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Innovation

Startup italiane alla conquista degli USA

The Van  18 Mag 2017 - 17:09

Dal Ces di Las Vegas all’Università di Berkeley le giovani aziende hi-tech del nostro Paese hanno conquistato prestigiosi riconoscimenti. E anche numerosi investimenti



Numeri incoraggianti nell’ultimo trimestre per le startup italiane. Tra gennaio e marzo di quest’anno sono stati infatti investiti in giovani aziende hi-tech circa 46 milioni di euro, il doppio rispetto allo stesso periodo nello scorso anno.
Anche se questi dati non sono ancora sufficienti per avvicinarci ad altri ecosistemi europei più strutturati (come Regno Unito e Germania), ci sono delle realtà che sanno distinguersi in Italia e, soprattutto, a livello internazionale. Sono quelle “poche ma buone” startup che si fanno notare nelle migliori fiere hi-tech del mondo, come il Ces di Las Vegas, svoltosi a gennaio, e salgono sul podio di manifestazioni prestigiose come la Global Social Venture Competition dell’università californiana di Berkeley.

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Eggtronic crea un mondo wireless

Tra gli stand del Ces c’è una startup di Modena che si fa valere. Si chiama Eggtronic e ha raccolto 2,5 milioni di euro tra investitori privati e Smart&Start, l’incentivo per le nuove imprese messo a disposizione da Invitalia, l'Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d'impresa, di proprietà del Ministero dell'Economia. Il Ceo è Igor Spinella, ingegnere meccatronico ed ex ricercatore universitario. Lui e il suo team si sono specializzati nella creazione di sistemi di ricarica wireless per smartphone e per le altre forme di console portatili. Grazie alla tecnologia che hanno brevettato, diversi tipi di oggetti come tavoli, scrivania e perfino le pareti di casa o degli uffici potranno essere utilizzati per ricaricare dispositivi elettronici.
La mission dell’azienda è quella di eliminare tutti i cavi, decuplicare la velocità di ricarica e, soprattutto, far risparmiare alle aziende circa 300 milioni di CO2 all’anno. A oggi Eggtronic ha già ottenuto traguardi importanti, come le partnership di prestigio con aziende come Feligan, Piquadro, Fendi e IDT.

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GPinto: da uno scantinato a McIntosh

A Las Vegas non è passata inosservata nemmeno l’idea di un 33enne napoletano, Giuseppe Pinto. È l’inventore di ON, un prototipo di giradischi che combina elementi tradizionali, come le finiture in legno e le valvole di preamplificazione, con materiali innovativi (piatto rimovibile e manopole in corian e braccio in fibra di carbonio). ON è un oggetto smart che interagisce via bluetooth con qualsiasi dispositivo digitale come smartphone, tablet e pc.
La passione di Pinto per l’elettronica nasce nell’officina di suo nonno a Materdei, storico quartiere di Napoli: è qui che assembla i primi amplificatori quando aveva solo 10 anni. Oggi il suo gioiello hitech si può acquistare in circa 80 Paesi nel mondo in tre versioni (da 100, 250 e 500 watt di potenza) a un prezzo che varia dai 3mila ai 5mila euro. In poco meno di due anni GPinto, questo il nome della startup, ha ottenuto risultati molto incoraggianti, come l’acquisizione da parte di McIntosh Laboratory, nome storico nell’audio si alta gamma.

 

Dalla chat senza roaming alle moto elettriche

A Las Vegas il nostro Paese ha puntato su altre idee innovative per promuovere il Made in Italy hi-tech nel mondo. C’è ChatSim di Manuele Zanella, una sim che consente di utilizzare le app di messaggistica (come Whatsapp, Messenger e affini) in tutto il mondo senza doversi preoccupare del roaming (2 milioni di finanziamento e 250mila sim distribuite a gennaio 2017).

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C’è chi sale sul podio in California

Da Las Vegas alla California sono pochi chilometri. È qui che una startup italiana è salita sul podio di una delle più importanti competizioni internazionali per startup a “elevato impatto sociale”. Si chiama Biovecblock ed è arrivata terza alla GSVC, Global Social Venture Competition, organizzata dall’Università di Berkeley. Il team di ricerca, capitanato da Claudia Damiani, ha sviluppato un biocida che combatte le malattie trasmesse dalle zanzare come la malaria, la dengue e la zika. L’idea, già vincitrice del Premio Marzotto e del Premio Nazionale dell’Innovazione, punta a risolvere un grave problema umanitario: ogni anno, infatti, le zanzare causano il decesso di 1,2 milioni di persone nel mondo.