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Lifestyle

Oro nero d’Italia

The Van  25 Mag 2017 - 14:30

Le aziende nostrane dominano il business delle stazioni di servizio. E, tra i colossi Eni e Api, spunta qualche competitor emergente



Il vero “carburante” italiano? Le 21mila stazioni di servizio, il numero più alto d’Europa. Un mercato in cui la fanno da padroni i marchi italiani: Eni e Gruppo Api su tutti, ma anche nomi meno conosciuti come Keropetrol e Beyfin. In ogni caso, che siano grandi aziende o piccole, dietro al successo di queste realtà c’è una storia imprenditoriale tipicamente italiana. C’è chi è partito con due dipendenti per assumerne centinaia, chi ha rilevato un’azienda in liquidità e l’ha portata in vetta al mondo. E chi, ancora, da un piccolo borgo, ha acquistato un gruppo petrolifero e condotto al successo internazionale.

distributori

Eni domina il mercato

Al primo posto nella classifica delle stazioni di servizio non poteva che esserci Eni, con 4.500 punti vendita. La società fondata nel 1926 con il nome di Agip è in crisi a metà degli anni Quaranta. Per liquidarla viene chiamato Enrico Mattei, politico e imprenditore, che disattende il suo mandato. Convinto del potenziale dell’azienda, infatti, la riorganizza e avvia nuove perforazioni in Pianura Padana per scoprire nuovi giacimenti di idrocarburi. Da questa rivoluzione, nel 1953, nasce l’Eni, acronimo di Ente nazionale idrocarburi.
Nei decenni successivi l’azienda attraversa fasi delicate e tappe decisive del suo percorso. Dalla Guerra Fredda negli anni Sessanta con la ricerca di rapporti commerciali con la Russia per l’importazione del greggio, alla crisi petrolifera del 1973 provocata dalla guerra del Kippur, fino alla quotazione in Borsa nel 1995, Eni ha sempre saputo essere protagonista del mercato. E la sua leadership continua anche oggi: 30mila dipendenti, un utile d’esercizio di 4,52 miliardi (nel 2016) e la capacità di guardare al futuro. L’azienda, infatti, ha ottenuto diversi riconoscimenti per la sua attenzione alle tematiche della sostenibilità, come l’ingresso nel Dow Jones Sustainability Index World, indice che premia le aziende migliori per volume di fatturato e per le politiche ambientali e sociali.

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Gruppo Api al secondo gradino del podio

Al secondo posto, con 2.600 punti vendita, c’è il Gruppo Api, che può contare su una storia gloriosa iniziata negli anni Trenta. L’uomo che dà avvio al successo dell’azienda è Ferdinando Peretti, soprannominato Nando. Nato a Borgo San Donnino (l’odierna Fidenza, in provincia di Parma) si mette presto in proprio con Sap (Società anonima Peretti) per occuparsi di trasporto di prodotti petroliferi. Il business è redditizio e gli consente di acquistare Api (Anonima petroli italiana), azienda che ha sede a Falconara Marittima. Qui costruisce uno dei primi impianti di raffinazione del petrolio, che in meno di un decennio diventa una delle raffinerie più avanzate d’Europa.
La morte di Nando, nel 1977, coincide con un periodo complesso per l’azienda: le ostilità tra Iraq e Iran negli anni Ottanta la penalizzano, provocando una diminuzione dei barili quotidiani raffinati. Ma la crisi viene superata con un programma di ottimizzazione del ciclo produttivo reso possibile dall’introduzione di impianti di distillazione all’avanguardia.
La passione per l’innovazione continua nei decenni successivi: sul finire degli anni Novanta viene realizzato il primo impianto di stoccaggio Gpl interrato per sostituire quelli fuori terra: il primo caso in Europa. Gli anni 2000 sono quelli dell’espansione con l’acquisizione nel 2004 dell’IP (Italiana Petroli) da Eni per 189 milioni di euro, affare che dà una grossa spinta alla società che oggi può contare su un fatturato di 3 miliardi di euro e 2.800 dipendenti (nel 2016). E si appresta a diventare il primo operatore italiano qualora andasse in porto l’acquisizione dei 2.600 punti vendita TotalErg – joint venture fra Erg, azienda di proprietà della famiglia Garrone, e il colosso francese Total – ai quali Api sembra essere interessata.

 

Due piccoli grandi leader

Ai due leader del mercato si accompagnano altre realtà di successo. Beyfin, azienda toscana, è tra queste: oggi può contare su oltre 100 distributori sul territorio nazionale, 330 dipendenti e 400 milioni di euro di fatturato. E pensare che quando è nata con il nome di Etruria Gas, nel 1954, era solo una piccola attività imprenditoriale centrata sulla distribuzione delle bombole Gpl con due dipendenti ad affiancare il capo, Luciano Niccolai, che ha saputo guidare l’azienda fino alla crescita odierna.
Altro caso di successo è Keropetrol, azienda di Cremona fondata nel 1961. Di proprietà della famiglia Mainardi, ha saputo diversificare l’offerta negli anni (dal kerosene e oli combustibili, fino a Gpl e metano) ed è cresciuta grazie agli investimenti in piccole società come Novogas e Mercevaggi, che le hanno consentito di toccare un fatturato di 160 milioni di euro.

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