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Lifestyle

Questione di chimica

The Van  28 Feb 2017 - 14:20

Oltre cinquanta miliardi di giro d’affari e più di centomila addetti occupati. Il settore funziona anche grazie all’export, trainato da alcuni colossi industriali come Mapei, Kerakoll e Intercos



Oltre 2.700 imprese, una produzione da 52 miliardi di euro e centonove mila addetti. In Italia la chimica piace, funziona, genera ricchezza e posti di lavoro. Secondo Federchimica, la Federazione nazionale dell'industria chimica, nel 2015 l'export italiano nel settore, che è in continua espansione dal 2010, ha segnato una crescita del 4%, mentre nella prima parte del 2016 ha toccato l'1,7%. Per questo è considerato tra i migliori in Europa, secondo solo alla Spagna, in netta controtendenza con quello che accade in altri comparti toccati più a fondo dalla crisi. E nonostante qualche incertezza nelle ultime settimane del 2016, le previsioni per il nuovo anno portano ancora il segno “più”, seppur timidamente. «Confidiamo che l'inizio del 2017 possa offrire qualche spunto di crescita in più, anche se di poco superiore all'1%», ha dichiarato alla stampa Cesare Puccioni, presidente di Federchimica.

chimica

Un settore che funziona

La parola chimica, però, ha un significato molto ampio e racchiude al suo interno numerosi settori. In Italia vanno particolarmente forte la chimica fine e quella specialistica: la prima è quella che produce intermedi, materie prime, principi attivi, additivi, ausiliari, coadiuvanti tecnologici, enzimi e catalizzatori per diverse industrie chimiche di trasformazione (la chimica specialistica, appunto, quella che offre i suoi prodotti al consumatore finale). Mettendo insieme fine e specialistica, la nostra produzione arriva al 58% contro il 45% della media europea, un valore ottenuto grazie anche alla consistente presenza di piccole e medie imprese che generano il 38% della produzione in valore. (L’industria chimica in Italia, rapporto 2015-2016, Federchimica).

 

Mapei alla conquista del mondo

Tante piccole e medie imprese, quindi, ma anche colossi internazionali. Basti pensare alla Mapei, nata a Milano nel 1937, oggi il principale produttore al mondo di adesivi e prodotti chimici per l'edilizia. L'azienda ha 81 consociate con 70 stabilimenti produttivi in cinque continenti e 9mila dipendenti: “L'internazionalizzazione ha portato a una crescita del fatturato negli ultimi 20 anni: nel '90 era di 150 miliardi di lire, nel 2001 di 725 milioni di euro, realizzato all'estero per il 57%. Nel 2015 ha superato 2,6 miliardi di euro”, si legge sul sito.
Grandi risultati economici e anche sportivi, per Mapei: Giorgio Squinzi, oggi amministratore unico e figlio di Rodolfo, fondatore dell'azienda, è un appassionato di ciclismo tanto da aver sponsorizzato per anni una squadra professionistica (Mapei-Quick Step) ed è anche un grande amante del calcio: dal 2002 è anche proprietario della squadra del Sassuolo, portata in pochi anni dalla terza serie alle competizioni europee.

adesivi

Kerakoll e Intercos, altre eccellenze tricolore

Proprio a Sassuolo ha sede uno dei competitor italiani di Mapei, Kerakoll, fondata nel 1968. Specializzata in malte e collanti per l'edilizia, attualmente vanta 300 milioni di fatturato, quindici filiali tra Europa, Usa, Asia e Australia, esporta quasi il 40% della produzione grazie al lavoro degli oltre mille dipendenti con un'età media di 35 anni.
Nel settore della cosmetica, altra eccellenza italiana, spicca invece Intercos, che realizza per “conto terzi” cosmetici per i più importanti brand mondiali.
Un paio di anni fa l'azienda brianzola, fondata nel 1972 da Dario Ferrari, ha siglato un accordo con una società coreana, rafforzando così la propria presenza in Asia.
Attualmente l'azienda può contare su ricavi per 460 milioni di euro, realizzati dai tredici stabilimenti dislocati in nove Paesi tra cui Cina, Brasile, Stati Uniti e, appunto, Corea del Sud.

makeup