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Lifestyle

L’azienda in mostra

The Van  17 Nov 2016 - 14:17

I musei di impresa, un modo per raccontare la storia produttiva, culturale e progettuale del nostro Paese e delle sue eccellenze. E un’opportunità per fare network



La cultura è una vera e propria impresa che, secondo uno studio condotto dalla società di consulenza Ernst&Young, vale il 2,9% del Pil. Ma adesso sono le imprese stesse a fare cultura. Molte delle aziende che hanno fatto la storia industriale italiana, infatti, già da tempo hanno allestito percorsi autonomi e nel 2001, da un’iniziativa di Assolombarda e Confindustria, è nata Museimpresa –Associazione italiana archivi e musei d’impresa – con l’obiettivo di promuovere e mettere in rete le imprese che hanno scelto di promuovere il proprio patrimonio culturale. Tra i nomi più prestigiosi figurano i Musei Campari, Ducati (quarto museo di Bologna con i suoi 40mila visitatori annui), Salvatore Ferragamo, Piaggio, Alfa Romeo e quello dedicato alla liquirizia Amarelli, in Calabria.

Branca, Martini e Campari

Si tratta di spazi dedicati non solo alla storia industriale, ma anche sociale, che in alcuni casi le vicende di un Paese alle prese con la rinascita post-bellica. Il Museo Branca di Milano, ad esempio, oltre a parlare il linguaggio della produzione industriale, “espone” la comunicazione d’avanguardia dell’azienda, conosciuta nel mondo per la produzione dell’amaro Fernet Branca, grazie a dipinti, documenti, disegni, bozzetti, oggetti, fotografie, merchandising di culto, calendari, manifesti e pubblicità. Così Casa Martini, poco fuori Torino, ospita il museo dell’azienda Martini & Rossi (realtà leader nel settore degli aperitivi e degli spumanti, oggi di proprietà del gruppo Bacardi), il museo di storia dell’enologia, ma anche corsi per diventare barman, spazi per eventi e un fornitissimo shop di prodotti.

Restando in tema di aperitivi, a Sesto San Giovanni c’è la Galleria Campari, che sorge nella palazzina liberty in cui è stato realizzato, nel 1904, il primo stabilimento dell’azienda, ristrutturato di recente dall’architetto Mario Botta. Si tratta di un luogo dinamico, multimediale e interattivo che racconta il percorso del marchio attraverso le espressioni dell’arte moderna e contemporanea dal 1860 a oggi, con opere esposte di artisti del calibro di Leonetto Cappiello, Bruno Munari e Ugo Nespolo.

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I social, uno strumento indispensabile

Il fenomeno dei musei di impresa, a quanto pare, funziona. Lo scorso anno JFC, società specializzata in indagini sul turismo, ha condotto una ricerca sul tema, delineando il fenomeno del turismo industriale come un potenziale plus importante per l'economia turistica nazionale. A fronte delle attuali 412 mila presenze turistiche, con un fatturato generato dal solo sistema ospitale di 25 milioni di euro, il numero di visitatori nei prossimi anni potrebbe salire a oltre 1,8 milioni, per un indotto pari a 126,5 milioni di euro.

Nella recente pubblicazione di Domenico Liggeri La comunicazione di musei e archivi d’impresa si sottolinea come i social media stiano aiutando sempre più l’affermazione di questo tipo di turismo: si valuta che il 20% dei visitatori arrivi grazie a essi, e che il loro valore in termini di cassa di risonanza per l’affermazione della buona reputazione dell’azienda, di fidelizzazione dell’utente e di spinta all’acquisto sia sempre più forte.

Un esempio dall’Europa

In Europa da tempo si è iniziato a sfruttare il turismo industriale in modo estensivo e strutturato con contributi e supporti delle istituzioni.

Si stima che il turismo industriale negli Stati dell'Unione Europea generi più di 18 milioni di presenze turistiche, e quindi di soggiorni, con una spesa media di 350 euro per i turisti internazionali e 220 euro per quelli nazionali. A questi si aggiungono 146 milioni di turisti giornalieri non stanziali con una spesa media pro capite di 28 euro.

Qualche sempio? Il National Railway Museum di York, nel Regno Unito, raggiunge quota 29 milioni di euro, grazie a oltre 770mila visitatori all’anno. A Brandeburgo sulla Havel, in Germania, sede dal 2000 del Museo dell’Industria siderurgica, il turismo industriale porta nelle casse circa 50 milioni di euro all'anno.

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L’importanza del network

Occorre quindi spingere su questo tasto, considerata la ricca storia industriale italiana. Sempre secondo lo studio condotto da JFC, oltre 160 industrie sarebbero in grado di incrementare i flussi turistici del territorio grazie alla loro offerta museale. Le regioni con le maggiori potenzialità attrattive in questa direzione sono Lombardia (18,4%), Veneto (11,1%) e Toscana (10%). Buone potenzialità anche per Piemonte (9,5%), Emilia Romagna (6,8%), Lazio (5,8%) e Marche (5,3%).

E se a oggi solo 60 aziende hanno deciso di associarsi a Museimpresa, il futuro sembra andare in questa direzione: il network infatti si sta strutturando, cresce, guarda al futuro: dal 10 al 24 novembre organizza la XV Settimana della cultura di impresa, con numerose iniziative su tutto il territorio per promuovere e diffondere i principi della cultura di impresa al grande pubblico.

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