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Lifestyle

L’economia verde made in Italy

The Van  09 Mag 2017 - 14:30

Le imprese che fanno attività di gestione rifiuti in Italia sono 6.017 e continuano ad aumentare di anno in anno dal 2008 ad oggi. Per un fatturato totale del settore di circa 50 miliardi di euro



I rifiuti generano buoni guadagni, soprattutto ora che in Italia l’industria del riciclo si muove con risultati eccellenti e numeri promettenti. Secondo l’elaborazione di Ecocerved (società consortile del sistema italiano delle Camere di Commercio che opera nel campo dei sistemi informativi per l’ambiente) fatta sulla base dei dati del registro delle imprese e dei MUD (Modello Unico di Dichiarazione Ambientale), pubblicata dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile e da FISE Unire (Unione Nazionale Imprese Recupero), le aziende che fanno attività di gestione rifiuti sono 6.017, con circa 155 mila addetti, e continuano ad aumentare di anno in anno dal 2008 a oggi.
Valori che, secondo Edo Ronchi – presidente della Fondazione e padre del “decreto Ronchi” sulla gestione dei rifiuti – “dimostrano come l’economia circolare italiana rappresenti una prospettiva economica e industriale concreta e già avviata, basata su un consistente sistema di imprese”.
Tra le imprese del settore, circa 5.644 svolgono attività di riciclo di materia con 128 mila addetti, mentre quelle che fanno solo smaltimento di rifiuti sono ormai una minoranza, circa 373. A queste vanno aggiunte altre 3.156 imprese, con altri 183 mila addetti, che gestiscono rifiuti come attività secondaria o che utilizzano il recupero di rifiuti nel proprio ciclo produttivo caratteristico (cartiere, acciaierie, vetrerie, ecc.). Un vero e proprio piccolo “esercito” della pulizia, insomma.

 

Prospettive di crescita già avviate

Il valore economico di questo settore mette a disposizione numeri ancora un po’ incerti, perché fra le imprese che gestiscono rifiuti sono numerose, ma il rapporto pubblicato dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile riporta i bilanci solo di 2.805, poco meno della metà delle esistenti. Seppur parziali, però, i dati offrono una panoramica interessante: il fatturato aggregato è pari a 33,6 miliardi di euro, dal quale si può ipotizzare un fatturato totale del settore di circa 50 miliardi di euro.
Calcoli plausibili se rapportati ai numeri di uno dei giganti del settore, la bergamasca Montello, leader nel trattamento di selezione, recupero e riciclo degli imballaggi in plastica post-consumo e nel trattamento, recupero e riciclo di rifiuti organici da raccolta differenziata con produzione di biogas e fertilizzante di qualità. Questa azienda, infatti, da sola occupa una superficie di 350 mila metri quadri, smaltendo 150mila tonnellate l’anno di imballaggi di plastica e circa 370 mila tonnellate l’anno di rifiuti organici, impiegando 550 dipendenti e chiudendo il 2015 per il terzo anno consecutivo in crescita con un fatturato poco sopra gli 80 milioni di euro.

bottiglie plastica

20 anni di riciclo in numeri

Ma non sono solo questi i soli numeri da tenere in considerazione. Il rapporto “L’Italia del riciclo 2016” – realizzato sempre da Fondazione per lo sviluppo sostenibile FISE Unire, Unione Nazionale Imprese Recupero – delinea anche una crescita vertiginosa dell’attenzione e dell’impegno in questo settore. Nell’ormai lontano 1997, infatti, veniva smaltito in discarica l’80% dei rifiuti urbani con una raccolta differenziata che era al di sotto del 9%, mentre nel 2015, nonostante i rifiuti urbani prodotti siano aumentati di quasi 3 milioni di tonnellate, quelli smaltiti in discarica sono scesi al 26%, la raccolta differenziata è arrivata al 47% e il riciclo è passato da 13 a 83,4 milioni di tonnellate.
Un’ultima curiosità: la lavorazione dei rifiuti finalizzata a generare nuovi materiali differenzia il proprio rendimento a seconda del materiale trattato. La carta, ad esempio, ha il valore di rendimento più alto sfiorando il 90%; questo significa, per esempio, che a livello nazionale, sottoponendo a operazioni di recupero 100 chilogrammi di rifiuti, si ottengono circa 90 chili di materiali secondari classificabili come carta. Per vetro, plastica e legno la resa media si aggira tra il 75% e l’80%, mentre il valore minimo si registra per l’organico, che si attesta al di sotto del 27%.

 

Generazione startupper

Sono stati fatti numerosi passi in avanti, quindi. Ciò che 20 anni di lavoro e sensibilizzazione sul tema hanno prodotto, poi, è anche una generazione ricettiva alle potenzialità della green economy e alla possibilità di fare business con qualsiasi materiale di scarto. È ciò che è successo a un gruppo di giovanissimi italiani, incontratisi all’Università di Milano, che nella Silicon Valley nel 2013 hanno dato vita a Bioforcetech Corporation e Nutrieno, una startup e un prodotto che, partendo dalla lavorazione dei fanghi di depurazione, produce energia e fertilizzante. Nel 2016 Bioforcetech ha chiuso il suo primo contratto proprio con il depuratore Silicon Valley Clean Water per il trattamento di 7mila tonnellate all’anno di fango e da aprile 2017 un impianto appositamente creato produrrà 700 tonnellate di Nutrieno da usare come fertilizzante agricolo.

riciclo