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Lifestyle

Italia, la farmacia del mondo

The Van  27 Ott 2016 - 14:00

Il settore farmaceutico italiano rappresenta uno dei comparti più dinamici di tutta l’industria locale, per un totale di quasi 200 aziende e 30 miliardi di euro di fatturato



Quasi 200 aziende, 63.500 addetti (90% laureati o diplomati) più altri 66mila nell’indotto, 6.100 ricercatori, 2,6 miliardi di investimenti nel 2015 (di cui 1,4 in ricerca e sviluppo e 1,2 in produzione). E poi 30 miliardi di euro di produzione, il 73% destinato all’export. Il 2015 ha confermato la posizione di eccellenza dell’Italia per la produzione farmaceutica nell’Unione europea (Ue): seconda in Europa dietro la sola Germania per valore assoluto della produzione, ma al primo per produzione pro capite, con la possibilità e l’ambizione di diventare leader nel medio periodo. Tra i big del Vecchio Continente, il nostro Paese rappresenta il 26% della produzione totale e il 19% del mercato. Tutti numeri che lasciano prevedere un ulteriore salto in avanti.

Primo per crescita della produzione

Del resto, il settore, dal 2010 al 2015, è stato il primo per la crescita della produzione industriale (+11% a fronte di una media manifatturiera in calo del 7%), dell’export (+57%, contro +23%) e della produttività (+21%, contro +5%). Le performance sono da primato anche sulle vendite all’estero: dal 2010 al 2015 l’export farmaceutico dell’Italia è cresciuto significativamente di più della media Ue e più di tutti i big europei. In un contesto simile crescono ovviamente anche gli investimenti in ricerca e sviluppo, da sempre indice delle prospettive di crescita di un settore: nel 2015 le imprese del farmaco hanno investito 1,4 miliardi di euro, il 7% del totale nel Paese, a fronte di una crescita – sempre per quanto riguarda gli investimenti – del 15% nell’ultimo biennio. Non stupisce, dunque, che in Italia la farmaceutica rappresenti il 15% del valore aggiunto generato sulla ricerca e sviluppo, 10 volte la media nazionale.

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Multinazionali di famiglia

Il settore esprime anche numerose eccellenze aziendali di dimensioni significative e con prospettive di crescita. Qualche esempio? Innanzitutto il Gruppo Angelini che, con un fatturato di 1,4 miliardi, di euro rappresenta una delle più importanti aziende italiane del settore. Giunto alla terza generazione, conta oggi sedi in 20 Paesi nel mondo e oltre 5mila addetti.

Un altro fiore all’occhiello è il Gruppo Bracco, multinazionale che opera nel settore della salute in quattro aree: diagnostica per immagini, farmaci etici e da banco, dispositivi medicali e il Centro Diagnostico Italiano di Milano, per un totale di 1,3 miliardi di fatturato e 3.400 dipendenti. La Recordati, di proprietà dell’omonima famiglia, vanta invece una storia quasi bicentenaria. Quotata alla Borsa di Milano fin dal 1984, presenta un turnover di oltre 1 miliardo di euro e quasi 4mila dipendenti.

Nata lo scorso anno, infine, la Alfasigma riunisce sotto la sua sigla due tra le più importanti aziende farmaceutiche italiane: la bolognese Alfa Wassermann, creata dall’imprenditore e filantropo italiano Mario Golinelli, e la Sigma-Tau, fondata nel 1957 a Pomezia dal cavalier Claudio Cavazza. Il nuovo Gruppo si posiziona tra i primi cinque operatori in Italia nel settore farmaceutico, con un fatturato di oltre 900 milioni di euro e circa 2.800 dipendenti, di cui circa 1.840 operanti in Italia e 960 nelle 18 sedi estere.

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Ruolo chiave per il Paese

L’importanza delle imprese del farmaco, peraltro, è evidente anche considerando il contributo economico offerto al Paese: 14 miliardi versati, insieme all’indotto (3,4 miliardi in investimenti, 6,2 in stipendi e contributi, 4,4 in imposte), a fronte di una spesa pubblica di 13,6 miliardi. E sempre a proposito del ruolo chiave svolto da questo settore per il sistema Paese, nel 2015 l’occupazione conferma una ripresa (+1%) grazie a 6mila nuovi assunti, in aumento di circa il 20% rispetto agli anni prevedenti.

Dal punto di vista geografico, il fiore all’occhiello dell’Italia è sicuramente la Lombardia, prima Regione con circa metà della presenza industriale e di ricerca e sviluppo in Italia, 100 aziende e oltre 30 centri di ricerca, 28mila addetti (e altri 18mila nell’indotto); prima nella ricerca e sviluppo per numero di addetti, circa 3mila, e per investimenti, 400 milioni di euro, e prima regione biotech del Paese con 10 centri di ricerca e 17 impianti di produzione.

Un’eccellenza che anche l’Europa ci invidia, visto che la Lombardia occupa il secondo posto del podio continentale per numero di addetti nell’industria farmaceutica.

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