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Materie prime

Il nuovo gap del mercato del cacao

09 Apr 2015 - 10:38

Cresce il consumo di cioccolato, diminuisce la produzione di cacao. E i Paesi emergenti spostano gli equilibri: l’Italia guarda alla Cina per iniziare a giocare un ruolo da protagonista



Esiste una relazione tra il mercato del cioccolato e l’andamento delle Borse? Lo ha sostenuto due anni fa Brian Stutland, fondatore della società di consulenza Equity Armor Investments, che ha sottolineato come il trend delle azioni Hershey, produttore di cioccolato leader negli Usa, anticipasse di nove mesi quello dell’indice S&P 500. Come mai? Perché il cioccolato è un prodotto amato universalmente e in maniera trasversale e, dunque, rappresentativo dell’andamento dei consumi a livello globale.

011 cioccolato large

Cresce il divario tra domanda e offerta

Che si voglia credere o meno a questa tesi, quelli del cacao e del cioccolato – ai quali è dedicato uno dei cluster di Expo 2015 – rappresentano mercati in grande evoluzione. Il consumo di cioccolato è aumentato nel mondo del 32% in 10 anni, dal 2003 al 2012, e il suo giro d’affari, secondo la società di ricerca Euromonitor International, è destinato a crescere ulteriormente, passando dai 110 miliardi di dollari del 2012 ai 123,6 miliardi (+12%) nel 2018. Inoltre, le frantumazioni mondiali di semi di cacao sono aumentate del 2,4% nel corso dell'anno di raccolta 2012/2013, facendo segnare il record di 4.052.000 tonnellate (96mila in più rispetto alla stagione precedente).

Tuttavia, l’ultimo rapporto firmato ICCO (International Cocoa Organization) evidenzia come la produzione mondiale di semi di cacao, pari a 3.931 milioni di tonnellate, sia diminuita del 3,7% nel 2012/2013 rispetto alla stagione agraria precedente e come, dopo due anni consecutivi di surplus di forniture, si sia registrato un ampio deficit di approvvigionamento, stimato in 160mila tonnellate.

011 fave

Il prezzo della crescita

Un trend che porta inevitabilmente a un aumento dei prezzi. Come il caffè, anche il cacao è quotato sulle borse merci di Londra e New York. In particolare, a essere quotati sono i semi della qualità Forastero, che rappresenta il 90% del cacao in circolazione e, a differenza delle altre due, Criollo e Trinitario, considerate più nobili, è destinato soprattutto alla produzione su larga scala. A stabilirne il prezzo è l’ICCO, che definisce un indicatore giornaliero di riferimento, calcolato come media di alcuni futures scambiati a Londra e New York. Secondo gli ultimi dati World Bank disponibili, risalenti ad agosto 2014, il prezzo medio del cacao è in aumento: è cresciuto infatti del 40% tra luglio 2013 e luglio 2014.

Paesi emergenti, nuovi driver del comparto

Ma chi sono i principali attori del mercato? E quale ruolo gioca l’Italia in questo scenario? La pianta di cacao, per crescere, ha bisogno di condizioni climatiche molto particolari (clima caldo e piovoso e vegetazione folta per fornire ombra alle piante) ed è coltivata, quindi, in poche regioni tropicali, tra i 15 e i 20 gradi di latitudine dall'equatore. I principali produttori di fave di cacao sono la Costa d’Avorio (1.445.000 tonnellate, secondo le stime ICCO del 2012/13) e il Ghana (835mila), che rappresentano il 58% della produzione totale mondiale, seguiti da Indonesia, Nigeria e Camerun. La lavorazione, invece, si concentra soprattutto nei Paesi Bassi (530mila tonnellate, il 13% del totale lavorato nel mondo), in Costa d’Avorio, negli Stati Uniti e in Germania. Anche per ciò che concerne i consumi, i numeri più alti vengono registrati in Usa, Germania e Paesi Bassi, ma la crescita maggiore si registra nei mercati emergenti: Brasile, India e Cina sono i driver del mercato e, secondo le stime di Euromonitor, si posizioneranno tra i primi cinque mercati del comparto entro il 2018.

011 lavorazione cacao

L’Italia guarda a Oriente

E proprio guardando alla Cina si possono trarre i migliori auspici per il cioccolato Made in Italy. Nel nostro Paese il mercato del cioccolato vale circa 3,09 miliardi di dollari, ma ha perso anno su anno oltre il 3% sia nel 2010, sia nel 2011. A crescere, però, sono proprio le esportazioni, che hanno segnato un rialzo del 22%, raggiungendo un valore complessivo di 665 milioni di euro. L’Italia è il maggiore esportatore di cioccolato nel “Dragone”, Paese che negli ultimi anni ha scalato la classifica degli importatori di cacao, passando dal 15esimo posto del 2008 al nono del 2011: in Cina, stando alle previsioni di Euromonitor International, è previsto un aumento della domanda del 5% all’anno fino al 2018.

 

Contenuti a cura di The Van