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Lifestyle

Eleganza e stile da vendere

The Van  09 Nov 2017 - 14:30

Moncler, Stone Island, Geox, Aspesi e Harmont & Baine: il casualwear di prestigio che piace in Italia e nel mondo



All’interno del settore dell’abbigliamento casual c’è una fetta di mercato che, a dispetto dei prezzi non proprio a buon mercato, non sembra temere la crisi. Anche in questo caso i brand italiani la fanno da padrone conquistando il favore dei consumatori grazie a quell’aurea di esclusività che li contraddistingue.

Moncler ad esempio, nonostante il nome che tradisce origini francesi, è un marchio oggi italiano ed è proprio grazie a un nostro connazionale, Remo Ruffini, attuale presidente e amministratore delegato, che ha saputo risollevarsi dalla crisi, diversificando negli anni il suo portafoglio. Tutto ha inizio nel 1952 quando i due fondatori René Ramillon e Andrè Vincent sviluppano il giaccone imbottito, che ancora oggi rappresenta il capo cult dell’azienda. Nel 2003 la società diventa di proprietà italiana e dieci dopo debutta in Borsa; il titolo viene accolto dai mercati con una performance destinata a lasciare il segno: a fine giornata il prezzo delle azioni chiude a 14,97 euro (+46,76%), rivelandosi il maggior successo europeo degli ultimi anni. Tutt’oggi l’azienda va a gonfie vele: secondo l’ultima relazione finanziaria annuale, i ricavi hanno superato la cifra record di un miliardo (1.040 per la precisione, contro gli 880 milioni del 2015) e la quota export è passata dal 25 al 30% grazie alle vendite registrate in Europa.

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Stone Island e Geox, l’innovazione nel casualwear

Il casualwear italiano, d’altronde, non conosce confini e arriva persino in Oriente. Un esempio è Stone Island (105 milioni di fatturato e 1.355.000 capi prodotti nel 2016), parte del gruppo Sportswear Company, che di recente ha ceduto il 30% delle azioni a Temasek, società di investimenti con base a Singapore. Nata all’inizio degli anni ’80 a Ravarino, piccolo comune nella provincia di Modena, dove ancora oggi sorge la sede direzionale, Stone Island diventa famosa per i suoi capi casual dalle linee sportive, che conquistano i paninari dell’epoca. Qualche piccola battuta di arresto e nel 2000 il marchio ritorna sulla cresta dell’onda, osannato da magazine e celebrities per il suo stile urbano, minimalista e vagamente mascolino, adatto agli spalti dello stadio come ai contesti urbani. Stile ma senza rinunciare all’innovazione: all’ultima Fashion Week di Milano, Stone Island ha presentato 100 giacconi in edizione limitata realizzati con Dyneema, una fibra sintetica resistente a strappi, forature e abrasioni, e un maglione speciale caratterizzato da un filato termo-sensibile in grado di cambiare colore.

E se Stone Island rivoluziona il concetto del maglione sempre uguale a se stesso, Geox non è da meno in tema di innovazione. Leader mondiale delle calzature con una piccola quota nell’abbigliamento, l’azienda ha depositato circa 60 brevetti in Italia, tra cui quello delle sue famosissime “scarpe che respirano”, impermeabili e traspiranti, che ancora oggi, a giudicare dagli ultimi risultati finanziari, sembrano riscuotere grande successo: Geox ha infatti chiuso il primo semestre 2017 con ricavi pari a 451 milioni, in linea con lo scorso anno, grazie in particolare al solido progresso registrato nel canale multimarca (+6,7%), alle ottime performance di Russia, Est Europa e Cina e al trend significativo del canale e-commerce, in crescita di oltre il 30%.

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La crescita va di moda

I brand italiani casual vanno da nord a sud e hanno come unico denominatore l’eleganza. Aspesi è una realtà lombarda, di Gallarate, che, dopo aver conseguito ottimi risultati (42 milioni di euro di ricavi, di cui il 70% realizzati in Italia), ha trovato un partner nel fondo italiano Armonia e mira a raddoppiare il fatturato da qui ai prossimi cinque anni. Del sud, e più precisamente di Napoli, è invece Harmont & Blaine, che quest’anno ha festeggiato i venti anni di attività con un aumento del +7% sul fatturato, salito a 81 milioni di euro, e una partnership con il distributore cinese Ygm che prevede l’apertura di 27 boutique monomarca nei prossimi 5 anni.

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