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Sotto la Lente

Il debito pubblico

03 Apr 2009 - 11:22

Somma del deficit di bilancio statale e degli interessi sui titoli emessi



Il debito pubblico è il debito contratto da uno Stato per far fronte al proprio fabbisogno. I titolari del debito pubblico, ossia i creditori dello Stato in questione, sono tutti quei soggetti che hanno finanziato lo Stato in qualche maniera. Grazie al debito pubblico ogni Stato finanzia la propria crescita economica, i servizi che offre ai suoi cittadini, i suoi investimenti: per questo motivo una corretta gestione del debito pubblico è fra i più importanti compiti di ogni governo.debito pubblico intro

Gli strumenti tramite i quali uno Stato finanzia il proprio debito pubblico sono diversi. Lo strumento di gran lunga più utilizzato è senza dubbio quello dell’emissione di obbligazioni a medio-lungo termine, o a breve scadenza.

Nel caso dello Stato italiano gli strumenti a medio-lungo termine sono principalmente i Btp (Buoni del tesoro poliennali con scadenza variabile da 3 a 30 anni) e i Cct (Certificati di credito del tesoro).
Per scadenze più brevi il Ministero del Tesoro utilizza invece i Bot (Buoni ordinari del tesoro con scadenza dai 3 ai 12 mesi) e i Ctz (Certificati del tesoro zero coupon con scadenza a 24 mesi). Strumenti simili esistono in tutte le altre nazioni del mondo (celebri per esempio i Treasuries degli Stati Uniti e il Bund tedesco).

Tramite il proprio debito ogni Stato finanzia il proprio deficit, ossia la differenza tra le proprie entrate e le proprie uscite. Compongono le uscite di uno Stato sia la spesa pubblica che l’interesse sul debito (ossia sulle varie obbligazioni come i Bot o i Btp): per questo un debito fuori controllo può diventare un grande rischio per un bilancio pubblico in quanto può comportare un incremento del deficit a causa di interessi montanti e quindi un circuito negativo che può anche portare al default di uno Stato (quando questo diventa insolvente e rifiuta di pagare i propri creditori).

In diversi casi alcune nazioni del mondo sono state costrette, per evitare di essere tagliate fuori dagli investimenti internazionali, a operare forti e dolorosi tagli alla propria spesa e al proprio Stato sociale (per esempio chiudendo scuole, ospedali e altri servizi di utilità pubblica). Per scongiurare una simile evenienza i governi cercano in genere di mantenere sotto controllo i livelli del proprio debito attraverso diversi strumenti.

Oltre alla riduzione della spesa pubblica (nei casi più lievi), uno strumento assai utilizzato è quello del taglio del costo del denaro, ossia dei tassi d’interesse. Un governo che sia dotato di una banca centrale – per esempio quello degli Stati Uniti – potrà abbassare il costo del denaro in maniera che il debito contratto nella sua valuta finisca per “costare di meno”. Nel caso dell’Unione europea la Banca centrale europea regola il costo del denaro e quindi usa la leva monetaria a livello continentale (contemporaneamente nei confronti di tutti i paesi che utilizzano l’euro come propria moneta, l’Eurozona).

Per rimanere sul caso dell’Unione europea va ricordato che i criteri di Maastricht hanno imposto alle varie nazioni europee alcuni parametri di riferimento per salvaguardare la tenuta delle finanze pubbliche. In particolare va ricordato che si chiese alle nazioni di mantenere il proprio debito entro il 60% del proprio prodotto interno lordo, oppure che si dimostrasse questa tendenza (è il caso dell’Italia che ha un debito superiore al 100% del proprio Pil).

Va infine ricordato che lo Stato ha anche altri metodi per ridurre il proprio debito oltre a quello dell’emissione di obbligazioni: nel caso italiano si possono fare gli esempi della raccolta postale, dei libretti di risparmio, dei buoni fruttiferi, dei conti correnti, dei debiti verso la Banca d’Italia, verso altre banche, dei debiti verso soggetti esteri.

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