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Lifestyle

Energia italiana sui mercati esteri

The Van  22 Giu 2017 - 14:30

L’Italia si conferma come uno dei principali Paesi per numerosità e controvalore delle operazioni di M&A, non solo come target degli investitori esteri, ma anche come acquirente



Spesso si sente parlare, anche con un certo rammarico, di aziende storiche che, per ragioni strategiche e non ultime di sopravvivenza economica, vengono acquisite da realtà estere. Eppure per un pezzo di Italia che “se ne va”, c’è un’Italia che si espande sempre di più. Secondo uno studio realizzato dal team Corporate Finance della società di consulenza KPMG, sono 2.841 le operazioni di fusione e acquisizione – o, come direbbero gli anglofoni, di Merge & Acquisition e più semplicemente M&A – messe a segno dal nostro Paese sui mercati internazionali negli ultimi 30 anni, per un controvalore complessivo di 325 miliardi di euro. Anche se probabilmente se ne sente parlare meno, l’attività di M&A verso l’estero ha avuto un picco negli anni di piena crisi economica e in particolare tra il 2008 e il 2016, quando, sempre secondo il report di KPMG, sono stati ratificati ben 753 accordi per un totale di 82 miliardi. Con riferimento invece ai mercati, la società di consulenza rileva che la maggior parte delle operazioni si è concentrata in Spagna, Sudamerica e soprattutto negli Stati Uniti, che domina la classifica sia per numero di acquisizioni sia per il relativo controvalore (124 deal per una cifra superiore a 20 miliardi).

 

America e Spagna, El Dorado degli investimenti italiani

Tra i “matrimoni” a stelle e strisce più importanti che hanno attirato l’attenzione degli analisti di tutto il mondo c’è sicuramente l’acquisizione del gruppo americano di riassicurazioni PartnerRe avviata nel 2015 da Exor NV (la holding controllata dalla famiglia Agnelli), che con un Net Value Asset (NET, il rapporto tra la somma dei valori di mercato delle attività del portafoglio e il numero di quote in circolazione) di oltre 14 miliardi di dollari, è considerata una delle principali società di investimento europee. Nonostante la bocciatura iniziale dell’agenzia di rating Fitch e una ripartenza a rilento, ma in graduale miglioramento rispetto alle perdite nette registrate due anni fa, l’operazione – costata 6,9 miliardi di dollari – sembra far ben sperare per il 2017, come dichiarato dal presidente John Elkann, in occasione della tradizionale assemblea degli azionisti. 
Restando in territorio americano, un’altra acquisizione che vale la pena ricordare è quella che ha visto protagonisti GTECH, ex Lottomatica e controllata dal Gruppo De Agostini, e International Game Technology. Dall’unione di questi due colossi, formalizzata nel 2015 per un valore complessivo stimato intorno ai 6,4 miliardi di dollari (4,7 miliardi di euro), è nato IGT, leader mondiale dei giochi e delle lotterie, quotato sin dalla sua fondazione alla Borsa di New York. Il vanto italiano è doppio non solo per la portata eccezionale dell’operazione, ma anche perché GTECH ha saputo imporsi scalzando concorrenti agguerritissimi di tutto rispetto come la società MacAndrews & Forbes del miliardario Ron Perelman, Scientific Games e i fondi di private equity Apollo e Carlyle.

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Le big dell’energia e dei trasporti si uniscono

Se si parla di recenti acquisizioni record, non si possono dimenticare gli investimenti che Enel, multinazionale energetica dal cuore italiano, ha avviato in due mercati chiave, come la Spagna e il Cile, per consolidare la sua leadership nell’industria energetica mondiale. In particolare l’acquisizione dell’operatore iberico Endesa, avvenuta nel 2009 e costata, al netto delle dismissioni, 28 miliardi di euro, è considerata la più grande operazione di un gruppo italiano quotato in Borsa su un concorrente europeo. E sempre rimanendo nel settore energetico, non sono da meno i deal conclusi da Eni con Distrigas e Nuon Belgium nell’area del Benelux (proprio di recente la società Eni Gas & Power NV / SA e la sua controllata Eni Wind Belgium NV / SA, create dopo l’acquisizione, sono state cedute alla società olandese Eneco). Sempre Eni nel 2008 ha rafforzato la propria presenza nel Regno Unito aggiudicandosi la maggioranza assoluta del gruppo petrolifero Burren Energy battendo a colpi d’asta il colosso anglo-indiano Mittal mentre, nel settore bancario, non si può dimenticare l’acquisizione da parte di Unicredit della tedesca HypoVereinsbank nel 2005.

 

Un’autostrada verso la Spagna

Ma il tema caldo è quello dei trasporti. È infatti notizia di qualche giorno fa l’offerta pubblica di acquisto e scambio (Opas) da 16,3 miliardi di euro che Atlantia, player globale delle infrastrutture autostradali e aeroportuali controllato dalla famiglia Benetton, ha presentato per acquisire il 100% della società spagnola Abertis Infraestructuras. L’accordo non è ancora definitivo, ma se la proposta di Atlantia venisse accettata sarebbe la seconda maxi-operazione di M&A dell’anno, dopo quella tra Luxottica ed Essilor (14 miliardi), e porterebbe alla nascita del principale operatore autostradale al mondo, con oltre 14mila chilometri di autostrade che si snodano tra 19 Paesi, senza contare gli oltre 60 milioni di passeggeri annui che transitano annualmente tra gli aeroporti romani di Fiumicino e Ciampino e gli scali della Costa Azzurra, tutti di proprietà di Atlantia.

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