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Lifestyle

Il meglio dell’Italia in un fondo

The Van  18 Gen 2017 - 15:31

Slegato da ogni logica di replica di un benchmark, il Made in Italy Fund investe in un limitato numero di titoli small cap con approccio high conviction. La ricetta? Non comprare numeri, ma idee, persone e capacità di generare valore



Bayes Investments opera dalla sede di Londra ma ha un cuore italiano. I professionisti che ci lavorano hanno lunga esperienza nel nostro settore finanziario e da Oltremanica hanno intuito che investire in Italia si può. Anzi, si deve.

Bayes Investments è l’Advisor del Made in Italy Fund (fondo armonizzato, comparto di Sicav approvato da Consob per la distribuzione Italia), il fiore all’occhiello di questa piccola boutique. Nei primi sei mesi dal lancio a maggio 2016 il fondo ha sovraperformato il mercato italiano di circa il 10% (dal 17 maggio al 17 novembre +5,1 contro un -5,4% del FTSE MIB).  E in un momento come questo, in un’Italia che cresce poco sopra lo zero, il risultato è davvero significativo.

«Noi – dice con orgoglio Massimo Fuggetta, CIO di Bayes Investments – non investiamo in titoli ma in aziende, persone, idee, nella crescita e nel futuro. Quando investi non compri un pezzo di carta ma una società, ne diventi azionista, e questa è una cosa bellissima. Accompagnare le aziende nel loro percorso di crescita è una cosa eccezionale. Al di là dei numeri, è il concetto che è importante, cioè la conoscenza delle società e il rapporto personale, con il management. È una cosa, questa, che per noi rappresenta un vantaggio competitivo. Pochi adottano questo approccio su questo tipo di investimento e chi lo fa, attualmente, non è italiano».

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Come si attua quindi questa filosofia di investimento tutta “Made in Italy”?

«Da un universo di investimento di circa 250 aziende, con approccio top-down abbiamo fatto uno screening per selezionarne 60-70, che personalmente ho contattato e poi visitato. Grazie al legame diretto con l’azienda, da queste 60-70 ne abbiamo selezionate 28-30, le migliori dal nostro punto di vista in termini di crescita e creazione di valore per gli azionisti».

 

Il Made in Italy Fund ha tre caratteristiche chiave che lo pongono in posizione privilegiata…

 «Come prima cosa, la volatilità. Dal lancio, circa 1/3 rispetto al suo mercato di riferimento. Questo non significa che la volatilità non esista o sia bassa a livelli assoluti. La volatilità c’è, e deve essere presa in considerazione e valutata. Sta di fatto che si attesta a livelli molto controllati.
Secondo punto, il beta contenuto: 0,25. Anche questo rema a favore delle nostre scelte in termini di filosofia di investimento. Il nostro riferimento non è il mercato, ma le nostre idee di investimento.
Terzo, l’orientamento. Ha senso investire nel nostro fondo perché si condivide con noi lo stile e la strategia di gestione, per investire in modo costante e nel lungo periodo, senza fare market timing».

 

Il principale settore di riferimento del Made in Italy Fund è il manifatturiero, ma non mancano titoli del settore finanziario. Ci può dire qualche nome interessante – e forse inaspettato – tra le top holding?

«El.En. Group è una azienda fiorentina specializzata nella produzione di sistemi e sorgenti laser, con apparecchi per applicazioni sia medicali che industriali. È un’azienda che adotta processi avanzati di produzione. È il titolo con maggior peso in portafoglio e dal suo acquisto, a maggio, il suo valore è cresciuto del 70%.

Datalogic invece, azienda bolognese leader mondiale nei settori dell'acquisizione automatica dei dati e dell'automazione industriale, è uno dei principali produttori di lettori di codici a barre, mobile computer, sensori per la rilevazione, misura e sicurezza, sistemi di visione e marcatura laser. Ha circa 2.500 dipendenti in 30 Paesi, investimenti molto alti in Ricerca e Sviluppo e un patrimonio eccezionale di circa 1.200 brevetti in tutto il mondo».

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E il settore finanziario?

«Banca IFIS è la top holding nel settore finanziario. Il Gruppo Banca IFIS è, in Italia, l’unico gruppo bancario indipendente specializzato nella filiera del credito verso le PMI, nel settore dei Non Performing Loans e nel credito fiscale. Il movimento del titolo in portafoglio da una nuova conferma all’approccio di investimento ad alta convinzione di Bayes Investments. Quando le banche dopo Brexit sono crollate, anche il titolo di Banca IFIS è sceso pesantemente, di circa il 20%, e noi in quel caso ne abbiamo comprato di più. Questo perché proprio seguendo la nostra filosofia, noi nelle aziende che scegliamo crediamo moltissimo. E per Banca Ifis, il nostro prezzo medio dal lancio è salito di circa +30%».