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Materie prime

L’oro nero del Beverage

17 Mar 2015 - 12:43

Il caffè è il secondo prodotto più scambiato a livello globale dopo il petrolio, il suo consumo è in forte crescita in tutto il mondo. E l’Italia non fa eccezione



C’è un mercato che continua a crescere, con un trend positivo che non si è arrestato nemmeno negli anni di maggior crisi: quello del caffè. In pochi sanno che il caffè – a cui è dedicato uno dei cluster di Expo 2015 – è, dopo il petrolio, il prodotto più scambiato al mondo, con una produzione pari a 145,1 milioni di sacchi da 60 chili nell’annata agraria 2012/13 (+9,7% rispetto ai 132,3 milioni di sacchi del 2011/12, secondo i dati ICO - International Coffee Organization).

Produzione in crescita, in ogni continente

Un mercato in salute nonostante le ultime previsioni rilasciate dall’Organizzazione Internazionale del Caffè, cui aderiscono quasi tutti i Paesi produttori e consumatori, attestino per l'annata in corso un calo della produzione (-3,6%) fisiologico dopo anni di crescita, anche a doppia cifra. In particolare, il livello di produzione 2012/13 è stato il più alto mai registrato: è aumentato del 15,7% in America Latina, dove attualmente si concentra oltre il 46% della produzione mondiale, passando dai 67,6 milioni di sacchi dell’annata agraria 2011/12 a 78,2 milioni. Ma la produzione è cresciuta anche in Asia e Oceania (+11,8%, passando da 37,9 milioni di sacchi a 42,4 milioni) e in Africa (+16%, da 15,7 milioni di sacchi a 16,7 milioni). Tra le aree produttrici, solo il Messico e l'America Centrale hanno registrato un calo: -8,7% (da 20,3 milioni di sacchi a 18,5 milioni), dato dovuto al propagarsi di un fungo nelle piantagioni.

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I mercati emergenti trainano il consumo

Sono positivi anche i dati relativi al consumo mondiale, che nel 2012 (ultimi dati ufficiali disponibili) ha toccato quota 142 milioni di sacchi (rispetto ai 139 milioni dell’anno precedente) e che, secondo le previsioni per l’annata in corso, salirà ancora del 2,1%. Una crescita dovuta principalmente all’aumento del consumo interno nei Paesi esportatori e nei mercati emergenti: se l’Europa, con i Paesi scandinavi in testa (la Finlandia è al primo posto con 12 chili pro capite all’anno, seguita da Germania e Francia), rimane il continente con il maggior volume di importazioni (45% del totale), l’Asia è l’area dove i consumi galoppano maggiormente, con un +4% registrato di anno in anno. Un dato interessante in un’area in cui il forte utilizzo di tè ha sempre ridotto il caffè a un ruolo di secondo piano.

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Arabica o Robusta?

Per trovare un dato negativo, occorre analizzare i prezzi: la media del prezzo indicativo composto ICO è sceso a 127,86 centesimi di dollaro/libra nel 2012/13 rispetto ai 169,82 centesima/libra del 2011/12, ribasso registrato anche nelle borse merci di New York e Londra, dove si effettuano le maggiori compravendite. Una curiosità: la varietà Arabica, più costosa e coltivata soprattutto in America e nell’Africa orientale, è trattata principalmente a New York, mentre quella Robusta, che contiene più caffeina ed è prodotta principalmente in Asia e nella zona occidentale dell’Africa, a Londra.

Italia tra le regine del torrefatto

E l’Italia? Il nostro Paese non fa eccezione e occupa un ruolo di primo piano anche in questo mercato: secondo quanto riporta il Comitato Italiano Caffè, organismo di coordinamento delle associazioni nazionali di categoria che operano nella filiera, nel 2013 abbiamo importato 8,2 milioni di sacchi di caffè verde (+2,23% rispetto al 2012) e abbiamo esportato 2,9 milioni di sacchi di caffè torrefatto (+10,23% rispetto al 2012). Nel comparto operano 750 torrefattori e 7mila addetti, per un giro d’affari di 3,1 miliardi di euro; l’Italia è il terzo Paese in Europa per l’export di caffè torrefatto e il quarto a livello mondiale, dopo Germania, Belgio e Stati Uniti.

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Contenuti a cura di The Van