Le obbligazioni ibride hanno incontrato molti problemi di natura legale prima di poter essere incluse a diritto tra gli strumenti che una società può emettere per finanziarsi. Il legislatore italiano, infatti, faticava a ricomprendere nell’ambito dei titoli debitori, quelli che, come spesso accade per gli ibridi, non hanno una scadenza. In un primo tempo si è cercato di risolvere il problema con un “escamotage”: tali emissioni avevano una durata definita coincidente con la vita dell’impresa che li emetteva e quindi – teoricamente - limitata. Solo a partire dal 1998 i bond ibridi si sono affermati nel settore bancario, per effetto di una specifica normativa di settore, e comunque solo con complesse strutture di emissione indiretta. I titoli, infatti, erano piazzati solitamente da holding con sede in Lussemburgo e non dalle banche stesse. Con la recente riforma del codice civile (articoli 2410 e seguenti) si è aperta la possibilità di collocare debito ibrido direttamente sul mercato anche per le compagnie di assicurazione e le società industriali. Il bond Lottomatica è stato il primo (e finora unico) corporate hybrid bond italiano.
Tali forme di finanziamento atipiche presentano una serie di vantaggi sia per gli emittenti sia per gli investitori. Questi ultimi dovrebbero essere solo investitori istituzionali, cioè dei professionisti che possono ben comprendere la specificità di titoli obbligazionari assolutamente particolari perché comportano la partecipazione al rischio dell’impresa al di là della mera esposizione al rischio di credito. Il maggiore beneficio deriva da una superiore remunerazione dell’investimento effettuato rispetto a quello dei titoli senior: in un portafoglio obbligazionario, questi strumenti finanziari possono essere inseriti per aumentare il rendimento in maniera significativa (ma con esso anche il rischio).
I vantaggi per gli emittenti sono molteplici e rappresentano una modalità di raccolta di fondi molto interessante in confronto all’emissione di azioni o di debito senior.
Se le aziende reperissero capitali con debito senior peggiorerebbero il proprio merito di credito: più debito significa più rischio di insolvenza per i creditori. Gli ibridi, in quanto emissioni con seniority inferiore, hanno un rischio e quindi un rating differente che non peggiora quello dei titoli senior. La tranche ibrida, infatti, potrebbe non essere rimborsata od andare in default senza che gli interessi dei bondholder senior siano intaccati. Tale caratteristica è molto utile soprattutto per ottenere le risorse finanziarie necessarie in caso di acquisizioni importanti, legando i rischi di interes deferral al buon andamento dell’integrazione con la società preda: Lottomatica ha emesso obbligazioni ibride per 750 milioni di euro per l’acquisto dell’americana GTech.
Ancora maggiori sono i vantaggi garantiti dagli ibridi rispetto agli aumenti di capitale.
In primo luogo non vengono diluite le quote di proprietà degli azionisti; si evita che i soci di maggioranza o i consorzi debbano acquistare nuove azioni per mantenere il controllo. Gli azionisti, inoltre, non subiscono riduzioni del profitto che, con più titoli in circolazione, verrebbe divisi tra più soci.
Per l’azienda, inoltre, il costo di finanziamento dovrebbe teoricamente essere inferiore: gli azionisti –che sopportano più rischi- desiderano dividendi più alti rispetto alle cedole di un’obbligazione, seppure junior.
Infine, i più importanti multipli borsistici
usati per valutare la società, tra cui Roe[1] e price/earnings[2] in particolare, non peggiorano come nel caso degli aumenti di capitale.
[1] Acronimo di Return on Equity, è importante misura della redditività dei mezzi propri. Tale indicatore si calcola come rapporto tra l'utile netto e il valore del capitale netto contabile medi del periodo
[2] È il più diffuso multiplo borsistico, calcolato come prezzo delle azioni diviso utile netto. Indica, in pratica, quante volte gli investitori sono disposti a pagare attualmente gli utili dei prossimi esercizi di una determinata società nell'ipotesi che questi siano uguali a quelli dell'ultimo esercizio in corso.
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