi (l’euro è calato rispetto al dollaro e ad altre valute anche grazie alla politica fortemente espansiva della Banca centrale europea). La Commissione sottolinea però che “il permanere di elevati surplus [di conto corrente] in alcuni stati membri rimane un pericolo. Nell’Eurozona il saldo delle partite correnti dovrebbe mostrare un avanzo del 2,2% del Pil nel 2015 e nel 2016, per poi mostrare un avanzo del 2,0% nel 2017. In questa media generale però la Germania mostra una dinamica affatto diversa dal resto dell’Eurozona.

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Il surplus tedesco è infatti stato del 7,2% del Pil nel 2012, del 6,7% nel 2013 e del 7,8% nel 2014. Per la fine del 2015 è atteso ancora in crescita dell’8,7%, e dovrebbe toccare l’8,6% nel 2016 e l’8,4% del Pil nel 2017.


Gli ultimi dati dell’Istituto di statistica nazionale tedesco, Destatis pubblicati l’8 gennaio 2016 hanno rilevato per il mese di novembre 2015 un incremento dell’export del 7,7% a quota 102,2 miliardi di euro, a fronte di importazioni in crescita del 5,3% a 81,7 miliardi di euro: di conseguenza il saldo della bilancia commerciale ha mostrato un surplus di 20,6 miliardi di euro a novembre contro i 17,4 miliardi del novembre 2014.


La bilancia dei pagamenti nel mese, secondo la Bundesbank, ha mostrato un surplus di 24,7 miliardi di euro contro i 18,5 miliardi di euro di un anno prima. Negli undici mesi l’export complessivo da 1.103,9 miliardi mostrava un incremento tendenziale del 6,7 per cento. Di questa cifra 642,4 miliardi di euro (+7,3%) erano rivolti a Paesi membri dell’Unione Europea, i rimanenti 461,5 mld a Paesi terzi (+5,8%). Al contempo l’import Ue cresceva (sempre negli undici mesi) del 4,5% a 573,5 miliardi mentre quello extra-Ue aumentava del 3,7% a 301,3 miliardi portando le importazioni complessive a 874,8 miliardi di euro.


Ora fra le regole che l’Unione Europea si è imposta per evitare gli squilibri, oltre ai famigerati rapporti debito/Pil al 60% e deficit/Pil al 3% è inserita anche una forchetta tra il -4% e il +6% per il rapporto tra il saldo delle partite correnti e il Pil di un Paese. Il Pil tedesco dei primi nove mesi del 2015 è stato di circa 2,25 miliardi di euro a fronte di un surplus delle partite correnti di 176,9 miliardi di euro. Di conseguenza il surplus di conto corrente della Germania nei primi nove mesi del 2015 è stato pari al 7,85% circa del Pil del Paese, ben oltre i limiti europei.


Si tratta di evitare che le politiche commerciali (import/export) di un Paese non finiscano per avvantaggiarsi della crisi degli altri. Su questo fronte le critiche a Berlino negli ultimi anni non sono mancate. In un documento del maggio 2013 la stessa Commissione Europea evidenzia surplus molto elevati per Germania, Lussemburgo, Olanda, Svezia e Danimarca, ma con un distinguo per Berlino. Se infatti per gli altri Paesi il surplus sono associati con un rientro dall’indebitamento elevato delle famiglie e delle imprese non finanziarie, in Germania si registra una situazione diversa.


Il surplus commerciale tedesco è infatti cresciuto nei confronti del resto del mondo, ma è diminuito nei confronti del resto dell’Eurozona. In particolare si tratta di un’evoluzione dovuta più a un calo delle importazioni dall’Eurozona “periferica” che a un aumento delle importazioni tedesche. In definitiva, secondo la Commissione, la crescita della domanda interna tedesca ridurrebbe il surplus, rafforzerebbe la crescita potenziale e contribuirebbe anche alla ripresa del resto dell’Europa.

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