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Lifestyle

L’Italia che costruisce (all’estero)

The Van  28 Set 2017 - 14:30

Il nostro Paese non è soltanto un grande esportatore, ma anche un grande costruttore. Sono “made by Italy” numerose infrastrutture che facilitano spostamenti di persone e merci e favoriscono scambi commerciali



La conferma arriva dall’ultimo rapporto dell’Ance (l’Associazione Nazionale Costruttori Edili): le imprese di costruzione italiane sono attive più all’estero che in patria. E non si tratta certo di una novità, ma piuttosto di un trend consolidato da oltre dieci anni, se si pensa che la crescita del fatturato estero delle imprese italiane nel periodo 2004-2015 è del 286%, con un tasso medio annuo di sviluppo del 14,5%. Insomma, non sono soltanto le esportazioni a tenere alta la bandiera del made in Italy, ma anche le grandi opere infrastrutturali. E accanto ai maggiori player, storiche imprese dalla solida reputazione nel mondo, ci sono numerose aziende piccole e medie che hanno reagito alla crisi rimboccandosi le maniche e prendendo la via dell’internazionalizzazione.

Un trend senza sosta

Secondo il rapporto Ance – che considera un campione di 38 aziende, la quasi totalità delle imprese italiane del settore che hanno attività internazionali – il 2015 è stato il settimo anno consecutivo in cui la produzione estera di queste aziende ha superato quella nazionale (e anzi, la sta praticamente doppiando: l’ultima rilevazione la attesta al 70%).  Nello stesso anno le imprese italiane hanno firmato contratti per 87 miliardi di euro per lavori fuori dai confini nazionali, e hanno conseguito un fatturato cumulato estero di circa 12 miliardi di euro, con un aumento del 14,5% rispetto al 2014. I nuovi cantieri sono stati 231, i contratti di concessione 22.

In Italia si stenta a ripartire

Questa crescita all’estero (che non riguarda tutte le aziende, ovviamente) consente di compensare almeno in parte la stagnazione del mercato italiano (solo nel 2015, il fatturato delle imprese in Italia è diminuito del 12,2%). In ogni caso, si stima che il contributo dell’attività estera delle costruzioni sul PIL Italiano, nel solo 2014 (ultimo dato disponibile), abbia generato un impatto di 3,8 miliardi di euro.

Attiva in 89 Paesi, l’Italia non è solo presente nei mercati “in via di sviluppo”, ma anche in quelli più industrializzati: i 7,3 miliardi di nuove commesse nei 21 Paesi Ocse rappresentano il 42% del totale dei contratti sottoscritti nel 2015 mentre i Paesi del G-20 costituiscono il 33% del portafoglio-lavori complessivo, per un valore di 28 miliardi di euro.

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I leader della crescita: Salini Impregilo e Astaldi

Tra le imprese maggiori, svetta Salini Impregilo: nato soltanto tre anni fa dalla fusione di due realtà industriali che risalgono ai primi del Novecento, il gruppo conta 35mila dipendenti e nel 2016 ha fatturato 6,1 miliardi di euro (+1,2% rispetto al 2015), di cui oltre l’80% dato da lavori all’estero. L’azienda, infatti, è impegnata in opere in tutto il mondo: dall’ampliamento del Canale di Panama alla grande diga in Etiopia nell’ambito del Grand Ethiopian Renaissance Dam Project, fino alle metropolitane di Sydney e Riyadh.

Alto importante player è Astaldi, che nel 2016 ha avuto ricavi per 3 miliardi, l’80% dei quali dall’estero, Chiudendo l’anno con un portafoglio ordini complessivo di oltre 27 miliardi. Forte di 11.500 dipendenti, il gruppo sta lavorando in Turchia per il terzo ponte sul Bosforo e per l’autostrada dell’Anatolia; in Russia è impegnato a San Pietroburgo per la Western High Speed Diameter Project; in Cile sta rinnovando il maggior aeroporto del Paese, ed è impegnato nei lavori per l’espansione della Miniera Chuquicamata di Codelco, la più grande cava a cielo aperto oggi al mondo.

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Gli altri protagonisti del “made by Italy”

Al terzo posto c’è la Società italiana per condotte d’acqua, meglio nota come Condotte, la più antica fra le imprese di costruzioni. Nata nel 1880, oggi vanta un fatturato per il 2015 di 1,315 miliardi di fatturato (58% da contratti esteri). Dopo aver di recente “consegnato” alla Svizzera la galleria delle Ceneri, è ora impegnata in Algeria nella costruzione di un grande viadotto, in Giordania per la diga di Kufranja, mentre – notizia recente – ha vinto un importante appalto in Norvegia nell’ambito di un progetto ferroviario che è la maggior opera infrastrutturale del Paese.

Seguono il gruppo Pizzarotti di Parma (fatturato di 1,14 miliardi di euro, progetti in Svizzera, nelle Filippine, in Arabia Saudita e in Marocco) e la CMC di Ravenna, con 1,2 miliardi euro di fatturato, impegnata in Sudafrica nella realizzazione di un impianto di pompaggio, in Svezia per la costruzione di gallerie sulla tangenziale di Stoccolma, in Cile e in Angola. Nella top 10 compaiono anche Itinera (del Gruppo Gavio), Ghella e Rizzani de Eccher.

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