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Lifestyle

Il piccolo va di moda

The Van  19 Lug 2016 - 14:00

Le imprese artigiane sono sempre uno dei motori dell’economia italiana. E il settore dell’abbigliamento e degli accessori è una vera eccellenza



Apprezzato anche all’estero, l’artigianato rappresenta il fiore all’occhiello dell’economia made in Italy. Secondo l’ultimo studio realizzato dalla Cgia (associazione artigiani e piccole imprese) di Mestre sui dati camerali relativi al 2015, il numero complessivo di imprese artigiane presenti nel nostro Paese si attesta poco sotto le 1.350.000 unità, in diminuzione dell’1,6% dall’anno scorso e di circa l’8% rispetto al boom registrato prima della crisi economica. Il calo ha interessato un po’ tutti i settori, ma, per quel che riguarda invece il fatturato e i livelli occupazionali, la maggior parte delle imprese (rispettivamente il 78% e l’87%) non rileva aumenti, ma fortunatamente neanche contrazioni (fonte: Artigianato: una strada per lo sviluppo sostenibile, 2015, pubblicazione a cura dalla Fondazione per la Sussidiarietà).

Nonostante uno scenario con qualche inevitabile ombra, da nord a sud esistono ancora storie imprenditoriali di successo legate da un fil rouge comune: la passione per l’eccellenza. Raccontarle tutte non sarebbe possibile, ma una selezione accurata – anche se non certo esaustiva – circoscritta in questo articolo al tessile e in generale dell’abbigliamento (51.589 attività in totale, sempre secondo la Cgia di Mestre) può aiutare a comprendere la portata del fenomeno.

Abbigliamento e calzature, che spettacolo!

Il viaggio inizia da Saonara, in provincia di Padova, dove vengono prodotte dal 1967 le scarpe per i grandi professionisti dello spettacolo (dai più noti ballerini agli interpreti della soap Beautiful fino ai protagonisti di Dancing with the stars, programma televisivo conosciuto in Italia come Ballando con le stelle): l’azienda si chiama Paoul ed è gestita da Cinzia e Katia Pizzocaro, figlie del fondatore Paolo; a oggi impiega 28 dipendenti, distribuisce i suoi prodotti in Italia attraverso 137 punti vendita e all’estero con altri 50, di cui due negli Usa (New York e Los Angeles), uno a Mosca e uno a Pechino, vantando ben quattro linee, di cui una personalizzabile.

Scendendo lungo lo Stivale, a Siena si incontra l’atelier di Lucia Boni, che dal 1978 confeziona giacche, cappotti, mantelle e accessori tessuti a mano su un telaio verticale a tensione molto semplice, usando la tecnica dell’arazzo (da cui il payoff dell’azienda, “arazzi da indossare”). Grazie alla lavorazione manuale e a una scelta accurata di tessuti e colori, i capi realizzati sono pezzi unici di pregiata manifattura, vere e proprie opere d’arte sartoriale che negli anni sono state esposte in occasione di importanti eventi e mostre internazionali. Piccola curiosità: nel 1990 Lucia Boni ha collaborato al film di Franco Zeffirelli, Amleto, progettando e realizzando i tessuti per i costumi dei protagonisti.

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Eleganza capitale

Dall’unione tra l’alta moda e il costume per lo spettacolo nasce invece Annamode Costumes. Questo atelier sartoriale si trova a Formello, vicino a Roma, dove intorno alla metà del ‘900 la fondatrice Anna Allegri, allora 25enne, decide di realizzare il suo più grande sogno: confezionare abiti su misura per le signore della borghesia capitolina dell’epoca e, solamente qualche anno dopo, grazie all’intuizione della sorella Teresa, anche per il mondo dello spettacolo. A distanza di oltre 70 anni la cura artigianale resta la stessa degli esordi e oggi, proprio in virtù dell’esperienza ultradecennale, l’atelier può vantare tante prestigiose collaborazioni che vanno dal cinema alla fiction, passando per il teatro e l’opera. Alcuni degli abiti firmati Annamode Costumes sono stati indossati da grandi attrici come Sophia Loren, Gina Lollobrigida, Maria Grazia Cucinotta e Scarlett Johansson.

La sartoria dell’Avvocato

Scendendo ancora più in giù, a Ginosa, in provincia di Taranto, sorge la storica sartoria G. Inglese fondata da Giovanni Inglese e oggi diretta dal figlio Angelo, che porta avanti la tradizione di famiglia, iniziata nel 1955, realizzando camicie e giacche come una volta. Qui la ricetta è sempre la stessa: macchine per cucire come la “mitica” Singer a pedali degli anni ‘60, tanta manualità e un forte radicamento sul territorio. Nonostante le umili origini, la sartoria riconosce da subito l’importanza di far conoscere le sue creazioni anche di fuori dell’Italia rivolgendosi ai mercati esteri. Oltre al Principe inglese William e al regista statunitense Francis Ford Coppola, tra i suoi più illustri clienti annoverava anche l’avvocato Gianni Agnelli, che aveva commissionato diversi capi su misura tra cui un modello di polo-camicia in lino da indossare durante le sue passeggiate a Capri, tuttora disponibile a catalogo.

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Accessori a tutto gas

Ma oltre all’abbigliamento, vanno forte – è proprio il caso di dirlo – anche gli accessori. Ad Armeno, in provincia di Novara, venti persone e quattro soci sono l’asse portante dell’azienda Dal Dosso, nata nel 1974, che progetta e produce i guanti per le principali scuderie di Formula 1. Ma non solo: anche i campioni dello sci Alberto Tomba, Manuela Di Centa e Stefania Belmondo vestivano Dal Dosso, oltre a molti campioni stranieri.

A Modena, invece, dal 1977 l’azienda Schedoni produce pelletteria per grandi case automobilistiche: inizialmente erano valigie in cuoio a concia vegetale prodotte per la Ferrari, mentre oggi la produzione viene coordinata nei colori e nei materiali con gli interni delle auto, siano esse Lamborghini, Pagani, Bentley e Rolls-Royce, tutti clienti di Schedoni.

Un altro esempio di come la provincia italiana abbia conquistato il mondo.

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