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Sotto la Lente

Differenza tra contratti Forward e Future

12 Giu 2014 - 17:32

Contratti derivati a termine



I contratti forward e i contratti future sono i due principali tipi di contratti derivati a termine ossia che prevedono un accordo tra due parti per la consegna di una determinata quantità di un certo sottostante a un prezzo (il prezzo di consegna) e a una data (la data di scadenza o maturity date). Si tratta di due generi di derivati con un’importanza fondamentale nei mercati finanziari attuali, basti pensare che il prezzo del petrolio fa in genere riferimento al future sul barile di petrolio e che tra gli strumenti utilizzati dalle grandi società per la copertura dal rischio di tasso di interesse vanno senz’altro annoverati i forward rate agreement.

In particolare il contratto forward impone dunque a un acquirente di comprare a una data futura un certo sottostante (bene reale o attività finanziaria che sia). L’acquirente in questo caso assume una posizione lunga sul sottostante in questione e il venditore assume contemporaneamente una posizione corta.

A questo punto però si pone la differenza fondamentale tra il contratto forward e il contratto future. Il forward è infatti un contratto scambiato sui mercati non regolamentati (OTC ovvero over the counter). Da questo deriva che i contratti forward non sono in genere standardizzati e presentano il rischio non indifferente che una delle due controparti non onori gli impegni contrattuali.

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Per ovviare a questo problema sono stati creati nel tempo i future che presentano le stesse caratteristiche elencate sopra per i contratti forward (compravendita di un sottostante a una data futura e un prezzo prestabilito), ma sono standardizzati e negoziati sui mercati regolamentati. Il prezzo di consegna dei future prende il nome di future price (anche se va evidenziato che la maggior parte dei future viene rivenduta prima della scadenza) e la regolamentazione di questi strumenti finanziari porta con sé conseguenze importanti, quali la diffusione di contratti uguali per oggetto (ossia sottostante di riferimento), dimensione, date di scadenza e regole di negoziazione (orari di contrattazione, variazioni minimi di prezzo o tick, luoghi di consegna e modalità di liquidazione delle transazioni). La standardizzazione di questi contratti consente inoltre di aumentarne notevolmente la liquidità. Per tutte le transazioni dei future è prevista una clearing house, ossia una controparte unica che nel mercato italiano è la Cassa di compensazione e garanzia. Il suo compito è quello di garantire il buon fine delle operazioni, la liquidazione e la corresponsione giornaliera di perdite e profitti delle varie parti. La Cassa di compensazione e garanzia si interpone dunque in ogni scambio sui future e garantisce l’operazione (salvo poi rivalersi su eventuali soggetti inadempienti).

Proprio per garantire questa funzione è stato attivato nel mercato dei future italiani il sistema dei margini. Le parti in pratica versano da principio un margine iniziale (una "garanzia" in genere in percentuale del contratto e variabile in base alla volatilità del prezzo del sottostante) e dunque un margine di variazione che corregge questa garanzia per utili e perdite potenziali a fine seduta. Per garantire questo "aggiornamento" dei prezzi interviene ancora la Cassa di Compensazione e Garanzia (o in generale la clearing house del mercato di riferimento) che attua il cosiddetto marking-to market dei derivati, ossia rileva il prezzo di chiusura dei future a fine seduta ed eventualmente chiede degli aggiornamenti nelle garanzie (i cosiddetti margin call).

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