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Materie prime

I sapori del viaggio

14 Lug 2015 - 15:20

Sono originarie dei Paesi orientali, ma hanno sempre più successo in Occidente. Sono le spezie, il cui mercato ha ancora ampi margini di crescita. L’Italia ne produce soprattutto una, la più costosa



Le spezie hanno il sapore di un viaggio. Una rotta verso mete orientali o esotiche, alla ricerca di profumi e atmosfere sorprendenti. Non a caso, è proprio il viaggio il concept del cluster dedicato agli aromi all’interno di Expo 2015, che riunisce in uno spazio di 3700 metri quadri culture e Paesi molto distanti tra loro: dall'Afghanistan al Brunei, dalla Tanzania a Vanuatu. Paesi protagonisti di un mercato globale, ma ancora relativamente piccolo.

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Un piccolo, prezioso mercato

Piccolo – ad esempio ogni anno a livello mondiale vengono scambiate 350 mila tonnellate di pepe contro 20 milioni di tonnellate di caffè – ma in crescita: lo conferma un recente report della società di ricerche americana Transparency Market, secondo cui il mercato mondiale passerà da circa 12 miliardi di dollari del 2012 a 16 miliardi nel 2019. Difficile, tuttavia, prevedere l’evoluzione di un mercato fortemente influenzato da variazioni climatiche, siccità, speculazioni di borsa, politiche di dazio e protezionismo da parte dei Paesi occidentali. Che sempre di più apprezzano le spezie, come dimostrano i dati sulle importazioni: secondo i dati del Ministero degli Affari Esteri, nel 2013 in Europa ne sono state importate 520mila tonnellate, per un valore di quasi due miliardi di euro.

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Le vie delle spezie      

I maggiori produttori, al contrario, sono i Paesi orientali, alcuni dei quali favoriti dal clima tropicale e monsonico. Secondo il Consorzio Altromercato, solo India e Sri Lanka, con una produzione di 250mila tonnellate, detengono il 37% del mercato. Altri grandi produttori sono presenti in quasi tutti i continenti: Nord Africa, in particolare Marocco, Tunisia ed Egitto, Asia – Turchia, Indonesia (chiodi e noce moscata), Vietnam e Malesia –, America centrale – Guatemala (cardamomo) e Messico (peperoncino) – e Sudamerica, in particolare il Brasile. La spezia più diffusa è il pepe, che costituisce poco meno della metà degli scambi totali, mentre quella più costosa è lo zafferano: si pensi che per ottenere un grammo di questa preziosa polvere rossa servono circa cento fiori di Crocus Sativus, pianta della famiglia delle Iridacee dalla quale si ottiene la spezia. Il primo produttore di zafferano al mondo è l'Iran (con una quota dell'87%), ma esiste anche un "oro giallo" tutto italiano.

L'oro giallo italiano

Secondo i dati riportati dall'Associazione Italiana Zafferano, la produzione italiana della spezia è di circa 600 chili l'anno. Circa 320 aziende lo coltivano in Umbria, nelle Marche, in Abruzzo, in Toscana, Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna. Addirittura in Lombardia, su una superficie complessiva di circa 2mila metri quadri, secondo le stime Coldiretti. Alcune varietà nostrane sono anche certificate dall’Unione europea: è il caso dei prodotti DOP Zafferano dell'Aquila, Zafferano di San Geminiano e Zafferano di Sardegna.

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Il mercato italiano            

D’altronde, anche grazie al boom dell’etnico, il mercato delle spezie nel nostro Paese continua a crescere: come ha rilevato un'indagine Nielsen sull'andamento del settore, nel 2014 la categoria ha registrato una crescita dell’8,6% a volume e quasi del 5% a valore, per un giro d'affari di oltre 62 milioni di euro. La crescita è stata guidata dalle private label, mentre tra i brand il leader di mercato è Cannamela, con una quota che nel 2012 superava il 37% (dati Nielsen).

 

Contenuti a cura di The Van