Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione di terze parti per proporti pubblicità e servizi in linea con le tue preferenze. Per maggiori informazioni, ti invitiamo a consultare la nostra cookie policy. Cliccando su “Continua” o proseguendo nella navigazione acconsenti all’utilizzo di tali cookie.

Lifestyle

La lingerie italiana conquista le passerelle

The Van  15 Set 2016 - 14:10

Il settore dell’intimo italiano mantiene salde le proprie quote di mercato e va complessivamente meglio rispetto all’abbigliamento made in Italy



Sotto sotto, è una piccola eccellenza italiana. Secondo i dati forniti da Sistema Moda Italia ed elaborati da Sita Ricerca, l’istituto italiano specializzato nella moda, le esportazioni di underwear, maglieria intima e costumi da bagno nel primo trimestre 2016 hanno superato quota 350 milioni di euro (+0,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente), con un incremento in volume del 40%. I principali clienti dell’intimo italiano sono la Germania (11,3%), la Francia (10,4%) e la Spagna (10%). Si tratta di una piccola crescita dopo un 2015 non esaltante, visto che nei primi nove mesi dell’anno scorso il settore ha fatturato circa 4 miliardi di euro, registrando un calo delle esportazioni pari al 5,4%, a fronte di un aumento dell’import del 2,6% e di un lieve aumento dei consumi interni (+0,6%).

corsetteria1

Abitudini di acquisto e dei canali distributivi

Quelli che un tempo erano nascosti sotto i vestiti, quindi, oggi sono i capi più glamour che spopolano sulle passerelle di tutto il mondo. L’intimo, infatti, ha vissuto negli ultimi anni un cambiamento sia nelle abitudini di acquisto e del gusto estetico, sia nei canali di distribuzione. Sono nati nuovi brand specializzati, mentre molti marchi di moda hanno lanciato proprie collezioni underwear e beachwear.

E l’Italia? Il mercato dell’intimo nel nostro Paese è caratterizzato da una spiccata polarizzazione: da una parte il fast fashion, che riduce i tempi di immissione dei prodotti sul mercato per renderli alla portata di tutte le tasche, rappresentato dalle catene di negozi monobrand, di proprietà oppure in franchising, e dall’altra il lusso, con le griffe più costose e sofisticate. Sempre secondo i dati forniti da Sistema Moda Italia, le catene oggi coprono il 37,8% del mercato interno, seguite dagli indipendenti, con il 17,9%.

corsetteria2

L’intimo italiano da Nord a Sud

Non dimentichiamoci che il nostro Paese è un grande produttore di intimo. Il settore è da sempre caratterizzato da una struttura produttiva frammentata, con realtà industriali al Nord e imprese artigianali, spesso a conduzione familiare, a Sud. A settembre 2015, secondo il portale Fashionnetwork.com, il settore della biancheria intima contava in Italia 1.810 imprese attive, con un totale di 15.560 addetti. La regione con il maggior numero di imprese è la Lombardia (429 aziende che rappresentano il 24% del totale italiano), a cui seguono la Puglia (378 imprese, il 21% del totale) e la Campania.

Tra i grandi marchi brilla il Gruppo Calzedonia, che ha il proprio headquarter a Verona, seguito da Yamamay (sede a Gallarate, ma di proprietà napoletana), mentre per conoscere le imprese artigianali basta fare un salto a Lavello in Basilicata, tra le più importanti aree italiane per la produzione di corsetteria e lingerie già a partire dagli anni ’90, con 5 milioni di pezzi prodotti all’anno. Da qualche anno le aziende appartenenti al mini distretto lucano hanno deciso di produrre con un proprio marchio, B-Wear, una collezione di intimo e underwear, pensata a progettata da Antonella Montemurro, fashion designer materana e realizzata con materiali sostenibili – tessuti con fibre naturali, latte caffè e soia – presentata lo scorso anno a Mosca nell’ambito della Fiera Internazionale CPM. I primi ordini destinati al mercato russo sono già in fase di consegna, e a fine 2016 le aziende lucane si propongono di raggiungere un fatturato indicativo di 1 milione di euro, ripartito al 60% sul mercato russo e di altri ed ex stati sovietici e al 40% su quello europeo (in particolar modo Germania, Austria, Regno Unito), secondo quanto riporta il sito Economyup.it.

Non sono grandi numeri, certo, ma lasciano ben sperare nel futuro.

corsetteria3