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Lifestyle

All’Italia va di lusso

The Van  11 Gen 2018 - 14:04

I brand italiani del luxury conquistano i clienti di tutto il mondo. E oltre ai grandi marchi più conosciuti, ci sono vere e proprie eccellenze con nomi poco noti, ma con storie di successo



Il lusso italiano va. Lo conferma lo studio Global powers of luxury goods 2017 condotto dalla società di consulenza Deloitte: le aziende del made in Italy sono in testa alle classifiche. Non a caso molti dei grandi marchi francesi, inglesi, tedeschi e americani producono in Italia tutte le linee di alta gamma e le aziende italiane acquistate da gruppi stranieri non solo mantengono le sedi produttive in Italia, ma le ampliano. Delle prime cento aziende di questa classifica che nel 2016 hanno generato un fatturato totale di 212 miliardi di dollari (circa 193 miliardi di euro), 26 sono italiane.

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I grandi del lusso italiano

Nella top 10 mondiale, però, c’è solo Luxottica, a dimostrazione che le aziende italiane hanno un problema di dimensioni, nel luxury come in altri settori. Seguono, in ordine, Prada e Giorgio Armani, rispettivamente al 17° e 21° posto. L’Italia detiene poi un altro primato: possiede il maggior numero di aziende con il Cagr (tasso di crescita composto) a due cifre nel periodo compreso tra il 2013-2015. Marcolin (terzo player italiano dell’occhialeria dopo Luxottica e Safilo) e Valentino sono al primo e secondo posto della classifica Fastest growing companies (in pratica, le aziende che sono cresciute di più), con Cagr, rispettivamente, del 43,1% e 37,8%. Tra le prime venti si piazzano anche Moncler (+23,1%), Furla (+22,9%), Vicini (+22,1%) e Versace (+16,5%). Per quanto riguarda, invece, le performance delle categorie, la ricerca Deloitte mette al primo posto borse e accessori (+13,4%), mentre tra i canali di vendita spiccano il digitale e il travel retail in crescita anche nel 2017, poiché quasi la metà degli acquisti in beni di lusso sono effettuati da consumatori in viaggio. Tra i Paesi che acquistano più prodotti di lusso ci sono Cina, Russia ed Emirati Arabi Uniti, dove il 70% di consumatori ha dichiarato di aver aumentato la spesa in questi beni negli ultimi 5 anni, contro il 53% dei mercati più maturi come Unione Europea, Stati Uniti e Giappone.

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Moda, motori, gioielli, cibo. La passione è tutto

Il settore del luxury si dimostra quindi un mondo affascinante e di valore per l’Italia, un Paese in cui il prodotto migliore spesso è anche quello che sa raccontare una storia. È il caso del marchio Isaia, un’icona della sartoria italiana nel mondo. I capi del brand partenopeo, rappresentato da un corallo rosso, mettono insieme l’eccellenza dell’hand made in Italy, il rispetto della tradizione e il gusto per l’innovazione. Nato negli anni ’50, è oggi presente nelle principali metropoli mondiali con 14 showroom. I capi Isaia, oggi come ieri, sono realizzati esclusivamente nei laboratori storici di Casalnuovo di Napoli e sottoposti a severi controlli. Isaia punta sulle esportazioni, tanto che il 90% dei 56 milioni di euro di ricavi del 2016 sono generati all’estero, e il 50% negli Stati Uniti.

La storia che c’è dietro al marchio è fondamentale anche per Vhernier, l’azienda orafa nata a Valenza nel 1984, che negli ultimi vent’anni ha scalato il settore e si colloca ora ai primissimi posti nel mondo del gioiello, realizzato a mano e al 100% in Italia, con un fatturato di 32 milioni di euro, aumentato di oltre il 12% nel 2016 rispetto all’anno precedente.

In ambito di luxury food, l’umbra Urbani Tartufi è la regina mondiale. Presente negli Stati Uniti con la partecipata Urbani Truffles USA, che rappresenta il 30% del fatturato, nel giro di cinque anni ha fatto il salto, passando da 25 a 50 milioni di euro di giro d’affari. L’azienda esporta in 70 paesi, produce oltre seicento prodotti e ha un controllo di filiera tale da riuscire in 36 ore a far arrivare un tartufo dalla verde Umbria alle tavole dei più grandi ristoranti stellati del mondo. Grazie anche a questo luxury delivery, il 60% del tartufo commerciato nel mondo è Urbani.

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