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Lifestyle

Il Belpaese veste lo sport

The Van  27 Ott 2017 - 16:06

Marchi storici e nuovi astri nascenti: le aziende italiane attive nel settore dell’abbigliamento sportivo sfidano i colossi del mercato



L’Italia continua a sfornare “talenti” nell’abbigliamento sportivo. Da Macron a Erreà, passando per Lotto e Diadora, il made in Italy splende sulle maglie di squadre e sulle scarpe degli sportivi in ogni campionato del mondo. Le loro storie parlano di aziende, nate come piccole fabbriche e capaci poi di crescere e internazionalizzarsi. Fino a lanciare un guanto di sfida ai colossi che dominano il settore, come Nike e Adidas.

I nuovi che scendono in campo: Erreà e Macron

Erreà è balzata agli onori della cronaca per le imprese della nazionale islandese a Euro 2016. La maglia della squadra rivelazione dell’evento è stata prodotta dall’azienda nata a San Polo di Torrile (in provincia di Parma) che ha una storia incredibile. Un percorso nato nel 1988 quando un ex calciatore e dirigente sportivo, Angelo Gandolfi, realizza il suo sogno. In pochi anni la sua azienda cresce in modo esponenziale: dalla prima partnership con il Genoa Calcio al debutto all’estero con il Middlesbrough, estendendosi a pallavolo, basket, rugby e altri sport. Oggi Erreà è un gruppo consolidato: nel 2016 ha registrato un fatturato di 53 milioni di euro e conta 150 dipendenti.

Un po’ più in giù, a Crespellano in provincia di Bologna, c’è Macron che dal 1971, anno della fondazione, ha vestito circa trecento squadre in 40 Paesi. L’azienda nasce grazie a Cesare Tugnoli, imprenditore, che agli esordi vende materiale e abbigliamento da baseball per conto terzi. In seguito decide di mettersi in proprio e si avvicina al calcio, diventando sponsor tecnico di diverse squadre, la prima è il Bologna. Tugnoli cede poi l’azienda a Francesco Brugnoli, investitore che per la gestione degli affari punta su Gianluca Pavanello, manager ex McKinsey. Con lui, Macron passa dai 10 milioni di fatturato del 2004 ai 79 milioni del 2016. Decisiva è la partnership con il calcio Napoli, che fa conoscere il marchio a livello internazionale.

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Lotto parte con degli scarponi

Accanto ai nuovi player del mercato, ci sono poi aziende che hanno saputo consolidarsi negli anni. Un esempio di successo è Lotto, le cui origini risalgono al 1973 quando Giovanni Caberlotto si lancia nel business degli scarponi da sci, a Trevignano in provincia di Treviso. Lotto nasce qualche anno dopo quando Giovanni, insieme ai suoi fratelli, sceglie di produrre scarpe da ginnastica per il tennis e poi di espandersi anche nel basket, training, jogging e atletica. L’esordio nel calcio avviene con testimonial d’eccezione: Dino Zoff, Ruud Gullit. Nel frattempo, Giovanni compra il Treviso calcio e lo porta fino in serie B. Successi che terminano con la morte dell’imprenditore. Il tragico evento porta alla cessione dell’azienda, oggi capeggiata da Andrea Tomat. Cambiano gli attori, ma non i numeri: Lotto ha chiuso il 2016 con un fatturato di 280 milioni.

Robe di Kappa porta lo sportswear in Borsa

Altro marchio storico nell’abbigliamento sportivo è Robe di Kappa, le cui origini risalgono al fallimento di uno storico calzificio torinese. All’asta fallimentare, nel 1995, partecipa Marco Boglione, che dell’azienda è stato anche amministratore delegato. Successivamente, si mette in proprio e fonda la Football Sport Merchandise, che produce abbigliamento per squadre di calcio. Dopo aver mostrato le sue capacità imprenditoriali, Boglione vuole una nuova svolta: compra per 21 miliardi di vecchie lire proprio il Calzificio Torinese, proprietario di marchi come Kappa, Robe di Kappa e Jesus Jeans. L’azienda cambia nome, diventa BasicNet SpA ed è quotata in Borsa. Oggi il gruppo opera in 122 mercati del mondo e può contare su un fatturato di 740 milioni di euro nel 2016.

 

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Diadora alla conquista dell’Asia

Tra i marchi di abbigliamento sportivo, Diadora è quello che ha la storia più antica. Nasce nel 1948 su iniziativa di due amici di Caerano (Veneto), Marco Daniele e Rinaldo Menegon. La loro idea è un laboratorio artigianale che produce scarponi da montagna. Diadora diventa in poco tempo leader del mercato. In dieci anni, l’azienda si espande dallo sci a nuovi sport. E ci riesce grazie a una nuova concezione di marketing sportivo: ingaggia come testimonial campioni del calibro di Bjorn Borg, Roberto Bettega e Antonio Cabrini, i primi volti del marchio. Nel 1998 l’azienda viene venduta a Invicta, ma le cose non vanno bene. Diadora sta per sparire dal mercato. Decisivo è l’acquisto da parte della famiglia Moretti Polegato, che controlla il gruppo Geox. Mario Poletti Polegato affida la gestione a suo figlio Enrico, che sa risollevare le sorti del gruppo e lo porta a toccare quota 152 milioni di fatturato nel 2016. Oggi l’Italia resta il mercato preponderante, ma l’azienda di Caerano cerca l’affermazione su altri mercati, come gli Usa e l’Asia.

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