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Lifestyle

L’Italia fa shopping all’estero

A cura di The Van  10 Mag 2016 - 09:11

Tante aziende italiane sono state acquisite da multinazionali estere. Ma è vero anche il contrario: basta dare uno sguardo alle recenti acquisizioni di Luxottica, Campari, Amplifon e Ferrero



“Il made in Italy è diventato un'utopia”, si sente ripetere da più parti. Molte aziende italiane, tra cui molti nomi storici, sono in effetti state fagocitate da imprese straniere, che ne hanno preso il controllo. Qualche esempio? Italcementi ormai parla tedesco, visto che lo scorso anno è stata acquistata dal “colosso” teutonico Heidelberg Cement, mentre Parmalat e Gucci sono diventate francesi, inglobate rispettivamente dai gruppi Lactalis e Kering. E anche la milanese Pirelli, lo storico marchio italiano degli pneumatici, è passata ufficialmente nel 2015 nelle mani dei cinesi di ChemChina.   L’eccellenza italiana conquista il mercato Si tratta di un declino irreversibile, quindi? Troppo forti le multinazionali straniere per le nostre aziende? Niente affatto. A far da contraltare a queste dolorose “perdite”, infatti, ci sono tante operazioni che vedono le nostre aziende protagoniste della scena internazionale grazie all’acquisizione di importanti gruppi esteri. Un esempio è Luxottica, leader mondiale indiscusso nel settore dell’occhialeria, che a gennaio 2014 ha rilevato dall’americana WellPoint il sito di e-commerce glasses.com, che si contraddistingue per una particolare tecnologia che consente di provare “virtualmente” gli occhiali sul web.

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A marzo 2014 è stata la volta di Campari, azienda leader nel beverage di marca con sede a Sesto San Giovanni, alle porte di Milano, che ha concluso un affare da 185,6 milioni di dollari canadesi – pari a circa 120,5 milioni di euro – per acquisire il 100% di Forty Creek Distillery, azienda canadese che produce whisky e altri liquori.

Shopping all'estero anche per l'intraprendente Amplifon, gigante nel mercato degli apparecchi acustici, che nell'aprile 2014 ha rilevato il 60% dell’israeliana Medtechnica Orthophone e sette mesi dopo, a novembre, ha messo a segno un altro colpo: l'acquisizione del 51% della brasiliana Direito de Ouvir.

Un 2014 indimenticabile

Ma il colpo più grosso, in termini economici, l’ha piazzato nell'estate 2014 Gtech (ex Lottomatica), che ha acquisito per ben 4,7 miliardi di euro l'americana International Game Technology (Igt), una delle prime compagnie al mondo nel settore dei casinò e del social gaming. Un’operazione, questa, che di fatto consente all'azienda italiana di posizionarsi come leader internazionale del settore del gioco.

L’estate di due anni fa è stata particolarmente prolifica per le aziende italiane: Fincantieri, leader europeo nella cantieristica navale, ha rilevato per 8 milioni di euro la canadese Stx Canada Marine, attiva nel mercato nordamericano del design e dell'ingegneria navale, mentre la veneta Inglass, operativa nel settore degli stampi per l'illuminazione auto, ha investito 25 milioni di euro nell'acquisizione della francese Ermo, specializzata nella produzione di stampi ad alta precisione.

A dicembre, il “colosso” Buzzi Unicem gruppo focalizzato su cemento, calcestruzzo e aggregati naturali – si è regalato l’azienda russa Uralcement, rilevata per 104 milioni di euro. Menzione speciale anche per Ima, multinazionale emiliana del packaging per il cibo, che ha acquisito ben cinque aziende tedesche dal fondo di private equity Odewald: Benhil, Erca, Hassia, Hamba e Gasti, con 8 stabilimenti tra Germania, Francia, Spagna e India e 850 dipendenti.

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Piemonte alla riscossa

Ma se il 2014 è passato alla storia, il 2015 non è stato da meno, con numerosi “colpi” avvenuti in primavera. A maggio l’altoatesina Microtec, produttrice di macchine optoelettroniche per il riconoscimento delle caratteristiche del legno (150 addetti, 23 milioni di fatturato e 100 brevetti registrati), ha acquisito la diretta concorrente svedese WoodEye, diventando di fatto leader a livello mondiale di questa nicchia di mercato. Nello stesso mese le cartiere Fedrigoni sono andate alla conquista del Brasile, aggiudicandosi per 85 milioni di euro il 100% della Arjo Wiggins, monopolista sudamericano della stampa delle banconote.

E nel 2015 si è “svegliato” anche un leader come Ferrero. L’azienda piemontese ha messo sul piatto 157 milioni di euro per rilevare il colosso britannico della cioccolata Thorntons, che porta in dote 308 milioni di fatturato, 3.500 dipendenti e ben 400 punti vendita in Gran Bretagna.

Restando in Piemonte, lo scorso marzo Lavazza, marchio storico del caffè nato a Torino, ha ufficializzato l’acquisizione di Carte Noire, leader in Francia nello stesso mercato. Da capogiro la somma investita: 700 milioni di euro. Ma si è trattato di una mossa strategica accuratamente studiata visto che la Francia è il quinto Paese consumatore di caffè al mondo, e il secondo in Europa.

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