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Lifestyle

Un inverno italiano

The Van   06 Mar 2018 - 15:15

La stagione fredda è quasi alle spalle. Tempo di bilanci, quindi: anche quest’anno i piumini made in Italy sono stati protagonisti, sia in città sia in montagna



Gli ultimi scampoli d’inverno hanno riservato qualche sorpresa. A Milano, Roma, Napoli e in tante altre città si sono visti, a inizio marzo, i primi fiocchi di neve. Chi aveva messo nell’armadio il piumino – in fondo non è stato un inverno particolarmente rigido – è stato così costretto a riprenderlo. Con tutta probabilità, quel piumino è rigorosamente made in Italy.
I più attenti allo stile indossano Moncler, che a dispetto del nome – è l’acronimo di Monestier de Clermont, piccolo villaggio di montagna vicino a Grenoble, dove l'azienda è stata fondata nel 1952 – è oggi un’azienda italiana. Il marchio, infatti, è stato rilevato nel 2003 dall’imprenditore italiano Remo Ruffini, attuale presidente e amministratore delegato del Gruppo, e dal 2013 l’azienda è quotata sul Mercato Telematico Azionario (MTA) di Borsa Italiana S.p.A.
Per descrivere Moncler e la sua crescita, è sufficiente qualche numero: nel 2016 ha fatturato oltre un miliardo di euro, con quasi 200 milioni di utile netto, grazie al lavoro di circa 2.700 dipendenti. Una crescita che è proseguita anche nel 2017: nei primi nove mesi l’azienda ha incassato 736,8 milioni di euro, + 15% sullo stesso periodo dell’anno precedente.

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Colmar tra sport ed eleganza
C’è un altro marchio italiano di piumini che sembra avere un legame con la Francia, ma in questo caso si tratta solo di una coincidenza. Colmar, infatti, è anche una nota località alsaziana, ma quando si parla di piumini i nostri “cugini d’Oltralpe” non c’entrano nulla: il marchio, infatti, nasce dall’unione delle prime tre lettere di nome e cognome di Colombo Mario, imprenditore monzese che ha fondato l’azienda nel lontano 1923. La storia iniziale di Colmar è strettamente legata alle glorie dello sport italiano, ma con il passare degli anni l’azienda ha diversificato la produzione e, oltre all’abbigliamento tecnico, ha iniziato a produrre capi di moda, raggiugendo 95 milioni di ricavi nel 2016. Nello stesso anno è stata inserita tra le mille aziende europee che “ispirano l’Europa” secondo il report del London Stock Exchange Group. A distanza di quasi cento anni dalla sua fondazione, Colmar è presieduta ancora dalla famiglia Colombo e nello specifico da un altro Mario, il nipote del fondatore.

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Il ritorno di Ciesse Piumini
Ma i casi di eccellenza made in Italy non finiscono qui. Da qualche anno, infatti, è tornato alla ribalta un nome storico dell’abbigliamento invernale italiano: Ciesse Piumini, l’azienda fondata nel 1976 a Borgo a Buggiano, in provincia di Pistoia, che ha vissuto l’età dell’oro negli anni ’80 e ’90 grazie ai giubbotti colorati realizzati in materiali all’avanguardia per l’epoca, ad esempio il Goretex. Dopo una lunga serie di cambi di proprietà, l’azienda è passata nel 2010 sotto il controllo di Fremil International S.p.A., già titolare del brand di abbigliamento da sci West Scout, che l’ha rilevata dal fondo americano GEM (Global Emerging Markets) per rilanciarla nel settore dell’abbigliamento tecnico di tendenza.

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Peuterey e Save the Duck vanno in ELITE
A proposito di tendenze, non si può non citare Peuterey, azienda che fa parte del programma ELITE di Borsa Italiana, di proprietà della famiglia Lusini insieme a Geospirit e Postcard. In Europa Peuterey è presente quasi ovunque, in particolare in Germania e Benelux, così come negli Stati Uniti i suoi giubbotti si trovano nei principali department e indipendent store, così come in Asia. Anche qui qualche numero aiuta a capire: l’export pesa per il 30% del fatturato del marchio, che si attesta intorno ai 70 milioni di euro nell’esercizio chiuso a marzo 2017.
Sempre in ELITE è entrata da poco Save the Duck, azienda che dal 2011 produce piumini al 100% animal free che fa capo al gruppo Forest, controllato al 51% dall’imprenditrice Marina Salamon e gestito dall’amministratore delegato Nicolas Bargi. Nel 2017 i ricavi di questo progetto innovativo e sostenibile, che sta avendo successo anche all’estero, hanno raggiunto quota 31,5 milioni di euro e l’obiettivo per il 2018 è di circa 37 milioni. E come tutti i marchi che si affermano nel fashion system, nel 2018 Save the Duck ha previsto l’apertura del primo monomarca a Milano, capitale mondiale della moda.


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