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Lifestyle

Successo a tre dimensioni

The Van  31 Mag 2016 - 13:01

Il mercato mondiale della stampa 3D nel 2018 potrebbe arrivare a toccare i 12 miliardi di euro. E l’Italia, in cui non mancano esempi eccellenti, potrebbe essere in prima fila



Permette a tutti di diventare “inventori” e offre nuove opportunità di business e lavoro. È la stampa 3D che, grazie a particolari filamenti (polimeri termoplastici, Abs e Pla) consente di stampare agevolmente prototipi tridimensionali. Un business cresciuto negli ultimi anni e che, secondo le stime di Gartner Group – multinazionale specializzata in indagini commerciali – potrebbe arrivare a toccare nel 2018 i 12 miliardi di dollari.

Nel 2015, infatti, sono state vendute 244mila stampanti 3D nel mondo, mentre per il 2016 la previsione è di arrivare a 496mila, più del doppio. Nel 2019, sempre secondo Gartner Group, dovrebbero addirittura superare le 5,6 milioni di unità.

E l’Italia? Da noi la diffusione è in crescita, ma ancora limitata: la media è di 3 stampanti 3D ogni 10mila abitanti, non troppo lontani però dalla media europea di circa 8 ogni 10mila (fonte: Il Sole 24 Ore). Tuttavia, esistono già poli di eccellenza, innovatori e giovani promesse che lasciano ben sperare per lo sviluppo futuro del business nel nostro Paese.

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Nati in un garage, sulla scia di Steve Jobs

Tra i tanti protagonisti, uno delle storie più interessanti è quella di Massimo Moretti. Nel 2012 apre a Massa Lombarda, in provincia di Ravenna, Wasp, progetto incentrato proprio sulla stampa 3D. La Power Wasp è il suo primo prototipo, mentre successivamente crea una linea di stampanti, le Delta Wasp, di cui fa parte per anche la BigDelta: alta 12 metri, è in grado di realizzare intere case. A queste si aggiungono poi una serie di modelli dedicati sia alle aziende che agli appassionati.

Nella provincia di Lecco nasce invece Sharebot. Il business lo avviano cinque ragazzi in un garage, tra cui Andrea Radaelli, e nel 2012 lanciano la loro impresa, oggi divenuta una dei principali produttori di stampanti low cost nel mondo con rivenditori in Europa, Stati Uniti e India.

Olo è invece la prima stampante 3D per smartphone, un’idea di Filippo Moroni e Pietro Gabriele. Si utilizza un’app, si caricano i file e si lancia la stampa dal cellulare per realizzare oggetti di dimensione contenute (al massimo 7,6x12,7x5 centimetri) con la possibilità poi di condividere le proprie creazioni via social. Per realizzare il prototipo hanno chiesto aiuto alla rete attraverso Kickstarter, un sito di raccolta fondi americano, raccogliendo oltre 2 milioni di dollari per portare l’idea sul mercato.

Anche il più grande franchising di stampa 3D in Europa è italiano, creato dal 34enne Antonio Alliva. Dopo aver comprato una stampante 3D, apre il primo negozio dove chiunque può realizzare prototipi o acquistare un dispositivo tra quelli migliori sul mercato. Oggi 3D Italy ha aperto centri a Roma, Ragusa, Napoli, Milano, Torino, Pescara e Padova.

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Inventori precoci

Agli Italiani, d’altronde, non è mai mancata la creatività. Cesare Cacitti ha solo 13 anni quando costruisce la sua prima stampante 3D acquistando pezzi online e in negozi di ferramenta. Oggi che di anni ne ha 16 ha recentemente ricevuto un finanziamento di 100mila euro dalla Regione Veneto, dove aprirà alcuni Fablab, laboratori che offrono a chiunque la possibilità di stampare in 3D, incontrare professionisti e collaborare per creare nuovi prodotti. Parallelamente sta anche preparando un sito e-commerce per vendere prototipi della stampante da lui stesso creata.

La storia di Cesare dimostra che con investimento non proibitivo chiunque ha l’opportunità di costruire l’oggetto dei desideri. Una “rivoluzione” anche per le aziende di qualsiasi settore, dall’edilizia alla medicina, passando per l’alimentare, che permette di abbassare notevolmente il costo di prototipazione di un oggetto. Se le nostre Pmi usassero questa tecnologia in modo sistematico l’impatto sui ricavi sarebbe decisivo: 8,6 miliardi di crescita annua della produzione industriale con 39mila nuovi occupati, secondo uno studio di Prometeia, azienda di consulenza e ricerca economica, riportato da Repubblica. Il futuro è sempre più 3D. Anche in Italia.

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