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Lifestyle

Generazione “ritrovata”

The Van  09 Ago 2016 - 14:30

Nel 2015 in tutta Italia gli under 35 hanno dato vita a circa 66mila imprese. La palma d’oro va alla Calabria con il 40,9% del totale



Si sente spesso parlare di “generazione perduta”. I ragazzi e le ragazze nati negli anni ’80 sono davvero “segnati” da un destino lavorativo infelice e da una strada piena di difficoltà? Certo la situazione non è facile, ma i trentenni – a quanto pare – sono molto meno rassegnati di ciò che si crede e le 66mila imprese avviate nel 2015 in tutta Italia da under 35 ne sono la prova.

Studiando il Registro delle Imprese delle Camere di Commercio, infatti, Unioncamere – l’Unione italiana delle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura – ha scoperto dati che sembrano incoraggianti, soprattutto per il Mezzogiorno, dove sono “giovani” 4 nuove imprese su 10.

Il successo del Sud, delle donne e degli stranieri

Alla Calabria va la palma d’oro del contributo giovanile sull’apertura delle nuove imprese nel 2015, con il 40,9% del totale, pari a 4.656 aziende. In particolare, la concentrazione più elevata si riscontra nelle province di Crotone (16,2%), Vibo Valentia (15,9%) e Reggio Calabria (15,5%). Anche Avellino fa registrare un ottimo risultato (15,3%), mentre la prima provincia del centro Italia è Frosinone in sedicesima posizione. Per trovare una provincia settentrionale, invece, bisogna scorrere la classifica fino alla trentaduesima posizione, occupata da Novara. Certo, non è tutto oro quello che luccica: al sud è sicuramente più difficile trovare lavoro ed è probabile che molti giovani provino a mettersi proprio per cercare una via d’uscita alla disoccupazione. Ma il dato non è comunque da sottovalutare.

Altro aspetto fondamentale sottolineato dalla ricerca di Unioncamere è l’apporto delle donne, che hanno avviato un’impresa su tre, mentre in un caso su quattro il “capo azienda” è un cittadino nato al di fuori dei confini nazionali. Nel complesso, il contributo dell’imprenditoria femminile vale il 28,9% di tutta la crescita delle imprese giovanili, mentre quello delle imprese di stranieri si attesta al 27,8%. Abruzzo, Valle d’Aosta e Molise sono le regioni più rosa, mentre Liguria, Lombardia e Lazio quelle con il maggior numero di “passaporti” stranieri.

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Saranno famosi. No, lo sono già

I giovani imprenditori italiani non sono sfuggiti nemmeno alla lente del celebre magazine finanziario Forbes che nella lista dei “30 under 30” più influenti d’Europa annovera una serie di italiani piuttosto conosciuti in patria. Tra di loro l’artista Guglielmo Castelli, i designer Simone Colombo e Matteo Meraldi, l’imprenditore eolico Marco Morini, la fashion blogger Chiara Ferragni, l'esperto di tematiche energetiche Andrea Bonzanni e Dario Galbiati Alborghetti, managing director di Atlantic Food Labs.

Per quanto riguarda invece i settori in cui i giovani si sentono più competitivi, Unioncamere mette al primo posto il commercio con 25.275 iscrizioni, seguito dalle costruzioni (10.342), dalla ristorazione (6.598) e dall’agricoltura (5.478).

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L’età giusta per i giovani imprenditori? 26 anni

Due esempi concreti aiutano a raccontare meglio lo stato di salute della giovane imprenditoria italiana, partendo proprio dal Sud. Domenico Colucci è un pugliese di 26 anni che ha creato Nextome, un sistema di navigazione e localizzazione che opera in ambienti chiusi, dove il segnale Gps non è presente. L’idea gli è valsa un premio al Web Summit 2014 e la vittoria come Miglior Giovane Imprenditore Europeo. Nel 2015 Nextome – che attualmente conta quattro soci – ha ricevuto più di 700 richieste di potenziali clienti e partner interessati alla tecnologia.

Altro esempio è quello di Atooma, nata nel 2012 da quattro co-fondatori. I 26 anni o poco più è caratteristica comune anche a questa realtà romana che conta oggi una sede nella Capitale, una a Trento e una in California ed è guidata da Fabrizio Cialdea insieme a Gioia Pistola. La loro crescita è stata possibile grazie a diversi investitori che nel tempo hanno portato nelle casse di Atooma un totale di circa un milione di dollari. Tra gli investitori di questa realtà – che ha creato un'applicazione Android in grado di personalizzare le funzioni del proprio cellulare e che consente, tra le altre cose, di mandare da solo un sms ogni volta che si arriva a casa, attivare il vivavoce quando si è in macchina, eliminare la suoneria se si è al lavoro e molte altre operazioni ancora – si annoverano LVenture Group, Mind The Seed e Unicredit, mentre fra i clienti figurano colossi come Samsung, LG e Alcatel.

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