Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione di terze parti per proporti pubblicità e servizi in linea con le tue preferenze. Per maggiori informazioni, ti invitiamo a consultare la nostra cookie policy. Cliccando su “Continua” o proseguendo nella navigazione acconsenti all’utilizzo di tali cookie.

Lifestyle

Finalmente la barca va...

The Van  20 Mag 2016 - 12:16

Dopo anni di grande crisi, l’industria nautica sembra tornata a sorridere: nel periodo 2015-2016 la crescita dovrebbe attestarsi tra il 5% e il 10%, secondo quanto comunicato da Ucina



Un Paese di santi, poeti e navigatori non poteva che essere forte nell’industria nautica. Un settore, questo, che fattura 2,4 miliardi e occupa oltre 17mila addetti (dati Ucina, Unione nazionale dei cantieri e delle industrie nautiche e affini), che dal 2008 ha vissuto anni davvero molto difficili, ma che ora mostra qualche incoraggiante segnale di ripresa.

2014, l’anno della ripresa

Proviamo a dare uno sguardo ai numeri. Se nel 2008 la produzione per l’estero dei nostri cantieri era il 53% del totale e quella per l’Italia si assestava al 47%, nel 2014 l'export è arrivato a coprire il 93%, mentre alla produzione per il territorio nazionale non è rimasto che il 7%. Le cifre fornite dall’associazione nazionale di categoria raccontano senza possibilità di smentita un vero e proprio “crollo” del mercato italiano, che ha portato l’intero settore a fare i conti con una crisi che sembrava senza fine.

Sembrava, perché proprio nel 2014 si sono intraviste le prime luci alla fine del tunnel: il fatturato della nautica, in picchiata dal 2008, alla fine dell'anno è sorprendentemente tornato a crescere del 2,1%, con un aumento del valore delle esportazioni passate da 1.429 a 1.965 milioni di euro. La destinazione principale è rappresentata dall’Unione Europea (42%), in costante aumento rispetto al 2013 in termini di apporto sul totale dell’export.

nautica1

Tra cantieri ed export

Se nel 2014 hanno iniziato a intravedersi i primi segnali di risveglio, anche il 2015 fa registrare un sensibile miglioramento: l’anno nautico settembre 2014-agosto 2015 ha segnato un +10% rispetto all’anno precedente, e le previsioni di Ucina diffuse nel corso della 55esima edizione del Salone nautico di Genova, svoltasi lo scorso settembre (+20% di barche esposte) parlano di una crescita per l’anno nautico settembre 2015-agosto 2016 che dovrebbe attestarsi tra il 5% e il 10%. Nello specifico, spicca soprattutto il dato della cantieristica – l’attività di costruzione delle navi di cui Fincantieri è leader europeo – che dopo i grandi affanni del recente passato cresce di oltre il 13%. Bene anche il settore dei motori (+13%) e il comparto accessori e componenti (+7%). Significativo, inoltre, l’incremento del 35% dei leasing stipulati nel 2015 che, secondo quanto comunicato da Assilea, l’associazione italiana leasing, nel primo bimestre 2016 sono aumentati addirittura del 135%.

nautica2

Super yacht, super ripresa

Non dimentichiamoci, poi, che il nostro Paese è il leader incontrastato nella produzione di super yacht con una quota di mercato del 37%, un settore anch'esso in ripresa.

Secondo l'associazione Nautica Italiana, che riunisce alcuni dei più prestigiosi marchi italiani del comparto (fuoriusciti da Ucina), il Belpaese si conferma il più forte esportatore al mondo in questo mercato, con oltre 2 miliardi di dollari nel 2014 e il portafoglio ordini di grandi yacht dell'industria cantieristica italiana ha fatto segnare un aumento (record) del 42%. E forse non tutti sanno che gli yacht rivestono un'enorme importanza anche da un punto di vista occupazionale, come segnala la stessa Nautica Italiana: un'imbarcazione di 30-60 metri ha un costo di circa 2 milioni di euro all'anno e si stima che, tra occupazione diretta (equipaggio calcolato nell'ordine delle 15 unità) e indiretta (personale impiegato a terra calcolato nell'ordine delle 75 unità), ciascuna possa dare lavoro mediamente a 90 persone.

nautica3

Si tratta di dati, questi, che consentono di guardare a un 2016 con grande ottimismo, grazie anche a un importante segnale che arriva dalla politica: la riduzione della tassa di possesso che, secondo Ucina, aveva costretto alla fuga “circa 40mila barche dall’Italia, con una perdita di 800 milioni di euro”.

La barca ha ripreso ad andare, non c’è dubbio.