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Lifestyle

I motori italiani in pole position

The Van  25 Ott 2016 - 17:10

Il buon momento dell’automotive trascina anche i numeri dei produttori di propulsori, con l’Italia che vanta numerose eccellenze



L’Italia accende i motori. E non è una metafora. L’export dei motori made in Italy, infatti, ha raggiunto nel 2015 i 3,8 miliardi di euro di fatturato e conferma di essere il fiore all’occhiello di un settore dell’automotive italiano in grade ripresa. Dopo anni bui, infatti, il mercato è tornato a dare segnali più che positivi già dal 2014, ma è nello scorso anno che si è registrato il vero boom, con oltre 1 milione di pezzi venduti tra motori a benzina, diesel e ad alimentazioni alternative, secondo quanto comunicato dalla Fim, il sindacato dei metalmeccanici appartenente alla Cisl. Dietro questo successo c’è il lavoro di alcuni poli di eccellenza che hanno scritto, e continuano a farlo, la storia del comparto, da Nord a Sud del Paese. Come la VM di Cento, lo stabilimento Fiat di Termoli e il complesso FPT Industrial di Foggia, tutte realtà appartenenti alla galassia FCA/CNH Industrial.

A Cento il re del diesel

La storia di VM Motori è antica e ha inizio nel 1947 quando due imprenditori illuminati, Claudio Vancini e Ugo Martelli, decidono di dare vita, a Cento, in provincia di Ferrara, a un’azienda produttrice di propulsori. Nella prima parte della sua storia l’azienda si specializza nella produzione di motori raffreddati per macchine industriali e barche da pesca. L’incontro con l’automotive avviene negli anni Settanta, favorito dalla grave crisi petrolifera del tempo che apre la strada ad altre soluzioni come il diesel. Nel 1979, al Salone dell’auto di Francoforte, l’azienda presenta la prima vettura dotata di un motore diesel da loro fabbricato, montato su un’Alfa Romeo. Con il passare degli anni, VM Motori inizia a collaborare anche con Toyota, Opel, Rover, Chrysler, solo per fare alcuni nomi. Il successo prosegue di pari passo con i cambiamenti (tanti) dei vertici societari. Nel 1995 l’azienda viene acquisita dal gruppo americano Detroit Diesel Corporation, che poi finisce nelle mani di Daimler Chrylser. Un altro “scossone” arriva nel 2003 quando il 51% delle azioni è ceduto a un’altra multinazionale americana, la Penske Corporation, che acquisterà anche la restante parte del pacchetto azionario. Penske successivamente cede il 50% a General Motors, ma ci penserà Fiat a riportare il gruppo in mano italiana, diventando proprietaria nel 2011 della quota di Penske e nel 2013 delle azioni di General Motors, sborsando 34,1 milioni di euro. Oggi VM Motori è specializzata nella produzione di motori diesel ad alta cilindrata per Jeep e Maserati.

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A Termoli nasce il motore Fire

Ma l’Italia dei motori va forte anche al sud. E Termoli, in Molise, è una delle sue capitali: qui, infatti, è nato il motore Fire, acronimo di Fully integrated robotized engine, montato per la prima volta su un’Autobianchi Y10 e tutt’ora in produzione.

In questo caso la storia è un po’ più recente e inizia il 30 marzo 1985, quando Gianni Agnelli e l’allora presidente della Repubblica Sandro Pertini inaugurano la terza ala dello stabilimento Fiat (oggi FCA) proprio per produrre questo motore, definito un vero gioiello dell’ingegneria del tempo tanto che il suo progettista, Stefano Iacoponi, è stato insignito del Premio internazionale Barsanti e Matteucci, riservato a chi ha saputo distinguersi nel campo dell’ingegneria automobilistica. Un riconoscimento meritato per chi ha ideato un motore che, a oltre 30 anni dalla sua nascita, è stato prodotto in più di 1 milione di unità. Oggi lo stabilimento molisano è specializzato nella produzione di motori a benzina per Fiat Panda e 500X, Alfa Romeo Giulietta e Jeep Renegade.

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A Foggia il polo dell’efficienza

Se da Termoli si scende verso sud, la prima provincia che si incontra è quella di Foggia. Proprio nel capoluogo si trova lo stabilimento di FPT Industrial, azienda nata nel 1977 leader nella produzione di propulsori per veicoli commerciali utilizzati su Iveco, Fiat Auto e Renault. Nel febbraio di quest’anno l’azienda – che occupa 1700 addetti e ha una capacità produttiva annua di 325mila motori e 400mila alberi motore – ha vinto il prestigioso premio a cui concorrono le aziende che adottano il Word Class Manufacturing, un sistema di produzione integrato, teorizzato in America e perfezionato in Italia, che abbraccia tutti i processi dalla sicurezza, all’ambiente, alla manutenzione fino alla logistica. La vittoria – secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore – ha significato anche un premio di 1.230 euro in busta paga per i dipendenti.

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