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Interviste

Expo 2015, un'occasione unica per l'agricoltura italiana

06 Mag 2015 - 10:43

Alessandro Rota, 28enne presidente di Coldiretti Milano, Lodi e Monza, racconta perché l'esposizione universale potrà aiutare le imprese agricole del nostro Paese



Largo ai giovani. In Coldiretti, la principale organizzazione degli imprenditori agricoli a livello italiano ed europeo, non è uno slogan fine a se stesso. Dal 2013, anno dell’elezione a presidente nazionale del 34enne Roberto Moncalvo, l’associazione si è data un obiettivo preciso: ringiovanire e trovare nuovi stimoli in vista del 2015, l’anno di Expo, un'occasione unica per l'agricoltura italiana.

Sempre in quest'ottica può essere inquadrata la nomina di Alessandro Rota, 28 anni, a nuovo presidente di Coldiretti Milano, Lodi e Monza. Laureato in ingegneria meccanica, Rota non ha tradito l’amore per la terra assumendo le redini dell’azienda agricola di famiglia a Cassano d’Adda e impegnandosi in prima persona anche a livello istituzionale, come racconta in questa intervista.

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Presidente, quando nasce l’idea di candidarsi alla guida di Coldiretti Milano, Lodi e Monza e mettersi così a disposizione, nonostante la giovane età, del mondo agricolo?

«Già dal 2013 ero delegato provinciale per Giovani Impresa, di fatto il movimento giovanile di Coldiretti. Nei due anni di carica ho imparato a svolgere questo tipo di funzione, totalmente diversa da quella svolta in azienda. Ho capito quanto sia importante rappresentare l’agricoltura e le aziende, difenderle dalla cementificazione e dei vincoli ambientali che rendono il lavoro più difficile».


Quale contributo pensa di dare?

«Lo dirà il tempo. Intanto il nuovo consiglio promette bene, ha un’età media inferiore ai quarant’anni. In un periodo in cui l’agricoltura è stata un po’ messa da parte, può essere utile l’energia di noi giovani per provare a risollevarla».


A proposito, qual è lo stato di salute in Italia dell’agricoltura?

«La situazione è un po’ contraddittoria. Da una parte siamo il Paese con più certificazioni alimentari, più aziende biologiche, con il più elevato valore aggiunto per ettaro di terra e con il maggior numero di dipendenti per ettaro. Ma c’è anche il rovescio della medaglia: la redditività è ai minimi storici e proprio in questi anni stiamo assistendo a una crisi dei consumi di frutta e verdura».

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E nella “sua” area le cose come vanno? Ci dà qualche numero?

«Ci sono oltre 6mila imprese agricole, specializzate soprattutto in zootecnia da carne e da latte, cerealicoltura e floricoltura. Un’area che vanta oltre 400mila maiali, quasi 200mila mucche, in cui ogni anno si producono circa 700mila tonnellate di latte che generano un volume d’affari altissimo».


Come stanno cambiando le aziende agricole in Italia?

«Gli investimenti in innovazione sono in continua crescita. Ma c’è anche chi non ce la fa ed è costretto a chiudere oppure a diversificare. Molti agricoltori stanno trasformando le loro aziende in agriturismi, fattorie sociali oppure si occupano anche della manutenzione del verde. Non basta più andare al mercato e vendere i prodotti della terra…».


Sta sparendo quindi la classica figura del contadino...

«Diciamo che da produttore agricolo si sta trasformando in imprenditore agricolo».


Ma è vero che i giovani si stanno riavvicinando alla terra?

«Le opportunità ci sono nelle aree marginali, quelle abbandonate da chi si spostava in cerca di occupazioni più comode. Ecco, lì c’è un buon ritorno, specie per chi ha la possibilità di accedere a terreni a condizioni vantaggiose. I giovani sembrano essere interessati: apprendo dai giornali che le iscrizioni agli istituti tecnici agrari sono in aumento e io stesso, nella mia azienda, ricevo quotidianamente richieste di ragazzi in cerca di lavoro. A dire il vero, qualche richiesta arriva anche da chi un lavoro ce l'ha, ma vuole sperimentare qualcosa di nuovo».


Expo 2015 si avvicina e non possiamo non parlarne, visto che il tema della manifestazione è “nutrire il pianeta”: sarà un'occasione per portare l'agricoltura al centro dell'attenzione come merita?

«Credo di sì. Più di una vetrina internazionale, considero Expo 2015 una valida opportunità per condividere, e risolvere, i problemi dell’agricoltura italiana. I nostri prodotti sono copiati e contraffatti in tutto il mondo: dobbiamo sfruttare quest’occasione per esaltare l’unicità del made in Italy, rinsaldare ulteriormente il legame esistente tra i prodotti e il territorio da cui nascono. E poi dobbiamo impegnarci a rimettere in discussione tutto il sistema agroalimentare italiano: il consumatore vuole trasparenza e sicurezza. L’etichettatura è il primo passo in questo senso».


C'è tanto da fare, presidente.

«Assolutamente sì: dobbiamo renderci conto che, almeno per i prossimi vent’anni, non ci sarà più un’occasione di questa portata. E le nostre aziende, se vogliono crescere, dovranno sfruttarla al massimo».

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Contenuti a cura di The Van