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Tendenze

Agricoltura biodinamica: per l'economia e per l'ambiente

10 Giu 2015 - 11:21

In Italia aumentano le aziende che rispettano gli standard di questa nuova dottrina: nonostante le resistenze della comunità scientifica, è in aumento il seguito tra produttori e consumatori



Un'agricoltura di qualità che tutela il suolo anziché impoverirlo. Così l'Istituto Elvetico Fibl (l’Istituto di ricerca per l’agricoltura biologica) ha descritto la tecnica agricola biodinamica dopo aver confrontato per 21 anni i terreni coltivati con questo metodo con i campi “tradizionali” e “biologici”.

Una dottrina in espansione

A differenza di quanto si potrebbe pensare, si tratta di una metodologia che in Italia è già piuttosto radicata. Sono infatti oltre 4500 le aziende agricole del nostro Paese che hanno scelto di adottare le teorie di Rudolf Steiner, il filosofo austriaco che negli anni Venti per primo ipotizzò un nuovo modo “naturale” di trattare il terreno agricolo. Quale? Un metodo che rifiuta totalmente gli additivi chimici e prevede alcune operazioni pratiche (concime agricolo, studio delle fasi lunari, contenitori di sola origine animale per i preparati) per rivitalizzare la fertilità delle terre senza rinunciare alla qualità dei cibi. Insomma, una vera e propria dottrina, in un certo senso un'evoluzione più radicale della coltivazione biologica, che se da un lato non può ancora essere considerata una scienza ufficiale, dall'altro vede costantemente accrescere la popolarità in ogni parte del mondo: 55 miliardi di euro il fatturato mondiale stimato a oggi, 2 milioni gli ettari di terreno destinato all'agricoltura biodinamica (con esempi sorprendenti, come quello dell'azienda egiziana Sekem che è riuscita a convertire 5000 ettari di deserto in terra fertile) e una domanda che continua a crescere.

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Il biodinamico in Italia

Delle 4500 aziende biodinamiche italiane, tuttavia, all'inizio del 2015 solo 275 erano riconosciute con il marchio di qualità Demeter, l'associazione che in 43 nazioni certifica l’adesione agli standard internazionali della dottrina (e che in Italia opera a fianco dell'AgriBioDinamica per sostenere le imprese che desiderano entrare a far parte della rete).

Il nostro Paese occupa il terzo gradino del podio europeo, occupato anche da Germania e Francia; il Trentino Alto-Adige fa la parte del leone, con le sue 79 aziende biodinamiche riconosciute (61 delle quali impegnate nella coltivazione e nella raccolta della frutta, mele in primis). Da segnalare anche le 47 imprese trasformatrici (per lo più succhi di frutta, farine e oli) e le 38 aziende distributrici presenti sul territorio nazionale.

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Un mercato non solo da esportazione

Come accade per gran parte dei nostri prodotti, infine, è l'export a trainare il giro d'affari del settore biodinamico, soprattutto in direzione del Giappone, degli Usa e della Scandinavia. Questo non significa, però, che in Italia non c’è un mercato potenziale: se nel 2011 infatti la percentuale di prodotti biodinamici esportati era del 95%, oggi è scesa al 60%, segno di una rinnovata attenzione dei consumatori italiani per il biologico in generale e il biodinamico in particolare.

Se a questo si aggiungono i benefici di una coltivazione che non impoverisce la biodiversità e l'equilibrio dei terreni – aspetto particolarmente significativo in un Paese vario come il nostro, in cui il dissesto idrogeologico torna spesso d’attualità – è facile capire perché la biodinamica sia uno dei segmenti candidati a guidare l’evoluzione del settore agricolo italiano nei prossimi anni.

 

 

Contenuti a cura di The Van