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Lifestyle

L’economia è sempre più bio

A cura di The Van   14 Apr 2016 - 09:07

L’utilizzo di risorse naturali per la produzione di beni è sempre più diffuso in Italia. Un settore che vale 244 miliardi di euro e dà lavoro a 1,5 milioni di persone



Solo nel nostro Paese vale 244 miliardi di euro e dà lavoro a circa 1,5 milioni di persone assorbendo il 7,9% della produzione nazionale. È il valore della bioeconomia secondo una recente indagine del Centro studi di Intesa Sanpaolo effettuata in collaborazione con Assobiotec, l’associazione per lo sviluppo delle biotecnologie, e basata su dati del 2013, “ultimo anno in cui le statistiche rappresentano uno spaccato sufficiente”, come si legge nella ricerca.

Si tratta di un settore che sta vivendo una fortissima fase di crescita, ma forse sconosciuto a molti. Di che cosa si tratta? In estrema sintesi, è una visione dell’economia in cui le risorse naturali e rinnovabili, oltre agli scarti di produzione e ai rifiuti, sono utilizzate e trasformate per la produzione di beni, servizi ed energia. Si tratta di un campo vasto, che mette insieme settori più tradizionali, come agricoltura, pesca, acquacoltura, con altri più innovativi, come le biotecnologie, oltre alla biochimica.

trattore big

È un business già per molti

Il ripensamento di alcuni nostri modelli di sviluppo in una chiave sostenibile, quindi, non sembra essere un’utopia, ma una grande opportunità di business, grazie anche a una buona dose di creatività. Tanta ne ha avuta – insieme a intuito e preparazione – Pasquale Polosa quando ha scoperto ciò che si poteva ricavare dalla canapa: praticamente tutto, o quasi. Oggi la sua azienda agricola, che ha sede a Oppido Lucano in provincia di Potenza, utilizza i semi della pianta per produrre olio, farina, pasta, cioccolato, biscotti, ma anche tessuti e materiali per la bioedilizia.

Una storia, questa, simile a tante altre. Ad esempio a quella di Catia Bastioli, che ha contribuito a consolidare un’azienda oggi diventata un vero e proprio colosso del settore grazie a un fatturato di 145 milioni di euro (dato riferito al 2014): è la Novamont, che produce materiale bioplastico e biodegradabile (il famoso MaterBi) in grado di sostituire le tradizionali buste in polietilene partendo dall’amido di mais.

Come non menzionare, poi, Marco Astorri, fondatore nel 2007 di Bio-On, prima società del segmento Aim di Borsa Italiana per capitalizzazione (200 milioni di euro), che realizza una plastica biodegradabile ottenuta dalla lavorazione di barbabietole da zucchero.

Nel campo della produzione di energia pulita c’è invece un’azienda di Vercelli, la bioraffineria Beta Renewables, che produce 75 milioni di litri di etanolo l’anno utilizzando le biomasse di scarto a chilometro zero, paglia di riso soprattutto.

paglia

I numeri sotto la lente di ingrandimento

L’indagine del Centro Studi di Intesa Sanpaolo ci aiuta a inquadrare la bioeconomia nel nostro Paese e nei confronti dei principali mercati europei. Qualche dato interessante? Tra i settori nei quali ci esprimiamo al meglio c’è quello dell’agricoltura, silvicoltura (lo sfruttamento dei terreni coperti da boschi) e pesca, la cui produzione sfiora i 60 miliardi di euro, ma soprattutto quello alimentare con 128 milioni di euro di produzione. Viaggia bene anche la biochimica (produzione di resine, fibre e materie plastiche), i cui 20 milioni di produzione ci consentono di classificarci al terzo posto in Europa dopo Germania e Francia.

E non dimentichiamoci che la bioeconomia ha effetti positivi anche sull’occupazione. I dati Eurostat, l’istituto di statistica europeo, fissano in quasi 900mila gli addetti nel settore dell’agricoltura, silvicoltura e pesca e in quasi 500mila quelli dell’alimentare, mentre la biochimica, in base a un’elaborazione basata su dati Prodcom, strumento utilizzato dall’Unione europea per armonizzare l’osservazione statistica della produzione industriale negli stati membri, dà lavoro a circa 20mila professionisti.

Un ultimo sguardo ai dati dell’export, dove la bioeconomia, nel nostro Paese, pesa per il 13% del valore totale (51 miliardi di euro): oltre 27 miliardi riguardano l’alimentare e 9 la biochimica.

silvicultura