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Lifestyle

Tempo di recupero (crediti)

The Van  31 Ago 2017 - 15:00

Negli ultimi anni è boom di crediti in sofferenza. Un business particolarmente interessante per istituzioni bancarie e operatori finanziari italiani specializzati negli investimenti in NPL



Tagli, chiusura degli sportelli fisici, disaffezione crescente dei risparmiatori e concorrenza sempre più agguerrita di startup FinTech e GIC (Global Internet Companies). Non è sicuramente un momento favorevole per il sistema bancario, chiamato a rinnovarsi per adattarsi alle nuove esigenze di un mercato in continua trasformazione. Eppure c’è un settore che gode di buona salute e non sembra subire gli effetti della crisi: si tratta del cosiddetto NPL (Non Performing Loans), una sigla che probabilmente dice poco ai non addetti ai lavori, ma che in realtà indica l’attività di recupero crediti. Esistono, infatti, realtà specializzate in queste pratiche, che si occupano di acquisire i crediti di banche o società finanziarie a un prezzo ridotto occupandosi poi della loro effettiva riscossione presso i vari debitori. Le opportunità di certo non mancano: negli ultimi sette anni i crediti deteriorati sono infatti più che raddoppiati passando dai 145,7 miliardi del 2010 a 324,3 miliardi del 2016, con una netta prevalenza delle società non finanziarie (71,3%) dove si concentra il maggior numero di sofferenze.

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Specializzazione e innovazioni tecnologiche

Le principali banche operative in questo settore sono Banca Ifis e Banca Sistema, entrambe quotate sul settore STAR di Borsa Italiana. La prima è veneta e l’anno scorso ha visto crescere il suo utile netto di ben il +324%, passando dai 162 milioni di euro del 2015 agli attuali 687,9 milioni. Banca IFIS è riconosciuta come protagonista del mercato italiano dell’acquisto crediti. La banca dispone, infatti, di una struttura dedicata che si occupa di individuare e coordinare gli enti esterni che per suo conto provvederanno alla riscossione delle somme dovute. Attualmente si avvale della collaborazione di 43 società così distribuite: 30 per l’attività di recupero crediti domiciliare che, come suggerisce il nome, vede gli agenti recarsi presso il domicilio dei debitori, e le restanti 13, gestite da un’apposita business unit, che operano mediante contatto telefonico.

E poi c’è Banca Sistema, una realtà relativamente giovane, nata a Milano nel dicembre 2011 come istituto specializzato nell’acquisto dei crediti commerciali vantati nei confronti della Pubblica Amministrazione. Nonostante le sue dimensioni, Banca Sistema ha saputo fiutare l’opportunità trovando il suo spazio in una nicchia di mercato poco affollata e i risultati sembrano darle ragione: l’anno scorso l’utile netto è infatti salito a 26,4 milioni di euro (+11% rispetto all’anno scorso), mentre il margine di interesse è cresciuto del +22%. Si tratta di una banca all’avanguardia anche sotto il profilo tecnologico: per le attività di collection, ossia di riconciliazione tra i pagamenti ricevuti e le fatture dei clienti, si è infatti dotata di una piattaforma innovativa che sfrutta tutte le potenzialità dell’Intelligenza artificiale: in pratica, un “cervellone” che consente di gestire i bonifici in ingresso nonché di verificare la corrispondenza dei dati, agevolando di fatto le operazioni di chiusura della pratica.

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I debiti che fanno gola

Ma in questo settore si muovono anche i grandi nomi della finanza. Uno su tutti, il Gruppo Mediobanca, cui appartiene MBCredit Solutions (ex Creditech), società specializzata nelle attività di acquisto NPL che vanta un portafoglio del valore lordo di 2 miliardi di euro e gestisce altri 3 miliardi di euro per conto di soggetti terzi. Il recente cambio di denominazione, avvenuto pochi mesi fa, non ha certo privato la società del background che le ha consentito di diventare uno dei principali player del settore in grado di negoziare con i grandi colossi del banking: per esempio, nel 2016 ha messo le mani su un portafoglio da oltre 450 milioni di euro da Intesa Sanpaolo, mentre quest’anno ha acquistato in meno di un mese circa 950 milioni di euro di NPL da UniCredit. MBCredit Solutions, inoltre, ha annunciato l’acquisto di due portafogli di crediti non performing sia retail sia corporate originati da Banco Desio e Banca popolare di Spoleto per un valore lordo complessivo di 150 milioni di euro.

Un asso nella Manica

Infine c’è Algebris (UK) Limited, società di gestione del risparmio con sede a Londra ma CEO italiano, Davide Serra, che ha investito in alcuni crediti deteriorati italiani come quelli di Banca Monte dei Paschi di Siena. Recentemente tramite Algebris NPL Fund II, il secondo fondo di investimento del gruppo Algebris lanciato nel dicembre 2016, si è aggiudicata da Banco BPM un portafoglio di crediti in sofferenza interamente assistito da garanzie reali ipotecarie su immobili a uso alberghiero, residenziale e commerciale, avente un valore di libro di circa 693 milioni di euro.

Dal 2014, anno della sua fondazione, Algebris (UK) Limited ha concluso 70 operazioni con 36 banche ed entro la fine dell’anno si propone l’obiettivo ambizioso di raccogliere una cifra complessiva pari a 1,25 miliardi di euro. Ci riuscirà? È ancora troppo presto per saperlo, ma sicuramente le premesse di buona riuscita ci sono tutte.

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